mercoledì, Settembre 22

La CIA e i giornalisti comprati Giornalismo come arma

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Nel 2014, il noto giornalista (per la ‘Frankfurter Allgemeine Zeitung’), membro della Konrad Adenauer Foundation e docente universitario Udo Ulfkotte è salito agli onori della cronaca per aver ammesso ai microfoni dell’emittente ‘Russia Today’ di esser stato per anni alle dipendenze della Cia con l’incarico di promuovere l’immagine degli Stati Uniti in Germania.

Lo stesso Ulfkotte ha rivelato che centinaia di giornalisti e lobbisti suoi compatrioti lavorano alle dipendenze della Cia, «attraverso organizzazioni come l’Aspen Institute, la Commissione Trilaterale, la German Marshall Foundation e l’American Council, le quali influenzano l’opinione pubblica mediante una propaganda mirata». Ulfkotte, che ha sviluppato la tesi in un libro intitolato Gekaufte Journalisten (‘Giornalisti comprati’), ha dichiarato testualmente: «sono stato giornalista per circa 25 anni, e sono stato istruito a mentire, tradire e a non dire la verità al pubblico. Ma vedendo il mese scorso come i media tedeschi e statunitensi cercano di presentare la guerra alla gente in Europa, d’istigare la guerra alla Russia, si è nel punto di non ritorno. Ho intenzione di oppormi e dire: non è giusto quello che ho fatto in passato, manipolare le persone; fare propaganda contro la Russia; e non è giusto quello che i miei colleghi fanno e hanno fatto in passato, perché sono corrotti per tradire le persone non solo in Germania, ma in tutta Europa. Se vedete i media tedeschi, in particolare i miei colleghi che giorno per giorno scrivono contro i russi; (questi giornalisti) aderiscono ad organizzazioni transatlantiche, e sono sostenuti dagli Stati Uniti. Gente come me […]. Sono stato aiutato dalla Cia. Perché? Perché sono filo-americano. Sono stufo; non voglio farlo più, e così ho appena scritto un libro, non per guadagnare soldi, ma per dare alle persone di questo Paese, la Germania, di Europa e del mondo solo un assaggio di ciò che accade dietro le quinte».

La storia di Ulfkotte accende i riflettori su una realtà non nuova, che rimanda al ruolo cruciale dei media come strumenti utili a indirizzare l’opinione pubblica nelle direzioni volute e getta un’ombra lunga sull’autenticità di ciò che si legge e si ascolta dai principali organi di informazione. Specialmente ora che la congiuntura storica e geopolitica appare contrassegnata da un elevato livello di conflittualità concentrato in aree strategicamente fondamentali come l’Ucraina e il Medio Oriente.

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