giovedì, Maggio 6

La Chiesa, la Moschea e la laicità Lo storico accordo per la Moschea nel Polo Universitario fiorentino solleva il dibattito su Universitas e laicità

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Sommersa dall’ ondata di news vere e false dilagate sui media nel periodo prenatalizio, ve n’è una che merita una qualche riflessione. Gli stessi protagonisti l’hanno definita d’importanza storica. Se lo è davvero lo vedremo più avanti: essa riguarda l’accordo sottoscritto in una sala del Comune di Sesto Fiorentino tra i massimi rappresentanti di quattro istituzioni: Arcidiocesi di Firenze, Comunità Islamica, Università e Comune di Sesto per la costruzione di una Moschea in un’area ceduta dalla  Curia  alla Comunità Islamica  e  una assai più piccola dall’Università alla Curia. Una partita di giro virtuosa, che si muove nell’ ottica di favorire  il  dialogo  e la una collaborazione fra laici e credenti, fra istituzioni e comunità religiose, in uno spirito costruttivo e di pace. Eppure, non sono mancate  voci dissenzienti,  in nome della laicità, come quelle dei due rappresentanti degli studenti al momento del voto del Consiglio di Amministrazione dell’Università.

Ma cosa significa oggi essere laici?  Il tema, che ogni tanto si ripropone nel dibattito politico e culturale in Italia ( e non solo), dai tempi  della Costituente, per attenersi alla nostra storia recente, merita una puntualizzazione. Cosa che il prof.Luigi Dei, Rettore dell’Università di Firenze, si è sentito in dovere di fare per consentire l’avvio di un percorso  che non si sarebbe potuto intraprendere senza  l’impegno dell’Università. “L’Università “– afferma il prof.Dei –  “è per sua natura luogo di dialogo, apertura, confronto, tolleranza, rispetto di tutte le idee, credo religiosi e opinioni. Ed è quindi, per definizione, laica. Laica, perché crede nell’uomo come valore positivo e quindi nella sua capacità di autodeterminarsi, sulla base dei principi illuministici della libertà, dell’uguaglianza e della fratellanza. Laica, perché ritiene di poter e dovere garantire incondizionatamente l’altrui libertà di scelta e di azione, rispetto a chi, invece, ritiene di dover limitare la libertà secondo gli ammaestramenti dell’autorità di un credo religioso. Laica, perché crede profondamente nella tolleranza, la quale si basa sul principio che il dialogo, anche puntigliosamente dialettico, è condizione indispensabile per un cammino di progresso civile. Laica perché riesce a fondere ed equilibrare i principi di identità e alterità. Laica perché antidogmatica. Antidogmatica, perché riesce a discernere che cedere un proprio terreno per l’eventuale edificazione di un luogo di culto di una religione, affinché si realizzi un dialogo interreligioso, interculturale e interetnico senza precedenti con l’edificazione certa di un luogo di culto di un’altra religione a pochi metri di distanza, non è contravvenire al principio di non privilegiare alcuna religione, bensì partecipare a un’operazione che finalmente garantirà uno dei diritti fondamentali previsti da uno Stato laico, appunto, ossia quello di culto“.

E’ in base a questa idea di laicità, e di quello che deve essere il rapporto tra  Universitas e laicità, che si è potuti giungere ad un accordo che i rappresentanti delle due Comunità religiose, Cattolica e islamica hanno definito storico. Ma tecnicamente in  cosa consiste quest’accordo?  Nella cessione da parte della Diocesi  fiorentina di un appezzamento di terreno di 8.300 metri quadrati alla Comunità islamica per la edificazione di una Moschea e di un centro di cultura islamica per la cifra di 700 mila euro e della cessione da parte dell’Università di un’area di 2500 metri quadrati all’Arcidiocesi fiorentina per la realizzazione, non a breve tempo,  di un luogo liturgico.

L’area interessata dall’ operazione è attigua del Polo Universitario  Scientifico e Tecnologico di Sesto Fiorentino, lungo la via Pasolini. La comunità islamica di Sesto conta circa 1500 fedeli. Il protocollo d’intesa è stato sottoscritto  alla vigilia del Natale,  dal Sindaco di Sesto F. Lorenzo Falchi, dal Rettore dell’Università di Firenze  prof. Luigi Dei, dall’Arcivescovo Cardinale Giuseppe Betori e dal  rapprese tante della Comunità Islamica che è anche presidente dell’UCOI (Comunità Islamiche italiane) Izzedin Elzir.  Secondo il Sindaco Lorenzo Falchi, con questa operazione il territorio di Sesto si   arricchirà di un edificio di grande valore culturale e architettonico, realizzato attraverso un concorso di idee sul quale vigilerà un Comitato appositamente costituito, per garantire trasparenza e coinvolgimento della comunità sestese.

“Tutto questo avverrà” – dice –  “senza alcun contributo economico da parte del Comune di Sesto Fiorentino, con ricadute positive per l’area circostante che si arricchirà di una nuova grande piazza, di servizi per i residenti e di spazi per la collettività. Da qui, da Sesto, lanciamo la nostra sfida al mondo, per battere la marea crescente dell’intolleranza, della paura, dei fascismi, dell’odio”. Del resto, precisa, quell’area era già destinata al culto.

Per il Cardinale Betori, questa soluzione risponde alla sua idea di realizzare luoghi di culto laddove esistono comunità religiose, piuttosto che grandi moschee. «Un accordo storico» –lo definisce – «anche se in realtà una collaborazione fra religioni, specie quando sono le più importanti di un territorio, dovrebbe essere normale .In passato» –  ha aggiunto – «sono stato insultato per aver detto che a Firenze era meglio costruire non una sola grande moschea, ma più d’unaMa tengo molto a dire che  il mio operato è in linea con il Concilio Vaticano II  e con i principi sanciti dalla Costituzione».

Soddisfatto anche Izzedin Elzir. «Ci troviamo di fronte ad un passo storico, è la prima volta che  un atto del genere  viene sottoscritto in Italia,  ma questa sarà la Moschea di Sesto. Noi continuiamo a cercare un luogo per realizzare la Moschea di Firenze. Abbiamo una Moschea a Campi Bisenzio, una a Borgo San Lorenzo ma anche i fratelli di Sesto Fiorentino ne hanno bisogno». Per quanto riguarda il territorio fiorentino la ricerca di un luogo adatto continua: sono una trentina i terreni visionati dai tecnici della Comunità islamica e indicati dalla cittadinanza,  che Elzir ringrazia. L’attuale sede  nel popolare quartiere di S.Croce non è capace di contenere la folla dei fedeli, costretti spesso a pregare sui marciapiedi, con  disagio dei passanti e degli abitanti della zona .Ma  Elzir conta di indicare al Sindaco Dario Nardella una o più soluzioni accettabili entro primavera. Intanto, si va avanti con Sesto.

Ma le obiezioni a questa operazione non  sono solo quelle espresse dai due rappresentanti degli  studenti nel Consiglio di Amministrazione,  ben altre e più vigorose sono arrivate da destra.  Realizzare una moschea in una proprietà della diocesi è un raggiro a danno degli abitanti di Sesto Fiorentino: fino a ieri sapevano – afferma Giovanni Donzelli, capogruppo di Fratelli d’Italia al Consiglio regionale – che quei terreni sarebbero stati utilizzati per il culto cattolico e invece tutto a un tratto scoprono che lì ne sarà realizzato uno islamico senza che i cittadini siano stati interpellati. E’ un brutto trucco di magia che ha trasformato una chiesa in una moschea. Da cattolico – conclude Donzelli – mi aspetterei che la Chiesa si preoccupasse di tutelare gli interessi dei cristiani, piuttosto che favorire la costruzione di nuove moschee a scatola chiusa. Mentre la polemica continua, fra legittime obiezioni e pesanti strumentalizzazioni, è ancora il  Rettore  Luigi Dei  a pronunziare parole misurate, ispirate a saggezza, ed a riaffermare il valore della scelta compiuta dall’Università nel segno di una autentica laicità di pensiero e di comportamento:  l’Università, grazie al ruolo che ha rivestito in questo accordo, contribuirà a rendere sempre più laica una porzione di territorio. Se si accresce la laicità della zona contigua al Polo Universitario Scientifico-Tecnologico di Sesto Fiorentino, l’Università, anche se per alcuni paradossalmente, diventa ancora più laica. Se l’Università, invocando un concetto astratto e dogmatico di laicità, avesse rifiutato la cessione di quel terreno all’Arcidiocesi, vanificando così i termini dell’accordo, non avrebbe contribuito alla realizzazione di un principio forte di laicità, ossia la possibilità che numerosi cittadini di fede islamica esercitassero la loro libertà di culto. Insomma, sarebbe stata forse più laica nella astrattezza dogmatica della forma, assai meno laica nella concretezza della sua azione.

 

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