sabato, Settembre 18

La Chiesa in dialogo con il mondo ebraico field_506ffb1d3dbe2

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Chiesa e mondo ebraico tornano a dialogare e lo fanno all’ombra di uno dei documenti più noti del Concilio Ecumenico Vaticano II: la dichiarazione ‘Nostra Aetate’, approvata il 15 ottobre 1965 con 2221 voti favorevoli, 88 contrari, 2 placet iuxta modum e un voto nullo; tra il popolo del Nuovo Testamento e la discendenza di Abramo, Mosè e i profeti, la Chiesa sancisce solennemente il legame spirituale, condannando ogni forma di persecuzione e di antisemitismo. Si legge nel documento conciliare: «Se autorità ebraiche con i propri seguaci si sono adoperate per la morte di Cristo, tuttavia quanto è stato commesso durante la sua passione non può essere imputato né indistintamente a tutti gli ebrei allora viventi, né agli ebrei del nostro tempo. E se è vero che la Chiesa è il nuovo popolo di Dio, gli ebrei tuttavia non devono essere presentati come rigettati da Dio, né come maledetti, quasi che ciò scaturisse dalla sacra Scrittura»; in più di un’occasione Papa Francesco, ricordando questo frutto straordinario del Vaticano II, che gettò ponti anche tra la Chiesa e l’ateismo, l’induismo, il buddhismo e la religione musulmana, ha affermato che tutti cristiani hanno radici ebraiche.

Recentemente è stato presentato il nuovo documento della Commissione per i rapporti religiosi con l’Ebraismo dal titolo ‘Perché i doni e la chiamata di Dio sono irrevocabili (Rm 11,29). Riflessioni su questioni teologiche attinenti alle relazioni cattolico-ebraiche in occasione del 50º Anniversario di Nostra Aetate (n. 4)’. Su tutto emerge il carattere esplicitamente teologico di questo documento di studio, il cui scopo consiste nell’intensificare il dialogo interreligioso: non è un documento ufficiale del Magistero della Chiesa cattolica; amplia e riprendere i principi teologici della dichiarazione conciliare; ricorda espressamente le radici ebraiche di Gesù e dei suoi primi discepoli, segnati dalla tradizione del loro tempo; pone all’attenzione del mondo inedite e suggestive questioni legate non solo a ciò che unisce, ma anche e soprattutto ai caratteri distintivi di entrambe le religioni, tanto da portare il cardinale Kurt Koch, Presidente della Commissione per i Rapporti Religiosi con l’Ebraismo, a definire spinose alcune delle questioni affrontate da questo nuovo documento, sottolineando la necessità di compiere, in relazione a ciò, ulteriori approfondimenti e riflessioni.

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