martedì, Gennaio 25

La Cavalcata dei Magi e l’arte di Benozzo Gozzoli Una Mostra a Palazzo Medici Riccardi consente una full immersion nel capolavoro del Maestro del Rinascimento a 600 anni dalla nascita. Ma il corteo celebra non i saggi venuti da Oriente, bensì il lusso e il potere mediceo

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Quello della Cappella dei Magi di Benozzo Gozzoli è considerato il più celebre ciclo di affreschi dedicato a quella singolare ‘apparizione’ citata nelle sacre scritture che si festeggia fra pochi giorni: l’Epifania, che in greco  significa, appunto, ‘apparizione’ e che  nel tempo si è caricata di diversi significati, tra i quali il più diffuso è quello del dono  da fare ai piccoli (e anche ai grandi). Se le scritture si limitano a parlare di ‘alcuni magi’ venuti da Oriente, per risalire ai nomi dei Re Magi, bisogna ricorrere al Vangelo dell’Infanzia Armeno, dunque apocrifo ;ed eretico), il quale individuava nei  misteriosi personaggi tre fratelli, Melkon, Balthasar e Gaspar i quali  regnavano  su persiani, indiani e arabi.  

L’ipotesi più accreditata è che si trattasse di tre saggi, sacerdoti e astrologi, probabilmente legati al culto di Zoroastro, che si sarebbero messi in viaggio sicuri che una figura regale sarebbe nata in quel periodo in Israele e che questo avrebbe dato il via ad una nuova era di umanità e di giustizia. Una particolare congiunzione stellare  avrebbe segnalato loro il cammino da seguire. Una storia suggestiva, affascinante, misteriosa la loro, sulla quale ha detto la sua anche Papa Ratzinger, secondo il quale si tratterebbe di “appartenenti alla casta sacerdotale  persiana, forse astronomi, sapienti venuti dall’Oriente.”  

Ma non è la loro presenza, che pure dà il nome all’intero ciclo di affreschi, che il grande artista  toscano, di cui si  sono  celebrati  i 600 anni dalla nascita (sarebbe nato a Scandicci, alle porte di Firenze, nel 1421), intendeva esaltare; quanto piuttosto celebrare il potere mediceo, la forza la solennità e la sontuosità delle vesti indossate durante la cavalcata verso il Cristo, appena nato, magistralmente descritto nell’Adorazione del Bambino Gesù da Filippo Lippi sull’altare. In quest‘opera del Gozzoli risaltano tanto la sua maestria nella tecnica pittorica murale quanto la finezza esecutiva nel rendere i paesaggi, i personaggi, i dettagli, che intrecciano storia sacra, atmosfera fiabesca e attualità contemporanea. Ebbene, una Mostra inaugurata dal 16 dicembre scorso e aperta fino al 10 marzo del 2022, dal titolo ‘Benozzo Gozzoli e la Cappella dei Magi’, promossa da Città Metropolitana di Firenze, organizzata da MUS.E e curata di Serena Nocentini e Valentina Zucchi, consente non soltanto una full immersionnel capolavoro di questo Maestro delRinascimento, ma anche nella storia del Palazzo, casa medicea per un certo periodo e al rapporto dell’artista con gli stessi Medici, da Cosimo il Vecchio a Lorenzo il Magnifico, e con il territorio nel quale ha operato.

“Quale miglior luogo per celebrare il seicentenario della presunta nascita di Benozzo Gozzoli?” – affermano le curatrici della mostra Valentina Zucchi e Serena Nocentini – “Palazzo Medici conserva uno dei capolavori del Rinascimento, la Cappella dei Magi, appunto, commissionata dalla prestigiosa famiglia che, con quest’opera, ha legato per sempre il suo nome a Firenze e nella quale si fondono anche le abilità di Benozzo: la cura per ogni minimo dettaglio, dai preziosi gioielli ai ricchi damaschi, dalle bardature dei cavalli agli alberi carichi di frutta, dai prati fioriti al variopinto piumaggio degli uccelli. Una piccola ma significativa esposizione accompagna i nostri ospiti in questo mondo fiabesco e decorativo, caratteristico dell’artista, che ha reso la sua pittura ricca di particolare fascino. Le opere reali presenti dialogano con i linguaggi multimediali, invitando lo spettatore a scoprire particolari di intensa e poetica realtà.”  

Che si tratti di una Mostra del tutto speciale, che si avvale di creazioni multimediali e di prestigiosi prestiti di importanti musei internazionali, è dimostrato dalle reazioni positive del pubblico, accompagnato in questa sua visita all’interno di Palazzo Medici Riccardi, nella centralissima via Cavour a Firenze,  che vanta altre opere d’arte, tra le quali il cortile di Michelozzo e la Sala di Luca Giordano. Ma il gioiello è proprio l’affresco che si snoda su tre pareti dedicato ai Medici, raffigurati nella Cavalcata dei Magi. Ma prima di abbandonarsi all’intreccio fra opere originali e creazioni multimediali, cerchiamo di saperne  di più su questo grande artista.  

Nato tra il 1420 e il 1421, da una famiglia originaria del piviere di Settimo, (Scandicci)  quindi del contado fiorentino, ma stabilitasi a Firenze ( il nonno di Benozzo abitava in Oltrarno, presso Santa Maria del Carmine), i primi passi il giovane Benozzo li muove al fianco del padre, di professione ‘farsettaio’ (sarto specializzato nella realizzazione di un giubbotto imbottito)    sviluppando una particolare sensibilità visiva e tattile nei confronti delle stoffe e dei tessuti decorati. Contemporaneamente viene avviato alla pittura. Il primo documento in cui si firma ‘pictor’, pittore, è il contratto che nel 1444 lo impegna per tre anni come aiuto del Ghiberti nell’esecuzione della porta est del battistero fiorentino. Ma aveva già efficacemente lavorato al fianco del Beato Angelico: si suppone fosse suo aiuto durante i lavori (1438-1443) nel convento di San Marco a Firenze. Seguendo l’Angelico,  lo troviamo poi a Roma in Vaticano e a Orvieto, quindi in Umbria, dove ottiene la commissione di numerose opere ( tra le quali il ciclo affrescato per la chiesa di San Francesco a Montefalco), a Viterbo, nuovamente a Roma in occasione delle celebrazioni per la nomina di papa Pio II nell’ottobre 1458. Il ritorno a Firenze si ha sicuramente nel 1459, quando intraprende la prestigiosa opera della Cappella dei Magi in Palazzo Medici e risponde ad altre importanti committenze; in questo periodo abita con la famiglia in via del Cocomero (attuale via Ricasoli) e qui probabilmente tiene anche la sua bottega. Riconosciuto e apprezzato, dopo un quinquennio fiorentino, si sposta nel 1464 a San Gimignano, per il ciclo della chiesa di Sant’Agostino e ulteriori lavori pubblici e privati nella zona, mentre dal 1468 ottiene il rilevantissimo incarico di eseguire in fresco le Storie dell’Antico Testamento sulla parete settentrionale del Campo Santo di Pisa. Dove vi resta per molti anni, circondato da grande notorietà e attivo in altri numerosi interventi del territorio. Un nuovo rientro a Firenze si ha nel 1495, in pieno clima savonaroliano.  

Per quanto riguarda il suo capolavoro, che ci restituisce il clima ( e gli sfarzi) della Firenze di metà Quattrocento, v’è da aggiungere che il soggetto principale della Cavalcata dei Magi, fu concordato direttamente con Cosimo il Vecchio. Sia per evocare le sfilate promosse dai Medici per le strade di Firenze, il giorno dell’Epifania, vestiti da Re Magi. E, quindi, per per celebrare il lustro, la ricchezza, la potenza e il potere di quella famiglia, che garantiva il buon governo della Repubblica fiorentina; che per celebrare un evento che aveva dato lustro alla famiglia Medici, ossia il Concilio ecumenico (1438-39) che da Ferrara si era trasferito a Firenze con l’intento (poi fallito) di riunificare la Chiesa latina con quella bizantina e soprattutto per impedire la conquista di Costantinopoli da parte del Sultano Maometto II, che fece invece cadere la città nel 1453.

I personaggi procedono  a partire dalla parete di destra e le loro sembianze sono quelle dei contemporanei,  ogni Re Magio occupa una parete ed è rappresentato secondo la tradizione: Gasparre, il più giovane, è in abito bianco, Baldassarre, più maturo e dalla pelle scura, è vestito di verde,  Melchiorre, il più anziano in testa al corteo, è in rosso. Il paesaggio, è fiabesco, ricco  dicastelli, piante, animali e scene di caccia. Si riconoscono vari componenti della famiglia Medici e della corte medicea, Gasparre  ( parete destra) è identificato con Lorenzo il Magnifico , sebbene poco somigliante e assai idealizzato; dietro di lui seguono Piero il Gottoso e Cosimo il Vecchio (padre e nonno di Lorenzo), quest’ultimo a cavallo di una mula. Nel corteo anche duedignitari italiani, Sigismondo Malatesta e Galeazzo Maria Sforza, signori di Rimini e di Milano, ospitati dai Medici. Si riconoscono anche il filosofo Marsilio Ficino, l’umanista Cristoforo Landino, il poeta Luigi Pulcilo stesso Benozzo, dal cappello rosso con firma (Opus Benotii) che guarda verso lo spettatore. In terza fila sfilano alcuni noti dignitari bizantini dalla lunga barba. Altro personaggio illustre  con un berretto rosso e un fregio decorato in oro è Enea Silvio Piccolomini,ossia papa Pio II. Che Benozzo fosse strettamente legato ai Medici è dimostrato dal fatto che  in una lettera indirizzata a  Lorenzo Medici del 1467,  si definisce «vostro e della vostra chasa».

L’allestimento museografico, firmato da Luigi Cupellini, dà risalto ai dipinti e ai disegni concessi in prestito da prestigiose istituzioni museali nazionali e internazionali, che integrano il racconto.Fra i dipinti in mostra, la Madonna del Baldacchino con angeli (National Gallery, London), il Matrimonio mistico di Santa Caterina, Pietà con san Giovanni Evangelista e Maria Maddalena, Sant’Antonio Abate e Sant’Egidio (Museo di San Marco, Firenze), il Pilastrino con San Bartolomeo, San Giovanni Battista, San Giacomo Maggiore, cui fa da controcanto il Pilastrino speculare attribuito a Domenico di Michelino (Galleria dell’Accademia, Firenze) e la Pala della Sapienza Nuova (Galleria Nazionale dell’Umbria, Perugia) e la Madonna dell’umiltà fra sant’Andrea e san Prospero e due angeli (Arcidiocesi di Siena, Colle Val d’Elsa e Montalcino, esposta nel Museo Civico di San Gimignano).

A questi si affianca una rosa di disegni dell’artista e della sua bottega riconducibili agli anni fiorentini, in prestito da Uffizi di Firenze, Gallerie dell’Accademia di Venezia, dal Musée du Louvre di Parigi, che consentono di approfondire l’attività grafica dell’artista e la sua capacità nella resa della figura umana. Il percorso espositivo  è  corredato da una serie di supporti filmici d’autore, a cura di Art Media Studio. Inoltre,  per tutto il periodo dell’esposizione è previsto inoltre un calendario di visite, , di conferenze, di attività e di laboratoririvolti alle diverse tipologie di pubblico, che vedranno nella festa dell’Epifania, fortemente connessa con l’iconografia della Cappella, un momento di particolare rilievo. Fra questi l’atelier d’arte di doratura per le scuole e per le famiglie, che consentirà di sperimentare in prima persona i processi e le potenzialità della tecnica, ispirandosi ai meravigliosi angeli della Cappella dei Magi. 

“La Cappella dei Magi – dichiara Letizia Perini, Consigliera delegata alla cultura della Città Metropolitana di Firenze – è un gioiello incastonato tra le mura nobili di Palazzo Medici Riccardi. Onorare la memoria di Benozzo Gozzoli che vi ha celebrato, anche simbolicamente, la grandezza dei Medici nel contesto del Concilio di Firenze, è ripercorrere un itinerario di bellezza e di storia di cui siamo custodi e promotori”.

Dunque, la Mostra è un’occasione non solo per  far meglio conoscere un artista che non gode presso il grande pubblico della fama che invece illumina la vita e le opere degli altri grandi della Firenze del suo tempo, ma anche per alzare il sipario sul periodo  più luminoso del Quattrocento fiorentino, prima che la città ‘più dotta e più colta fra le italiane, fosse investita e percorsa da quei fermenti di religiosità e animosità popolare,  che culmineranno nella veemente predicazione savonaroliana, per vivezza e violenza del linguaggio, che segneranno la caduta dell’oligarchia e la nascita di quella  repubblica “universale” di quella riforma integrale nel nome di  Cristo Re, che attrarrà religiosi, popolo e anche intellettuali. Ma che ebbe la durata di 4 anni. Culminati, per un insieme di fattori avversi, nella vertiginosa caduta del frate riformatore, arrestato, impiccato e arso sul rogo il 22 maggio del 1498 in piazza della Signoria. Ma Benozzo, aveva già lasciato la vita terrena (il 4 ottobre 1497)  a 76 anni, in quel di Pistoia. Ma qui si apre un altro capitolo della storia di Firenze, che altri eventi culturali  ciconsentiranno di tratteggiare.

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