giovedì, Ottobre 21

La Catalogna e l'indipendenza: quali prospettive?

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Per meglio chiarire la situazione politica e legale in Catalogna dopo le ultime elezioni e valutare le prossime mosse che i partiti politici regionali catalani e il Governo della Nazione intendono fare, abbiamo parlato con Jesús Miguel López Nieto, autorevole giurista e Dottore in Legge, nonché professore presso l’Università Francisco de Vitoria (Madrid). Ecco cosa ci ha detto.

 

Si può avviare un processo indipendentista con una maggioranza di seggi ma con solo il 48% dei voti in alcune elezioni?

Secondo il mio punto di vista, per poter dare il via a un processo con queste caratteristiche, è necessario valutare non solo il numero di seggi ottenuti ma anche il numero di voti. I risultati elettorali ottenuti dalle differenti candidature catalane parlano chiaro: il numero totale di voti espressi è stato pari a 4.115.807 (ovvero il 77,44% del corpo elettorale); Junts pel Sì (Uniti per il Sì JxS) ha ottenuto 1.620.973 voti (ovvero il 39,54%) e la CUP (Candidatura d’Unitat Popular Candidatura di Unità Popolare) 336.375 voti (ovvero l’8%). Ciò significa che entrambe le forze politiche hanno ottenuto un totale di 1.957.348 voti. Pertanto, pare che la società catalana si sia chiaramente e concretamente espressa contro il processo indipendentista nonostante sia stata ottenuta la maggioranza dei seggi, e ciò è dovuto alle peculiarità di calcolo della legge elettorale. Quindi, mi pare di capire che non esista sufficiente legittimità per avviare un processo indipendentista.

 

Può bastare il desiderio indipendentista affinché ideologie politiche tanto diverse come quelle del partito CiU (Convèrgencia y Unió Convergenza e Unione) e CUP giungano a un accordo per il governo in Catalogna?

È necessario fare una precisazione: la CiU è una federazione di partiti che si è sciolta quest’anno: Convergencia Democrática de Cataluña (Convergenza Democratica di Catalogna, Cdc) con Artur Mas e Unión Democrática de Cataluña (Unione Democratica di Catalogna, Udc) con Josep Antoni Durán i Lleida hanno intrapreso strade diverse. In questo senso, Convergenza Democratica di Catalogna ha concorso alle elezioni in coalizione con Esquerra Republicana de Catalunya (Sinistra Repubblicana di Catalogna Erc), Demócratas de Cataluña (Democratici di Catalogna Dc) e Moviment d’Esquerres (Movimento di Sinistra Ms), formando Junts pel Si. Dal canto suo, il partito di Durán i Lleida (Unión Democrática de Cataluña) non ha ottenuto alcuna rappresentanza in queste elezioni.

Per quanto riguarda la domanda precedente, ritengo che non basti solo volere l’indipendenza affinché JxS e la CUP si mettano d’accordo a qualunque costo. Sicuramente il gioco democratico rende possibile la comprensione tra candidature, indipendentemente dal partito; tuttavia, ci troviamo dinnanzi a un problema: la possibile truffa a danno degli elettori di JxS, in quanto si tratta di due schieramenti politici molto diversi dal punto di vista dell’ideologia, e non ha senso che la formazione di Governo dipenda da un partito che ha ottenuto solo l’8% dei voti.

 

Il rifiuto di Mas come Presidente da parte della CUP è forse una dimostrazione del fatto che in realtà queste due fazioni non si comprendono? Come si possono stabilire regole di gioco con un partito antisistema? Come si può concordare con le norme di un parlamento catalano la cui formazione non crede nelle stesse norme del parlamento catalano?

Mi riallaccio alla risposta precedente. Non si capisce che la chiave del Governo catalano è nelle mani di quell’8% di suffragi espressi dal 77,44% del corpo elettorale. Secondo me l’atteggiamento della CUP fa sì che ci troviamo difronte a una dimostrazione dell’irresponsabilità di Artur Mas, il quale, pur di essere il Presidente della Generalitat, è capace di piegarsi al volere della CUP. A maggior ragione se questo partito è antisistema. Tutto ciò è indice del poco rispetto che si ha nei confronti dei risultati elettorali, che parlano contro l’indipendenza.

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