martedì, Ottobre 19

La Catalogna ad una settimana dal voto: la situazione Intervista al prof. Alfonso Botti dell’Università di Modena e Reggio Emilia e alla prof.ssa Teresa Verge Mestre dell’Università Pompeu Fabra di Barcellona

0
1 2


Questo fronte, unito ma, momentaneamente, diviso dovrà fare i conti con chi di questa indipendenza non vuole proprio sentire parlare. Il partito che sembra più in rampa di lancio fra gli unionisti è Ciudadanos (Ciutadans, in catalano), guidato da Inés Arrimadas, capo dell’opposizione nella Generalitat catalana e strenua sostenitrice dell’unità della Spagna. Stando ai sondaggi, il partito arancione è quello che ha guadagnato di più rispetto alle elezioni del 2015 e, con ogni probabilità, sarà quello che guiderà il cosiddetto fronte costituzionalista, composto insieme al Partido Popular (il Partito Popolare, PP, del Presidente spagnolo Mariano Rajoy) e il Partido Socialista de Cataloña (PSC).

Il partito di Arrimadas è stato, tramite il suo leader nazionale Alberto Rivera (anch’egli catalano) il più strenuo sostenitore dell’applicazione dell’articolo155, che ha esautorato il Governo catalano, accusato di minare la stabilità del Paese: non a caso, uno dei punti fondanti Ciudadanos è stato proprio la lotta all’indipendentismo. Ma Botti ci suggerisce di rifuggire ogni tentazione di semplificare il quadro politico catalano, dividendolo in due blocchi: “Non si può parlare di due blocchi. È vero che ci sono indipendentisti e partiti che si rifanno alla Costituzione, ma è vero che il Partito Socialista rischia un ulteriore crollo se continua a rimanere allineato alle posizioni dei Popolari. Ha cercato di smarcarsi, parlando della necessità di avviare una riforma costituzionale: il PP ha concesso la disponibilità, ma non credo voglia e possa andare a fondo, come invece è necessario ai socialisti. Non sono due blocchi perché c’è Podemos (tramite la lista Catalunya en Comù), che non è in crescita, perché pagherebbe l’ambiguità di aver detto una cosa in Spagna e una in Catalogna, ma rappresenta una percentuale non indifferente dell’elettorato spagnolo e catalano, e si è schierato fin dall’inizio su una posizione di dialogo e per la necessità di una riforma costituzionale seria”.

Concorda Verge, sottolineando la posizione della lista En Comù: Le posizioni dei partiti che si rifanno alla Costituzione sono troppo diverse fra loro, affinché si possa considerarle come parte di un blocco omogeneo. Le differenze che ci sono fra queste sono simili a quelle che separano i vari partiti del fronte indipendentista. La presenza di una lista, al di fuori di questi due fronti, come En Comù, inoltre, potrebbe risultare decisiva, specialmente se i partiti del fronte indipendentista non dovessero ottenere la maggioranza assoluta dei seggi. I sondaggi non sono chiari in merito, per cui non si può ipotizzare alcun risultato certo. Tuttavia, la presenza di una lista come En Comù scongiura il rischio di un pareggio alle elezioni, non ponendosi, questa, da nessuna delle due parti”.

L’atmosfera che si respira in questi giorni a Barcellona non è delle più facili, benché le tensioni ancora presenti non siano forti come quelle a ridosso del referendum e della proclamazione del 27 ottobre. Il clima è quello di una perenne mobilitazione, che va ormai avanti da mesi, se non da anni, se si considerano le elezioni del 2015 (con l’elezione di Puigdemont) come il punto di partenza di quella catena di eventi che hanno portato alla situazione odierna. A una settimana dalle elezioni, comunque, la situazione è ancora tesa, come ci racconta Verge, particolarmente critica alcune scelte che non fanno altro che acuire le tensioni: “Si vive una situazione di scarsa normalità democratica, in cui abbiamo due leader di partito rispettivamente in carcere (Junqueras) o in esilio (Puigdemont), in cui vengono esercitate coercizioni ai mezzi di comunicazione pubblici, dove vigono degli assurdi divieti per la popolazione (come quello di presentarsi con il colore giallo, il colore degli indipendentisti, negli spazi pubblici), minacce a non ritirare l’articolo 155 dovessero vincere i partiti a favore dell’indipendenza, minando così ulteriormente il lavoro dei dirigenti di partito, etc.

Botti è d’accordo sulla presenza continua di tensioni, che non sembrano diminuire: “Sono abbastanza preoccupato e non ottimista sull’evolvere della situazione. È difficile immaginare un’uscita soft: è da escludere nel modo più categorico che le due parti si avvicinino, ma penso e spero che non accentuino il loro livello di scontro. Quello che è sicuro è che il problema non è risolto e non mi sembra risolvibile stanti gli attuali equilibri politici, perché la realtà concreta è che l’indipendentismo catalano, in fondo, sapeva che la sua era una mossa azzardata e che non poteva realizzare l’indipendenza come si riproponeva. Ha percorso questa strada perché sapeva che la Spagna avrebbe reagito duramente, mostrandosi con il volto più repressivo, percepito come autoritario, antidemocratico. Il loro ragionamento è quello di essere stato loro impedito di votare democraticamente, benché al di fuori della legge, in realtà. Madrid ha risposto duramente perché Rajoy, così, sta facendo la campagna elettorale: chi ne viene maggiormente beneficiato è il PP di Rajoy, a cui interessa molto poco di risolvere la questione catalana, visto che il suo partito prende pochissimi voti in Catalogna. A Rajoy interessa vincere le prossime elezioni, ottenere la maggioranza assoluta che per due volte non ha ottenuto e l’indipendentismo catalano glie ne ha dato l’occasione”.

L’informazione che non paghi per avere, qualcuno paga perché Ti venga data.

Hai mai trovato qualcuno che ti paga la retta dell’asilo di tuo figlio? O le bollette di gas, luce, telefono? Io no. Chiediti perché c’è, invece, chi ti paga il costo di produzione dell'Informazione che consumi.

Un’informazione che altri pagano perché ti venga data: non è sotto il Tuo controllo, è potenzialmente inquinata, non è tracciata, non è garantita, e, alla fine, non è Informazione, è pubblicità o, peggio, imbonimento.

L’Informazione deve tornare sotto il controllo del Lettore.
Pagare il costo di produzione dell’informazione è un Tuo diritto.
"L’Indro" vuole che il Lettore si riappropri del diritto di conoscere, del diritto all’informazione, del diritto di pagare l’informazione che consuma.

Pagare il costo di produzione dell’informazione, dobbiamo esserne consapevoli, è un diritto. E’ il solo modo per accedere a informazione di qualità e al controllo diretto della qualità che ci entra dentro.

In molti ti chiedono di donare per sostenerli.

Noi no.

Non ti chiediamo di donare, ti chiediamo di pretendere che i giornalisti di questa testata siano al Tuo servizio, che ti servano Informazione.

Se, come noi, credi che l’informazione che consumiamo è alla base della salute del nostro futuro, allora entra.

Entra nel club L'Indro con la nostra Membership

Condividi.

Sull'autore

End Comment -->