lunedì, ottobre 15

La Casa Bianca alza il tiro contro i colossi del web Il governo ha preparato un decreto mirato a intensificare i controlli sui giganti legati a internet

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Donald Trump è pronto a firmare un ordine esecutivo che autorizza le forze dell’ordine e le agenzie federali che si occupano di antitrust di indagare a fondo sulla condotta dei principali giganti di internet. Lo rivelano due giornalisti di ‘Bloomberg’ entrati in possesso della bozza preparatoria del documento in questione, il cui obiettivo fondamentale sarebbe quello di «vigilare sulla corretta competizione tra le varie piattaforme digitali». Nel dettaglio, si tratterebbe di accertare che i colossi del web non sfruttino la propria posizione di forza per veicolare i messaggi politici graditi e censurare o comunque marginalizzare invece quelli sgraditi.

Sembra piuttosto chiaro che, nonostante nel documento citato da ‘Bloomberg’ non figuri il nome di alcuna compagnia specifica, l’attenzione del governo si concentri anzitutto su Google, accusata di «approfittarsi di molte persone; un fatto veramente molto grave». Sempre nell’ambito del medesimo discorso pronunciato (eloquentemente) dallo Studio Ovale, il tycoon newyorkese aveva inoltre iscritto nella ‘lista nera’ anche Twitter e Facebook, le quali «farebbero meglio a stare attente, perché non possono tenere questo comportamento nei confronti dei  loro utenti. Riceviamo quotidianamente  migliaia e migliaia di lamentele al riguardo […]. Ritengo pertanto che Google, Twitter e Facebook stiano davvero navigando in acque pericolose». Lo scorso 28 agosto, il presidente pubblicò un tweet in cui si sosteneva che «i risultati a “Trump news” dati dai principali motori di ricerca provengono dai media schierati a favore dei democratici. Google e gli altri operatori stanno sopprimendo le voci conservatrici e nascondendo informazioni positive riguardo al mondo repubblicano. Decidono ciò che possiamo e non possiamo vedere. È una situazione grave che ci stiamo attrezzando per risolvere».

Non stupisce pertanto che all’interno della bozza del decreto visionata dagli specialisti di ‘Bloomberg’ compaia un passaggio in cui si legge che «a causa del ruolo critico che [i colossi del web]svolgono nei confronti della società americana, è essenziale che i cittadini americani ricevano protezione dai comportamenti anticoncorrenziali tenuti delle piattaforme online dominanti». Il punto di vista di Trump circa la parzialità dei giganti di internet gode di un ampio consenso popolare; lo rivela un’indagine condotta dall’autorevole Pew Research Center nelle prime settimane del 2018, da cui è emerso che qualcosa come il 72% dei cittadini statunitensi – e l’85% dei sostenitori del Partito Repubblicano – ritiene ‘probabile’ che i principali social network censurino di proposito le posizioni politiche a loro sgradite. È quindi probabile che, qualora decidesse di apporre la firma sull’ordine esecutivo in oggetto, il presidente incrementerebbe il proprio gradimento a poche settimane dalle elezioni di medio termine.

L’ostilità di Trump nei confronti dei colossi della Silicon Valley risale in realtà al periodo elettorale, quando le principali compagnie hi-tech legate a internet decisero di foraggiare generosamente il candidato democratico Hillary Clinton. La cosa era dovuta essenzialmente al fatto che questo genere di società macina gran parte dei propri profitti proprio grazie a quel sistema di libero commercio caratterizzato dall’assenza di barriere protettive tra i vari Paesi del mondo che Trump si proponeva apertamente di scardinare. In concreto, il tycoon intende incoraggiare il rimpatrio della produzione di computer, telefoni cellulari e tutte le altre apparecchiature tecnologiche progettate dalle big della Silicon Valley, che in rapporto ai profitti stratosferici realizzati di anno in anno impiegano un numero estremamente basso di lavoratori statunitensi. Secondariamente, il presidente progetta di promuovere il rientro del ‘tesoro della globalizzazione’ che le aziende hi-tech custodiscono nei principali ‘paradisi fiscali’ attraverso l’applicazione di forti sconti fiscali – obiettivo parzialmente raggiunto, specie per quanto riguarda Apple. Per ottenere ciò, Trump si è cimentato nel tentativo di costruire un rapporto collaborativo con la Silicon Valley affidando nientemeno che a Peter Thiel, cofondatore di PayPal e praticamente unico finanziatore del magnate newyorkese tra i dirigenti di spicco del settore dell’alta tecnologia, l’incarico di fungere da ponte tra la Casa Bianca e il capriccioso comparto hi-tech. A questo scopo, Theil e Jared Kushner, il discusso genero di Trump ormai relegato a una posizione defilata all’interno dell’amministrazione, hanno organizzato un incontro presso la Trump Tower di New York tra il presidente e alcuni alti dirigenti delle aziende della Silicon Valley che insieme coprono una fetta di mercato da oltre 2 miliardi di dollari. A quanto pare, il vertice non ha prodotto gli esiti sperati dal governo, che a pochi mesi di distanza si ritrova coinvolto in un estenuante braccio di ferro con tutte le principali aziende hi-tech. Il decreto antitrust che Trump sembra si appresti a firmare non rappresenta che l’ultimo atto di questo duro confronto, che sotto certi aspetti appare paradossale: «la scalata di Donald Trump alla Casa Biancanota ‘Il Sole 24 Ore – ha radici ben innestate nel mondo delle piattaforme digitali […]. In altre parole: lo stesso Trump che deve una buona dose della sua vittoria alla potenza virale esplosa sui social network, oggi potrebbe firmare un ordine esecutivo contro quelle stesse piattaforme, accusandole di imparzialità. Qualcosa non torna».

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