mercoledì, Dicembre 1

La capacità di sofferenza, che non paga Un'Europa che fa fatica a riprendersi, mentre Cina e USA si astengono.

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Posto tutto ciò, a nostro avviso, lasecular stagnationche ci attende è dovuta alla scomparsa di due soggetti che hanno trainato la crescita finora, ossia il consumatore USA e l’investitore cinese. La realtà è che qui mancano le opportunità di investimento. Non si sa dove investire, perché sono venuti meno i soggetti portanti dell’economia mondiale degli ultimi 20 anni. L’investitore cinese, che ha investito il 50% del PIL per 20 anni, adesso ormai non sa più in cosa investire, perché ci sono troppe case, troppe fabbriche, c’è troppo di tutto; d’altro canto si è stancato il consumatore americano, perché dopo essersi indebitato e dopo aver comprato e ricomprato, non sa più cosa comprare e qualcuno non ha più nemmeno i soldi per comprare. Per cui le due figure portanti stanno venendo nettamente a mancare.

Quindi, la classica ‘secular stagnation’ definita da Summers come un eccesso di risparmio che crea squilibrio non è altro che la conseguenza di aver consumato e investito troppo ed in modo sbagliato? Per ovviare al problema bisogna riscoprire e soddisfare altri e nuovi bisogni, con nuovi soggetti. Nuovi bisogni ci sarebbero. Per esempio, quelli pubblici, sociali e infrastrutturali, la gran parte del mondo sviluppato, e non, vede strutture pubbliche in condizioni penose, ed investimenti sociali ed educativi obsoleti ed inadeguati. Ma, questo comporterebbe un paradigma: aumentare le tasse e spesa pubblica mitigando così la crescente diseguaglianza sociale. Tutte cose che andrebbero, però, contro dogmi fortissimi del mondo occidentale.

Cosa che peraltro nella campagna elettorale USA sta già succedendo. In America la campagna elettorale ormai è incentrata su questo. Il fenomeno diseguaglianza, la classe media che affonda, l’elettorato che si spacca tra destra e sinistra e comunque è anti-sistema. I partiti tradizionali che portavano avanti il programma ‘Small State and Lower Taxes’ sono scomparsi, perché la gente non crede più in quel modello. Se in Europa la domanda pubblica non decolla è per l’alto indebitamento di molti Paesi e per la rigidità della Germania, per cui il pareggio di bilancio è sacro, il risparmio è sacro, ma proprio la Germania è l’ultimo caposaldo del sistema Europa.

E l’idea che circola di portare il QE all’estremo ‘buttando i soldi dall’elicottero’? Pensiamo a quando si dice che bisognerebbe buttare i soldi dall’elicottero, o che il quantitative easing (alleggerimento quantitativo, ovvero una delle modalità con cui avviene la creazione di moneta da parte di una banca centrale e la sua iniezione, con operazioni di mercato aperto, nel sistema finanziario ed economico) non basta. Bisognerebbe dare tanti soldi alla gente, ma questo non può farlo una banca centrale, lo dovrebbero fare i governi attraverso lo stimolo fiscale: dovrebbero nuovamente permettere l’aumento dei disavanzi e l’aumento del debito pubblico, che in alcuni casi non sarebbe indicato. Se lo si facesse in Germania andrebbe bene, ma per Italia no, perché siamo già tropo indebitati.

Forse c’è qualcosa che non si vuole riconoscere, in tutto questo. Lo squilibrio derivante da una crescente propensione al risparmio e una decrescente propensione ad investire, cioè il problema del risparmio, così come enunciato da Summers, esiste perché se non c’è domanda non c’è bisogno investire.

Perché non si investe anche se il tasso di risparmio è così basso e il tasso di interesse è negativo? Semplicemente perché per investire ci vuole una domanda da soddisfare, solo così la gente investe. Perché se c’è la domanda non importa il costo del debito. L’investimento da fare ci sarebbe, questo è il maggior cruccio, ma non c’è perché manca la domanda. Come offerta c’è di tutto. Chi investe lo fa se c’è qualcosa che poi viene comprato, solo così l’investimento ha senso.

Dall’altra parte del mondo, in Cina, il Paese è esattamente nella fase in cui ha investito moltissimo, troppo, ha un’offerta elevatissima di tutto, ma la domanda è esausta; hanno fatto troppo, e di tutto. Hanno sovrainvestito. Infatti, la famosa deflazione è la conseguenza di eccesso di capacità produttiva: se hai investito troppo e l’offerta è troppo grande, i prezzi calano. Bisognerebbe soddisfare i bisogni che non sono soddisfatti e che per assurdi dogmi economici non vogliamo riconoscere, come gli investimenti pubblici, quelli nel sociale, nelle città, nell’ambiente, perché altrimenti andiamo verso un decennio o due di stagnazione. La Cina è un Paese in rivoluzione.

Allora, chi può insegnarci qualcosa? In America forse ci sarà un cambio. In Europa è molto difficile che succeda, anzi, le cose potrebbero cambiare in peggio perché il dopo Merkel sarà peggio della Merkel. In Cina, terzo polo, a ridosso dell’Assemblea del Popolo, onestamente non si vedono cambiamenti importanti. Per quanto dicano, a parole, di voler ridurre l’offerta, di voler restringere tutti gli investimenti e strutturare l’economia, tuttavia nel piano quinquennale concedono alla massa monetaria di aumentare del 13% l’anno, che vuol dire una politica molto espansiva. L’impressione è che l’investimento e la capacità produttiva continueranno ad accumularsi.

Finché non esploderemo? Sì esploderemo. Loro esploderanno, noi no. In Europa non esplodiamo. Qui, cambieranno i governi, ma ci sarà sempre molta, troppa capacità di sofferenza.

 

 

 

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