martedì, Agosto 3

La canapa sbarca alle Olimpiadi invernali 2022 in Cina La settimana della canapa nelle testate estere, dal 20 al 27 luglio

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Una settimana nella rassegna stampa che mostra le nuove frontiere dell’utilizzo delle fibre di canapa: in Cina in occasione delle Olimpiadi Invernali del 2022 saranno utilizzate per opere edili e strutture dell’indotto, per gli scienziati esse sono anche la miglior risposta per combattere il sovrautilizzo dagli Anni ’50 ad oggi, della plastica. La canapa è meno inquinante e meno impattante

Cina

I Giochi Olimpici Invernali 2022 vedranno tutti gli atleti del Mondo riunirsi in Cina ma saranno anche lo scenario più importante a livello planetario per l’industria della canapa poiché essa sarà in piena luce dei riflettori dell’attenzione mondiale e dei media di ogni angolo del Pianeta dato che le piste da bob e quelle per gli slittini saranno costituite e rafforzate da fibre di canapa. Le piste sono oggi realizzate presso la Xiaohaituo Bobsleigh and Luge Track di Yanquing, un distretto montagnoso poco fuori Pechino. La Canadian Greenfield Technologies di Calgary, Alberta, è la società manifatturiera della NForce-Fiber, un additivo addensante realizzato sulla base delle fibre di canapa che viene già utilizzato nella costruzione delle piste di discesa. Il prodotto aiuta a prevenire le fessurazioni del calcestruzzo di recente applicazione man mano che esso si asciuga.

Di questa importante novità di rilevanza mondiale ne dà nota la testata web ‘theempmag.comStephen Christiensen, vice presidente e general manager di Greenfield Technologies ha riferito a Journal of Commerce, un giornale che si interessa di commercio di materiali da costruzione, che gli altri materiali che possono essere usati per rendere il calcestruzzo più forte non raggiungono le specifiche tecniche richieste per le gare olimpiche. Secondo Christiensen: «L’acciaio spesso non lo si usa perché costoso mentre il vetro è utilizzato principalmente in calcestruzzo destinato a scopo decorativo. La fibra comunemente più usata è la plastica, che è idrofobica ma la cui struttura si conficcherebbe nel calcestruzzo ma non vi si compatterebbe lavorato con la cazzuola. Le fibre inoltre si estroflettono rendendo il prodotto difficile da essere completato nella sua lavorazione». In base alle sue dichiarazioni, risulta che la sua Società ha effettuato diversi esperimenti applicando differenti alternative ed è stato scoperto che le fibre naturali hanno dato migliori performance. E la migliore in assoluto è stata proprio la fibra ottenuta dalla lavorazione della canapa. Essa, infatti, si lega meglio col calcestruzzo sia chimicamente sia fisicamente.

USA

Si continua a dibattere animatamente sull’emendamento presentato nell’ambito della legalizzazione della canapa e che pone un divieto nei confronti di coloro che hanno precedenti penali dal partecipare o lavorare all’interno dell’industria della canapa. La testata ‘thehempag’ conferma che un emendamento alla Legge Agricola del 2018, effettivamente pone un espresso divieto nei confronti di tutti coloro che hanno precedenti in termini di condanne soprattutto nel poter coltivare canapa. In questo modo, se il provvedimento passasse recependo questo emendamento, molti imprenditori che hanno investito capitali nella coltivazione della canapa si ritroverebbero in colpo solo fuori dai criteri di legge e senza la possibilità di poter continuare nella propria attività lavorativa. Veronica Carpio, una imprenditrice diventata famosa nel ramo della coltivazione della canapa ed a capo di una impresa agricola che così sta riscuotendo numerosi successi imprenditoriali e in termini di vendita, durante una recente conferenza a New York lo scorso mese, ha affermato: «Ho una attività imprenditoriale di grande successo, una attività nella quale sono direttamente coinvolta fin da quando questo ramo produttivo ha preso avvio. Se questa legge passasse con questo emendamento, io mi ritroverei ad essere fuori dai canoni consentiti».

Il tema è parte della versione del testo di Legge presentato al Senato dell’Atto di Implementazione Agricola del 2018, anche conosciuta come Legge Agricola 2018 che potrebbe rendere legale la coltivazione di canapa in tutta la Nazione. Il Senatore Mitch McConnel  è colui che ha condotto in prima persona tutti gli sforzi per legalizzare l’industria della canapa ed il suo “Atto della Coltivazione della Canapa del 2018” ha subito riscosso ampie adesioni politiche bipartisan che hanno cioè superato gli steccati tra Democratici e Repubblicani così come in ampia parte del mondo della produzione e dell’ imprenditoria in genere. Nonostante tutto questo, l’emendamento di legge sulla legalizzazione, a differenza del testo originario, impedisce e limita del tutto l’accesso alla produzione e coltivazione di canapa a tutti coloro che hanno subito una carcerazione per reati connessi alla droga. Quale sia lo scopo ultimo e quali siano gli effetti di questo divieto, al momento non sono affatto chiari. Secondo Eric Steenstra, Presidente di Vote Hemp, l’emendamento esprime un divieto verso chiunque abbia subìto uno stato di detenzione per reati connessi alla droga dal poter coltivare canapa. Ma -ha aggiunto- non può garantire che tutto ciò non interferisca con altre parti dell’apparato industriale. E così, secondo Steenstra: «Solo perché c’è stata una detenzione in precedenza ciò non vuol dire necessariamente che non si possa essere impiegati a vario titolo nell’industria della canapa». Secondo i legali, la cannabis non è dannosa ed esprime numerosi aspetti benefici. Se gli Stati Uniti sono impegnati nella legalizzazione della canapa, perché precedenti carcerazioni o condanne dovrebbero impedire la compartecipazione all’apparato della produzione industriale della canapa?  In buona sintesi, secondo i legali e i componenti di Vote Hemp, si configurerebbe una sorta di razzismo o preclusione ideologica non prevista né ammessa a livello costituzionale e che -oltretutto- arrecherebbe gravi danni all’intero apparato della produzione statunitense.

USA

Per inquadrare bene la questione, bisogna annotare alcuni dati. Secondo uno studio del 2017  pubblicato da Science Advances, si è stimato che –dall’inizio della produzione di massa di materiali plastici negli Anni ’50– sono stati creati 8.3 bilioni metrici di tonnellate di plastica. Di questa somma, 8.3 bilioni metrici di tonnellate, solo il 9 per cento, è la parte che è stata riciclata mentre il 79 per cento è finita nell’Ambiente. Se l’intero comparto non viene diversamente sistematizzato, si stima che entro il 2050 vi saranno più di 12 bilioni di tonnellate metriche di plastica che inquineranno l’Ambiente e finiranno nelle discariche. Ci si interroga, quindi, su quali possano essere le soluzioni. Innanzitutto bisogna ridurre l’utilizzo della plastica, in secondo luogo bisogna cambiare le abitudini dei consumatori. Secondo uno studio del 2009 pubblicato da Philosophical Transactions B il 50 per cento della plastica finora creata è destinata soprattutto al packaging. Avendo presente tutto questo, trasmigrare verso bioplastiche ottenute da piante dedicate per specifici prodotti è una soluzione tra quelle più alla nostra portata e raggiungibili con meno difficoltà. A causa di alti sussidi federali attualmente il mais è la coltura base per l’ottenimento di materiali bioplastici negli Stati Uniti. Ma questo è un problema, perché il mais non è né rigenerativo né sostenibile. (Il termine “agricoltura rigenerativa” fu coniato dal Rodale Institute ed è definito come “operare con la natura al fine di utilizzare la fotosintesi e la microbiologia salutare del suolo per abbassare il volume dei gas serra”). A fronte di tutto questo, bisogna annotare che coltivare un acro coltivato con canapa richiede un terzo dell’acqua necessaria per coltivare mais e non ha bisogno di alcun pesticida. Inoltre, la canapa mostra anche un potenziale superiore di cattura del carbone poiché una tonnellata metrica di canapa cattura 1.5 tonnellate metriche di carbone, il che significa quattro volte rispetto al carbone catturato dal mais attraverso il suo ciclo produttivo. Oltretutto, la canapa si presta molto anche nel rivitalizzare il suolo e quindi si presta molto per azotare, riciclare il terreno. Quindi, in sintesi, la canapa è sia rigenerativa sia sostenibile.

In un articolo pubblicato da hempmag, si anticipa la questione e si mostra quanto la canapa industriale e le sue fibre possano offrire materiali bioplastici biodegradabili e meno impattanti per l’Ambiente rispetto alla plastica il che significa che -sebbene i tempi siano tutt’altro che brevi, si possa pragmaticamente e realisticamente introdurre la canapa industriale al posto della plastica nella vita moderna e contemporanea salvando sia il genere umano sia l’Ambiente.

USA-Israele

Il Dipartimento della Salute dello Stato di New York ha pubblicato recentemente un rapporto speciale  dove si sottolinea che la legalizzazione della cannabis potrebbe esplicare effetti positivi in maggior numero rispetto a quelli negativi. A darne nota è il sito israeliano specializzato il che non è strano, in considerazione del fatto che vi è un grande interesse in Israele circa la legalizzazione e la regolamentazione della cannabis non solo a scopo terapeutico ma anche in ambito ludico. I principali esperti nel settore della salute pubblica, della salute mentale e della sicurezza pubblica, delle tossicodipendenze, dei trasporti e dell’Economia sono tutti variamente stati coinvolti nello stilare il Report dello Stato di New York. In base alle risultanze: la regolamentazione del mercato della cannabis riduce i rischi e migliora la qualità del controllo e i sistemi di protezione dei consumatori.

Si calcola che la legalizzazione porterà allo Stato fino a 700 milioni di Dollari USA in tasse all’anno. Dal punto di vista della salute pubblica, si stima che la cannabis può ridurre il numero di morti da consumo di oppiacei e la quantità di oppiacei somministrati attraverso le vie mediche. Si stima anche che la legalizzazione avrà un impatto minimo sulle percentuali di utilizzo, anche tra i giovani, ridurrà l’uso di sostanze sintetiche e altri tipi di sostanze pericolose per la salute umana. Nel report si annota anche il divieto posto nei confronti della cannabis ha ottenuto pure il risvolto negativo della stigmatizzazione di alcune etnie. L’aumento dei punti di vendita di cannabis non ha comportato alcun aumento per quel che riguarda reati di violenza o ai danni delle proprietà o delle attività commerciali. La legalizzazione, inoltre, mette in grado lo Stato di controllare meglio la produzione, il marchio, la distribuzione e la vendita, secondo quanto afferma il report di New York. Inoltre, si stima che le entrate fiscali potrebbero aumentare in un range da 249 a 677 milioni di dollari nel solo primo anno. Attualmente il prezzo della cannabis a New York è di circa 10 Dollari USA per grammo di qualità media e di 12 Dollari per grammo di qualità alta e ogni anno in tutto il Paese si vendono tra 184 e 289 tonnellate di cannabis.

In Israele vi sono molte diatribe su questo tema, recentemente si sono innescate molte polemiche per le affermazioni di un Ministro del Governo in carica che aveva equiparato -nelle parole- i consumatori di cannabis terapeutica a spacciatori, salvo poi scusarsi pubblicamente. Al di là del dibattito politico, questo dimostra che è la cultura popolare ad essere il terreno di maggior scontro circa la potenziale legalizzazione sul territorio nazionale, prima ancora che nelle stanze del Governo o della Knesset.

Libano

Il Governo libanese stima di poter incassare 1 miliardo di Dollari USA dall’industria della cannabis medica. Nel testo di uno speciale report rilasciato dalla nota società di consulenza McKinsey, su richiesta del Governo, si raccomanda questa soluzione per porre rimedio alla grave crisi economica nazionale. Il Ministro dell’Economia libanese, afferma: «La nostra è la migliore qualità al Mondo». Bloomberg riporta che -in una delle raccomandazioni della società di consulenza McKinsey- si auspica che il Governo libanese approvi leggi e riforme che consentano di coltivare e produrre cannabis medica per il mercato dell’area e mondiale, così da uscire dalle secche della crisi economica che attanaglia il Paese. Poiché il Libano soffre anche il grave problema della corruzione oltre al peso dell’enorme debito, il Governo libanese ha chiesto alla nota società di consulenze di produrre uno speciale report sulle raccomandazioni da seguire ed un piano economico chiaro e definito per contrastare la crisi economica ed anche per mostrare all’opinione pubblica della comunità internazionale che il Libano ha realmente intenzione di cambiare la propria rotta.

Il Ministro libanese dell’Economia, Raed Khoury, in tal proposito ha affermato -in base alle raccomandazioni del report McKinsey- «che l’attuazione delle raccomandazioni è essenziale se il Libano vuole avere credibilità a livello internazionale e ottenere i prestiti chiesti in precedenza, tutto è indissolubilmente legato». A tutt’oggi il Libano ha coltivato una grande quantità di cannabis, specialmente nella Valle della Beka. Si tratta però di coltivazione non ben regolamentata né legale e tutto è sotto stretto controllo di Hezbollah. La quantità e la qualità della coltivazione di cannabis in Libano è diventata notoriamente di spicco, soprattutto in termini qualitativi, a livello globale. E’ facile immaginare, però, che se la produzione aumentasse, altrettanto grande sarà il livello di controllo e delle quantità prodotte sotto stretto controllo di Hezbollah e in quota ben minore da parte del Governo libanese centrale. Correlativamente, questo significa che anche la gran parte della produzione destinata all’esportazione non sarà sotto il controllo del Governo Centrale del Libano.

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