venerdì, dicembre 14

La canapa nella legislazione dell’Austria La legge austriaca in materia di canapa e cannabis

0

Posizione Paese

Secondo i dati pubblicati dall’European Industrial Hemp Association (EIHA), riportati da ‘Hemp Today’, l’Austria nel 2016 ha coltivato canapa per un’area di 1000 ha, collocandosi – tra i Paesi membri dell’Unione Europea –  a fianco dell’Ucraina e del Regno Unito, e in coda a Francia, Estonia, Olanda, Italia, Lituania e Germania. Per quanto riguarda il mercato dei cloni di cannabis, l’Austria detiene il primato europeo.

Giro di affari

Non disponiamo, al momento, di dati sufficientemente verificabili. Per il mercato dei cloni, Prohibition Partners parla di un turnover in euro a 7 cifre.

Sistema industriale e commercio

Coltura appartenente alla storia agraria del Paese, nel ‘Secolo breve’ la canapa è stata oggetto di interesse da parte degli istituti di ricerca (in primis, le Università di Vienna e Graz), che hanno sviluppato varietà nazionali con THC superiore ai limiti oggi consentiti dall’Unione Europea.

La produzione di canapa da fibra, mai realmente vietata come coltura industriale, subì un calo nella prima metà del Novecento fino a perdere interesse, dal punto di vista dei coltivatori, per l’assenza di condizioni minime sufficienti allo sviluppo di un mercato. Rilanciata a metà degli anni ’90, con il primo raccolto effettuato a Kautzen, in Bassa Austria, nel 1995 furono seminati nel Paese (Alta e Bassa Austria, Burgenland, Stiria e Carinzia) 300 ha: 250 ha impiegando la varietà franceseFelina 34’ – a resa elevata in seme, fibra e stelo – e 50 ha con altre varietà di origine polacca, ungherese e rumena. Non tutti gli agricoltori beneficiarono degli aiuti europei, in quanto alcune delle varietà utilizzate non rientravano tra quelle autorizzate   L’esperienza di Kautzen è significativa in quanto si tratta di un piccolo comune che, già in quegli anni, investiva su una politica energetica alternativa basata sulla produzione locale di biomasse e carburanti liquidi ottenuti dalla spremitura a freddo di semi di piante oleaginose. Le Srl Rapsenergie e Scherner operarono come fornitori per i coltivatori d Kautzen, importando 25 t di ‘Felina 34’ dalla Francia. Le scarse informazioni tecniche e pratiche – rispetto a Paesi vicini come Francia e Olanda – e l’assenza di impianti di trasformazione, hanno, peraltro, frapposto ostacoli a una prospettiva di sviluppo organico del settore. A questi fattori, si aggiunga la ‘connessione’ con la cannabis illegale, che ha comportato costanti pressioni sui coltivatori, sottoposti a controlli da parte delle autorità locali di polizia – problema risolto oggi con l’applicazione di un sistema di licenze e autorizzazioni conformi agli standard europei.  Più di 20 anni fa, l’allora Associazione austriaca dei produttori di canapa (ÖHV) ha fatto dapontedi collegamento tra Paesi fornitori (soprattutto Romania e Ungheria) e le rappresentanze produttive interessate all’acquisto di materia prima e allo sviluppo, sul proprio territorio, di impianti di lavorazione.

In tempi più recenti, i tentativi di rilancio della coltura a livello locale, fondati sul retaggio della tradizione manifatturiera comune ai Paesi dell’Europa centrale, non sono mancati. In particolare, ad Hanfthal (Distretto di Mistelbach, Bassa Austria) esiste un museo della canapa e si coltivano circa 70 ha. La produzione attuale – che comprende una frazione minoritaria relativa ai semi – soffre dell’assenza di una rete diffusa di stabilimenti di lavorazione ed è principalmente destinata al settore tessile e agli eco-materiali da costruzione come calce di canapa o fibra per pannelli isolanti. Una soluzione innovativa brevettata è lo ‘Hempfstone’ materiale brevettato dalla società Zelfo Technology e derivato da fibre di canapa processate in acqua, che produce una bio-plastica particolarmente malleabile, impiegata per costruire mobili e strumenti musicali.

Tra i 28 membri stabili dell’EIHA, troviamo l’Srl austriaca Deep Nature Project, con sede a Gols (nello Stato federato orientale del Burgenland),  produce integratori alimentari (olio di canapa, proteine in polvere, semi trattati, infusi) ed estratti a base di cannabidiolo (CBD) e cannabigerolo (CBG, cannabinoide non psicoattivo con proprietà terapeutiche) sotto il marchio ‘bio’ Medihemp. Nella lista dei 150 associati, troviamo Bushdoctor, rivenditore ‘a 360 gradi’ di prodotti derivati dalla cannabis: dai semi di marijuana (i semi non contengono sostanza psicoattiva e il loro commercio, di per sé, non costituisce reato) a estratti di CBD, cosmetici e anche integratori per animali derivanti da varietà di canapa a norma UE.

In particolare, per gli usi alimentari della canapa biologica, si distingue Hanfland, che commercia anche olio di CBD e fito-cosmetici, mentre a Vienna troviamo Cannhelp, Srl dotata di una propria équipe di ricercatori impegnati nello sviluppo di prodotti a base di CBD, nelle sue diverse forme, derivanti da varietà inserite nel Catalogo comune europeo (infiorescenze, estratti ottenuti con CO2, integratori alimentari), ossia con percentuale di THC contenuta al di sotto dello 0,2%.

Nell’ambito dell’impiego delle eco-fibre tessili, Goldeck Textil, compagnia associata all’EIHA, fondata nel 1948 per la manifattura di coperte e trapunte, è oggi un punto di riferimento sul mercato internazionale per la produzione di tessuti isolanti (sacchi a pelo, indumenti termici, tessuti per tende da campo a uso militare e/o professionale), biancheria da letto, piumoni imbottiti, cuscini e – con il marchio BluTimes – letti ad acqua.

Una particolare attenzione alla sostenibilità ambientale applicata all’edilizia, mediante lo studio e l’impiego della stiancia (o tifa) e della canapa, è alla base delle scelte aziendali di Naporo. Impresa co-fondata, nel 2009, da un manager e da un architetto con l’idea di progettare materiali da costruzione non contaminati e totalmente eco-compatibili, Naporo ha ideato due sistemi di isolamento per pareti composti da fibre canapa (NAPOROwall e Q-flex).

Un caso a parte, in Austria, è rappresentato dal mercato dei cloni e delle talee di cannabis (consentito dalla legge, che però esclude qualsiasi utilizzo dell’infiorescenza), inaugurato nel 1998 dall’azienda Bushplanet, che ricorre a un processo di clonazione di piante femminizzate partendo da talee di piante madri selezionate. A Vienna, dove l’attività è iniziata nel 2006, esiste un centro museale dedicato alla cannabis, vero punto di raccordo sul tema di una più estesa legalizzazione dei vari usi della pianta: l’Hemp Embassy. Mentre Germania e Svizzera non autorizzano la vendita dei semi di cannabis – il riferimento è alle varietà escluse dal Catalogo europeo -, i compratori elvetici, tedeschi e cechi, comprese le aziende che operano nel settore della ricerca farmaceutica, trovano in questo mercato una preziosa fonte di approvvigionamento per l’ampia scelta sulle varietà disponibili (non mancano cloni di ‘White Widow’, ‘Lemon Haze’ o ‘Jack Herer’). Secondo Toni Straka, Presidente dell’Hanf Institut di Vienna, gruppo di pressione e monitoraggio per la legalizzazione della cannabis, si tratta di un business ormai avviato: ogni mese si vendono almeno 300.000 piante. Il fondatore di Flowery Field, azienda leader del settore, nel 2017 dichiarava una produzione settimanale di 250.000 esemplari.

Benché l’uso terapeutico sia stato legalizzato nel 2008, con la possibilità esclusiva, per ciascun Dipartimento, di coltivare cannabis a uso medico sotto il controllo del Ministero della Sanità, i farmaci autorizzati (Sativex e Dronabinol) sono importati dal Regno Unito e dalla Germania.

Normativa di riferimento

 Diritto internazionale

Convenzione Unica delle Nazioni Unite sugli stupefacenti – 1961 (adesione: primo febbraio 1978) e relativo Protocollo del 1972 (adesione: primo febbraio 1978)

Convenzione ONU sulle sostanze psicotrope – 1971 (adesione: 23 giugno 1997)

Convenzione ONU contro il traffico illecito di stupefacenti e di sostanze psicotrope – 1988 (ratificata l’11 luglio 1997)

Diritto dell’Unione Europea

Regolamento (CE) n. 1251/1999 (limite europeo di THC da 0,3% a 0,2%)

Regolamento (CE) n. 2860/2000 (coltivazione di canapa da fibra)

Direttiva 2002/53/CE (disciplina il catalogo delle varietà di piante agricole)

Catalogo comune (varietà delle specie di piante agricole)

Regolamento (UE) n. 1307/2013 (contributi PAC; THC < 0,2%; varietà ammesse secondo il Registro europeo)

Regolamento (UE) n. 1308/2013 (regime di sostegno per la coltivazione dei prodotti agricoli)

Diritto interno

Normativa agraria nazionale (elenco delle leggi)

Legge sulle droghe (SMG) – 2007 (prima riforma, vigente dal primo gennaio 2008; autorizzazione all’uso medico della cannabis)

Legge sulle droghe (SMG) – 2016 (seconda riforma, vigente dal primo giugno 2016)

Regolamento sulle sostanze narcotiche – 2017 (collocazione cannabis: Allegato I)

L’ordinamento austriaco

Canapa industriale

In Austria, coltivare canapa da fibra e da seme con regolare licenza è consentito entro la cornice stabilita dalla disciplina europea (varietà autorizzate e THC inferiore allo 0,2%) e dalla normativa agraria nazionale sulla tutela delle varietà vegetali e la produzione di semi.

Aspetti penalistici e coltivazione di cannabis

Con la modifica intervenuta nel 1971, la Legge austriaca sulle droghe (1951) stabiliva, quale criterio funzionale a promuovere l’azione penale, una differenza sostanziale tra le condotte connesse al traffico di sostanze stupefacenti e le condizioni di salute personali dei loro consumatori. Nove anni dopo, con una nuova disposizione, la legge enunciava espressamente il primato dell’assistenza e della riabilitazione sulla repressione. In base a tale principio, la persona ‘dipendente’ necessita di cure, non di essere sanzionata penalmente: una differenza di approccio significativa – specie in quagli anni – rispetto alla maggior parte degli altri Paesi, non solo europei. La nuova legge del 1998, che coincide con una compiuta ratifica delle Convenzioni internazionali, sostituisce la precedente normativa proseguendo lungo la stessa linea: solo la vendita e il traffico di droghe, comprese le sostanze psicotrope (schedate in una specifica tabella), sono sanzionati.  Prima del 2008, mediante un sistema di limiti quantitativamente definiti, la legge distingueva tra «distribuzione» e «uso personale», a seconda che il possesso di cannabis superasse o meno i 2 g di THC – rispettivamente – ossia, con livelli di THC del 20%, i 10 g di ‘erba’.

Con la riforma approvata il 5 dicembre 2007 ed entrata in vigore il primo gennaio 2008, il criterio quantitativo è mantenuto solo per la condotte di spaccio: i 20 g di THC puro, se superati, determinano la «grande quantità», con pene fino a 3 anni di reclusione – se non ricorrono aggravanti – e, in caso di attività organizzata, da 10 a 20 anni. Esso è, invece, abbandonato a favore di evidenze probatorie relative ai singoli casi di possesso: in altre parole, qualsiasi quantità di cannabis, in assenza di prove che dimostrino il fine della vendita, può considerarsi ‘destinata a uso personale’. A questa svolta ulteriormente liberale corrisponde, però, una maggiore severità verso le condotte distributive: anche la semplice cessione di uno ‘spinello’ tra amici può integrare la fornitura di sostanza.

La nuova disciplina, con l’abbandono del criterio quantitativo (relativamente al possesso personale), ha comportato un effetto significativo, ossia la possibilità di coltivare un numero ingente di piante di cannabis, a condizione di provare che esse non sono destinate al mercato della cannabis psicoattiva: un onere non sempre agevole per il coltivatore domestico, che, in caso di possesso di cannabis raccolta ed essiccata, potrebbe essere sottoposto a un periodo di libertà vigilata.  Inoltre, la normativa implica la possibilità (come più sopra accennato) di acquistare semi di cannabis e possedere piante fino al momento della fioritura, con la possibilità di vendere pubblicamente cloni e sementi per fini ornamentali e di aromaterapia.

L’ultimo intervento legislativo, del 2016, tende a rafforzare ulteriormente, in merito al possesso personale, il primato dell’approccio assistenziale su quello repressivo: il possesso, il consumo e anche l’acquisto di piccole quantità di sostanza a uso personale non possono essere perseguiti penalmente, a condizione che l’autore della condotta cooperi da subito con l’autorità sanitaria competente a livello distrettuale.

Cannabis medica

La legge del 2008 prevede la coltivazione ufficiale ed esclusiva della cannabis a fini medici e di ricerca scientifica. Tale attività è posta sotto l’egida del Ministero della Sanità, attraverso l’Agenzia governativa per il controllo della Salute e della Sicurezza alimentare (AGES).  La portata del provvedimento, in un certo senso, poco si accorda con possibilità offerte dalla stessa normativa in termini di coltivazione domestica e uso personale.  Tuttavia, mentre la vendita in farmacia è prevista a livello regolamentare (dal 2016), a distanza di un decennio la cannabis medica prodotta dallo Stato non è ancora disponibile in Austria. I pazienti possono, presentando la ricetta firmata da un medico autorizzato, accedere al trattamento ricorrendo a farmaci importati e regolarmente autorizzati: il Dronabinol (variante sterochimica del THC, prodotto in Germania, prescrivibile contro il deperimento fisico e i dolori cronici), più diffuso perché più economico, e il Sativex (spray orale prodotto nel Regno Unito, contenente CBD e THC in percentuali quasi equivalenti, sviluppato per alleviare i sintomi della sclerosi multipla).  Tornata a più riprese in agenda, la cannabis medica è oggetto di nuove istanze da parte della società civile, con le firme raccolte dall’Hanf Institut e dall’Associazione di pazienti Arge Canna nel 2017.

A livello istituzionale, il Programma di governo 2017-2022, firmato da Sebastian Kurz, sembra disattendere i segni di apertura annunciati in campagna elettorale. Nondimeno, con un consenso trasversale da parte dei diversi partiti, lo scorso luglio è stata appoggiata la proposta del Ministro della Sanità, Beate Hartinger-Klein (Partito della Libertà Austriaco – FPÖ), per rendere disponibili dal 2019 i farmaci a base di cannabinoidi per 1,5 milioni di pazienti. Ciò sarà possibile mantenendo una convergenza politica sul tema, a valle del ‘nulla osta’ da parte degli Ordini dei Medici e dei Farmacisti, dell’AGES e degli altri enti pubblici e privati coinvolti.

L’informazione che non paghi per avere, qualcuno paga perché Ti venga data.

Hai mai trovato qualcuno che ti paga la retta dell’asilo di tuo figlio? O le bollette di gas, luce, telefono? Io no. Chiediti perché c’è, invece, chi ti paga il costo di produzione dell'Informazione che consumi.

Un’informazione che altri pagano perché ti venga data: non è sotto il Tuo controllo, è potenzialmente inquinata, non è tracciata, non è garantita, e, alla fine, non è Informazione, è pubblicità o, peggio, imbonimento.

L’Informazione deve tornare sotto il controllo del Lettore.
Pagare il costo di produzione dell’informazione è un Tuo diritto.
"L’Indro" vuole che il Lettore si riappropri del diritto di conoscere, del diritto all’informazione, del diritto di pagare l’informazione che consuma.

Pagare il costo di produzione dell’informazione, dobbiamo esserne consapevoli, è un diritto. E’ il solo modo per accedere a informazione di qualità e al controllo diretto della qualità che ci entra dentro.

In molti ti chiedono di donare per sostenerli.

Noi no.

Non ti chiediamo di donare, ti chiediamo di pretendere che i giornalisti di questa testata siano al Tuo servizio, che ti servano Informazione.

Se, come noi, credi che l’informazione che consumiamo è alla base della salute del nostro futuro, allora entra.

Entra nel club L'Indro con la nostra Membership

Commenti

Condividi.