sabato, Aprile 17

La canapa nella legislazione dell’ Irlanda La legge irlandese in materia di canapa e cannabis

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Giro di affari

Secondo i dati inseriti nella seconda edizione dell’European Cannabis Report (ottobre 2017), elaborato dagli analisti di Prohibition Partners (società di consulenza e analisi di mercato con sede a Londra), il valore di mercato della cannabis industriale è stimato a 520.000 euro, mentre per la cannabis medica (THC/CBD) il giro di affari (potenziale, non esistendo una produzione farmaceutica nazionale) è di 0,58 miliardi di euro. Nel caso della canapa, tuttavia, considerando l’incremento esponenziale dell’ultimo anno, la prima valutazione ha probabilmente perso attualità.

 Sistema industriale e commercio

Canapa industriale

Nel corso del 2017, il mercato della canapa irlandese è significativamente cresciuto: l’Autorità irlandese per la regolamentazione dei prodotti sanitari (HPRA) ha registrato un aumento del 200% delle superfici coltivate a canapa con il 41% in più del numero di licenze rilasciate (17 nel 2017 per 76,45 ha di superficie; 24 autorizzazioni al 20 luglio 2018, per una superficie di circa 230 ha). Come ha sottolineato Brian Houlihan, Curatore del Dublin Hemp Museum, l’interesse per la canapa è aumentato con il costituirsi, negli ultimi 12 mesi, della Hemp Cooperative Ireland, punto di riferimento nazionale per le aziende interessate a coltivare e processare canapa da fibra e da seme o a commerciare i beni da essa derivati.  La Cooperativa ha attratto nuovi agricoltori interessati alla coltura e i membri già iscritti hanno aumentato le superfici coltivate. Le società come Celtic Wind Crops (che conta su produzione derivante da un’area di oltre 40 ha per il commercio di integratori alimentari a base di CBD) e Kama Hemp (specializzata nella produzione di bevande vegetali) stanno espandendo la propria attività, mentre nuovi attori, come Canabaoil (produttore di olio di CBD), fanno il loro ingresso nel mercato. Un decennio fa, 48 licenze furono emesse per la produzione emergente di biomassa, poi compromessa – una sorte comune a diversi altri settori industriali – dalla crisi economico-finanziaria del 2007-2010.

La rinascita del mercato è anche imputabile al successo conosciuto dal CBD contenuto nei prodotti erboristici, alimentari e cosmetici disponibili alla vendita nelle parafarmacie e nei negozi specializzati. La differenza tra il CBD come prodotto oggetto di libera vendita e farmaci contenenti CBD è essenziale a evitare fraintendimenti da parte dei consumatori ezone grigie’, tanto sul piano giuridico che su quello della responsabilità d’impresa relativa alla vendita e alla presentazione del prodotto.Per la fornitura di semi geneticamente non modificati (oltre a materiali e consulenza agli agricoltori), citiamo Fruit Hill Farm, nella regione del del West Cork, nata 30 anni fa come piccola fattoria dedita alla coltivazione biologica.  Attiva nel campo delle bioedilizia, The Traditional Lime Company, ubicata a Sud di Dublino (nei pressi di Tullow), fornisce calce di canapa all’azienda Hemp Building (Kenmare, Contea di Kerry), che promuove corsi e attività di consulenza. Il suo Direttore generale, Steve Allin, è stato un pioniere dell’edilizia sostenibile in Irlanda. Lo sviluppo di bio-compositi come materiali da costruzione è oggetto di un rinnovato interesse da parte del Governo irlandese, che incentiva le ricerche dell’Istituto di Tecnologia di Dublino, responsabile del supporto tecnico e commerciale per la promozione della canapa nel settore edile.

Tessuto sociale

Storicamente, la canapa fu coltivata in Irlanda nel secolo XVIII, benché non sia stato avviato alcun tipo di commercio. Nel Novecento, tra il  1938 e il 1945, si adibirono a canapa alcuni appezzamenti per produrre mangime per uccelli. Negli anni ’60 iniziano i primi studi scientifici sulla coltura, utilizzando le varietà da fibra ‘Fibrimon’ 21, 24 e 56, con una resa totale di 10 t / ha (2,5 t / ha per la fibra). La qualità dei filati ottenuti dalla lavorazione risultò leggermente inferiore allo standard britannico. Dato l’andamento dei prezzi, la canapa non fu ritenuta una fonte sostenibile di materia prima per la fabbricazione della carta. Come è avvenuto in altri contesti nazionali europei, la ricerca sulle destinazioni industriali (non alimentari ) della canapa è stata avviata nel Paese dalla fine degli anni ’80. L’alto rendimento e la varietà di utilizzi possibili hanno promosso, soprattutto a partire dal 1995 una rivalutazione della coltura. In questo contesto, le principali esigenze erano due: implementare varietà a basso tenore di THC e identificare la domanda domestica. Nell’assenza di un industria cartaria, l’opzione avrebbe riguardato la produzione di bio-carburanti e quella dei pannelli in fibra (‘fiberboard’). Entrambe le opzioni richiedevano una disponibilità di aree non coltivate che il territorio (con la riduzione delle superfici a riposo) non poteva grantire, malgrado le prospettive aperte dalla Strategia in materia di Politica agricola comune (PAC) e coesione economica definita, nel 1997, dalla Commissione europea (più nota come ‘Agenda 2000’).

I primi anni 2000 vedono attiva la dublinese Hemp Company, fondata nel 1999 (e attuale membro fisso dell’EIHA), che oggi vende alimenti, estratti di CBD e abiti in fibra di canapa. Allora, il discorso era centrato sulle energie rinnovabili e l’impiego della fibra come materiale isolante: la canapa poteva sostituire il legno e i prodotti petrolchimici. Nonostante la possibilità di coltivarla in osservanza degli standard europei vigenti e di particolari condizioni (come, ad esempio, la distanza del terreno rispetto a una strada pubblica), la connessione con la cannabis, ‘sostanza controllata’ dalla legge sulle droghe, ne ha scoraggiato la produzione (nel 2004 furono rilasciate 3 licenze). Inoltre, i test effettuati nel 2001 sulla canapa dall’Autorità nazionale per l’Agricoltura e lo Sviluppo alimentare (Teagasc) ebbero esito positivo (il clima umido e temperato consente la produzione nelle diverse aree del Paese), costituendo in sé una base credibile per il rilancio della coltura da parte dei piccoli agricoltori. Tuttavia, la mancanza di impianti di lavorazione e investimenti, nonostante le successive convalide relative all’uso industriale, ne ha inibito lo sviluppo per più di un decennio.

Secondo l’ultimo Report dell’Osservatorio europeo sulle droghe, nell’ultimo anno il consumo di cannabis tra la popolazione di età compresa tra i 15 e i 34 anni è stimato al 13,8%. La Strategia nazionale 2017-2025 sulle droghe risulta centrata sulla ‘riduzione del danno’ e la riabilitazione dalla salute all’uso di droghe e alcol. Lanciata a luglio 2017, è il terzo documento strategico a lungo termine sulla droga adottato dal Governo, ma costituisce il primo caso di approccio ‘integrato’ al consumo illecito di droghe e alcol, nel quale salute, qualità della vita e sicurezza pubbliche sono poste su un piano orizzontale. I programmi di prevenzione selettiva si rivolgono a gruppi e sottogruppi a rischio della popolazione, compresi i figli dei tossicodipendenti, i giovani che abbandonano prematuramente la scuola e coloro che sono coinvolti in comportamenti ‘antisociali’. Una serie di interventi selettivi provvisti dalle ‘Drugs Task Forces’ comprendono iniziative di coscientizzazione’ a livello locale e regionale, soprattutto nelle comunità socialmente ed economicamente svantaggiate. Gli interventi sono anche finanziati dal Fondo per i servizi dei giovani, che mira a prevenire l’abuso di droghe attraverso lo sviluppo di strutture e attività sportive e ricreative.

Per la cannabis medica, si fa rinvio al paragrafo ‘L’ordinamento irlandese’ e ai relativi contenuti.

Normativa di riferimento

Diritto internazionale

Convenzione Unica delle Nazioni Unite sugli stupefacenti – 1961 (adesione: 16 dicembre 1980) e relativo Protocollo – 1972 (adesione: 16 dicembre 1980)

Convenzione ONU sulle sostanze psicotrope – 1971 (adesione: 7 agosto 1992)

Convenzione ONU contro il traffico illecito di stupefacenti e di sostanze psicotrope – 1988 (ratificata il 3 settembre 1996)

Diritto dell’Unione Europea

Regolamento (CE) n. 1251/1999 (limite europeo di THC da 0,3% a 0,2%)

Regolamento (CE) n. 2860/2000 (coltivazione di canapa da fibra)

Direttiva 2002/53/CE (disciplina il Catalogo delle varietà di piante agricole)

Catalogo comune (varietà delle specie di piante agricole)

Regolamento (UE) n. 1307/2013 (contributi PAC; THC < 0,2%; varietà ammesse secondo il Registro europeo)

Regolamento (UE) n. 1308/2013 (regime di sostegno per la coltivazione dei prodotti agricoli)

Diritto interno

Legge sull’abuso di droghe – (1977) 2016

Regolamento in materia di droghe – 2017

  • Cannabis medica (provvedimento ministeriale per autorizzazione trimestrale al trattamento)

L’ordinamento irlandese

Canapa industriale

In Irlanda (‘Eire’ in gaelico), Repubblica dal 1949 – con la sua fuoriuscita dal Commonwealth britannico – e parte della (futura) Unione Europea dal primo gennaio 1973, la ‘Cannabis sativa’ è classificata come «droga controllata» e disciplinata dalla legislazione in materia di sostanze stupefacenti e psicotrope. In conformità con i Regolamenti e le Direttive dell’Unione Europea, possono essere coltivate soltanto varietà certificate di canapa (inserite nel Catalogo comune) con meno dello 0,2% di THC. La già citata HPRA (‘Health Products Regulatory Authority’) è attualmente l’unico ente governativo che può rilasciare licenze per la coltivazione di canapa da fibra o da seme.

Aspetti penalistici

ll possesso di qualsiasi sostanza controllata senza debita autorizzazione è un reato ai sensi della Legge sull’abuso di droghe (1977 e successive modifiche), che opera la consueta distinzione tra possesso per uso personale, oppure finalizzato alla vendita o alla fornitura della sostanza. ll possesso di cannabis o di resina di cannabis per uso personale è punibile con una sanzione pecuniaria (amministrativa), salvi i casi di condotta reiterata: dalla terza volta, la condotta costituisce reato ed è punibile con la detenzione fino a un massimo di tre anni. Tuttavia, una legge del 2011 impone ai tribunali di prendere in considerazione l’ipotesi di un lavoro socialmente utile (reso come «servizio alla comunità»), in alternativa alla pena detentiva, in tutti i casi in cui si ritenga opportuna la reclusione nel limite massimo di 12 mesi.

Cannabis medica

Un Regolamento del 1998, integrativo della normativa sulle droghe, include la cannabis e suoi derivati ​​tra le sostanze la cui produzione, preparazione, vendita, fornitura, distribuzione e possesso sono illegali per qualsiasi scopo, con l’eccezione significativa di una licenza autorizzata dal Ministro della Sanità. Le licenze sono state concesse alla britannica GW Pharmaceuticals, nel 2002 e nel 2003, consentendo la somministrazione del Sativex in un ospedale della contea di Cork e nel Waterford Regional Hospital. Nel 2014, una modifica regolamentare ha esteso la possibilità di prescrivere il Sativex. La prima licenza per uso medico dell’olio di cannabis è stata rilasciata a dicembre 2016 per consentire a Tristan Forde un bambino di due anni affetto da Sindrome di Dravet di continuare il trattamento iniziato in Colorado.

La cannabis medica è stata legalizzata nel 2013 (autorizzando il Sativex ai pazienti affetti da sclerosi multipla). Tuttavia, a causa della mancanza di un accordo sul prezzo tra l’azienda produttrice e il Ministero della Sanità, il farmaco non è stato prescritto.

Nel 2017, una proposta legislativa per espandere il mercato irlandese della cannabis medica è stata respinta dalla Commissione Salute dell’Oireachtas (il Parlamento nazionale) per timore che il tenore del DDL portasse a una effettiva depenalizzazione dell’uso ricreativo della cannabis. Con qualche modifica, la proposta è stata ripresentata e il 18 novembre il Ministero della Sanità ha approvato una licenza di tre mesi per il trattamento con THC dei dolori cronici nelle patologie gravi. A febbraio 2017, un rapporto pubblicato a cura del Ministro della Sanità, Simon Harris, aveva raccomandato che la cannabis medicinale fosse messa a disposizione di coloro che versano in condizioni patologiche specifiche.

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