sabato, novembre 17

La canapa nella legislazione del Regno Unito La legge britannica in materia di canapa e cannabis

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Posizione Paese               

Nel mercato della canapa industriale, il Regno Unito (costituito da Inghilterra, Scozia, Galles e Irlanda del Nord) è assente dalla graduatoria definita dall’European Industrial Hemp Association (EIHA) del 2016. La UK Hemp Association (UKHA), tuttavia, fornisce una stima di circa 1000 ha coltivati a canapa. Il dato è riferito al 2015 (anno in cui l’EIHA annovera, per il Paese, 6 membri); se confrontato con i dati EIHA del 2016 (riportati dalla rivista digitale ‘Hemp Today’), porta il Regno Unito a collocarsi nella fascia medio-bassa dei produttori europei, al pari dell’Austria e al di sopra degli Stati dell’Europa orientale (come Ucraina, Polonia, Romania, Repubblica Ceca).

Giro di affari

In base ai dati offerti nell’ottobre 2017 da Prohibition Partners – azienda che offre alle imprese servizi di consulenza strategica e analisi di mercato – la cannabis medica nel Regno Unito ha un valore potenziale di mercato di 5,3 miliardi di euro.

GW Pharmaceutical, impresa leader nella produzione di farmaci contenenti cannabinoidi, il 30 settembre 2017 ha dichiarato un reddito annuo di 8,2 milioni di sterline (circa 9,2 milioni di euro).

Sistema industriale e commercio

Nel 1992, Hemcore Ltd, azienda proprietaria di un impianto di lavorazione nell’Essex per la fibra (destinata ai settori zootecnico, cartario, edilizio e automobilistico), si impegnava nel rilancio della canapa industriale. I fattori di spinta del progetto industriale, furono la valutazione positiva, da parte di Ian Low (allora Direttore di Hemcore), di nuove opportunità di mercato e occupazione per una coltura dimenticata’ che, in futuro, avrebbe potuto sostituire le fibre sintetiche di importazione. Dopo il successo ottenuto dalla coltivazione sperimentale di diverse varietà di canapa ad Hatfield Broad Oak, un comune della stessa Contea, il 18 febbraio 1993 Low e il suo socio Robert Lukies, esperto nel processo dei semi, ottennero dall’Home Office il rilascio di una licenza per piantare la canapa su 600 ha di terreno, coinvolgendo 30 coltivatori della regione. Nonostante le avversità meteorologiche (piovosità), il raccolto – tardivo – di ottobre fu promettente. Tuttavia, nei decenni successivi non si sono avuti incrementi significativi e la canapa è rimasta confinata a una nicchia di mercato.

Alla ripresa della produzione, oggi piuttosto circoscritta, fanno riscontro un consumo di prodotti alimentari derivati della canapa (olio, semi, farina, proteine in polvere, bevande vegetali) e un impiego industriale di materiale vegetale nella bio-edilizia (mattoni e calce di canapa), nei settori automobilistico (bio-compositi in fibra naturale per interni) e zootecnico (lettiere per animali). Restano poche le imprese impegnate nel settore tessile (abbigliamento o tessuti d’arredo).  Il settore edile più innovativo è la principale destinazione d’uso del materiale isolante prodotto con la canapa coltivata nel Paese negli ultimi 20 anni. Ne sono esempi recenti l’‘Hempsec Project’, finanziato dell’Unione Europea e frutto della collaborazione tra il Gruppo Greencore Construction e l’Università di Bath (Contea di Somerset) per la produzione di pannelli isolanti prefabbricati, o i bio-mattoni in canapa e composto minerale ideati dalla scozzese IndiNature, capaci di assorbire e trattenere il calore. Per abbattere i costi di trasporto della materia prima, l’impresa ha promosso un progetto pilota per l’avvio di una coltivazione di canapa nel Lothian orientale.

Nel 2009 è stato approvato dalle autorità locali di Swindon un progetto urbanistico nato dalla collaborazione tra una società di sviluppo edilizio sostenibile, HAB Housing, e il Gruppo GreenSquare, che ha portato all’edificazione del discusso ‘Triangolo’, un quartiere di cottage a schiera in stile neo-vittoriano, costruiti in calce di canapa (inaugurato nel 2011).

Nonostante l’esistenza di una produzione nazionale, la canapa non è utilizzata dall’industria tessile, che importa fibre già trattate dalla Cina, dall’Europa orientale e dal Nepal, senza dover sostenere i costi della lavorazione.

L’industria farmaceutica e cosmetica hanno iniziato a trarre vantaggi commerciali dai possibili utilizzi del CBD, ma unicamente come integratore alimentare: è il caso di Holland & Barrett (Nuneaton, Warwickshire) per l’olio di CBD.  Tra i membri dell’EIHA troviamo, oltre a GW Pharmaceutical, le aziende – entrambe focalizzate sul CBD (estratti e olii) – Dragonfly Biosciences, provvista di un’équipe farmaceutica che coordina le analisi di diversi laboratori sul territorio nazionale, e Harmony, che dispone di un proprio laboratorio e di una rete di 2000 distributori e venditori al dettaglio nei Paesi europei.

GW Pharmaceutical, azienda fondata nel 1998 che produce il Nabiximols sotto il celebre marchio ‘Sativex®’, esporta il farmaco a livello globale, anche se il costo elevato ne ha spesso inibito la diffusione – la ‘rottura’ con la Francia ne è un esempio. Questo aspetto è stato criticato anche dal National Institute for Health and Care Excellence (che definisce le linee-guida per i Medici del National Health Service – il Servizio Sanitario Nazionale britannico) in una Raccomandazione pubblicata nell’ottobre 2014. Il Sativex è impiegato come trattamento per alleviare i sintomi in pazienti adulti affetti da spasticità (da moderata a grave) provocata da sclerosi multipla, i quali non abbiano mostrato un miglioramento «clinicamente significativo» nel corso di un periodo di prova iniziale della terapia. Il farmaco è composto da una miscela di 2 estratti molli della ‘Cannabis sativa’ (foglie e fiori), corrispondenti a 27 mg di THC e 25 mg di CBD per 1 ml di prodotto. Un flacone da 10 ml, contenente 90 erogazioni, in Gran Bretagna costa circa 155 euro (in media, 3 flaconi corrispondono a un mese di trattamento).

Il 25 giugno scorso, GW e la sua controllata statunitense Greenwich Biosciences hanno annunciato l’approvazione di un nuovo farmaco sviluppato dal Gruppo, l’‘Epidiolex®’, da parte della Food and Drug Administration (FDA), l’Agenzia statunitense per gli alimenti e i medicinali. Contenente il 98% di CBD, il farmaco è destinato al trattamentoper pazienti di età non inferiore ai 2 annidelle crisi convulsive provocate dalla Sindrome di Lennox-Gastaut e dalla Sindrome di Dravet, due forme di epilessia severa e farmaco-resistente che colpiscono i bambini (nei primi 10 anni di età e, rispettivamente, nel primo anno di vita del lattante).

La disponibilità dell’Epidiolex negli USA è prevista nel prossimo autunno, mentre il farmaco è attualmente sottoposto al vaglio dell’Agenzia Europea per i Farmaci (EMA), che nel 2014 lo ha designato come ‘farmaco orfano’ (ossia destinato a trattare una malattia rara – in base al Regolamento (CE) n. 141/2000) e, entro il primo trimestre del 2019, potrebbe consentirne, tramite approvazione, l’immissione in commercio nel territorio dell’UE.

Tessuto sociale

Ai tempi di Enrico VIII (Secolo XVI) la canapa era coltivata in diverse contee di Inghilterra, Scozia, Galles e Irlanda (considerata nella sua integrità geografica). Il principale destinatario di questa industria erano le navi della Marina e i bastimenti commerciali. I vantaggi offerti dai costi contenuti della materia prima, uniti alla dispersione della coltura sui territori delle isole britanniche (che impedì il formarsi di economie di scala), portarono all’importazione della fibra dalla Russia, che aveva sviluppato tecniche di lavorazione più avanzate.

Con la canapa si fabbricavano grembiuli, lenzuola, sacchi, reti da pesca e corde di vario tipo. La traccia di questa industria si ritrova persino nei nomi di paese (ad esempio: Bleach Green, Hempstead, Heckfield).  Malgrado i successivi sforzi spesi per mantenere una filiera nazionale, l’avvento della navigazione a vapore, e i vantaggi offerti dal cotone, divenuto nel 1700 la coltura prevalente per facilità di lavorazione e costi contenuti – provenendo prima dalle piantagioni delle ex-colonie d’Oltreoceano, che impiegavano manodopera schiavizzata, poi dall’India -, portarono al declino della coltura nel Secolo XIX.

A iniziare dal 1844, la canapa, impiegata anche nella fabbricazione della carta, fu sostituita dalla pasta di legno, che portò la produzione da 96.000 t nel 1861 a 648.000 t nel 1900. Negli anni ’20 del Novecento, la canapa industriale è associata alla pianta psicoattiva per comune appartenenza al genere Cannabis, quale oggetto di successivi divieti contenuti nella legge statale e in linea con le Convenzioni internazionali. L’uso tessile di una coltura non troppo avvantaggiata in terra britannica è stato, così, scoraggiato e la funzione della canapa assolta, nei decenni successivi, dalle fibre sintetiche.  Un rilancio della canapa si avrà soltanto negli anni ’90, grazie all’iniziativa della Srl Hemcore (in proposito, si fa rinvio al precedente paragrafo).

Nel 1928, sulla scia della Convenzione internazionale sull’oppio (1912), la cannabis è entrata a far parte delle «droghe pericolose» comprese nel Dangerous Drugs Act, del 1920. La percezione negativa che accomunava cannabis e droghe pesanti’ (in particolare la cocaina) è stata filtrata – particolarmente tra gli anni ’20 e gli anni ’60 – da una lettura razziale (e razzista) del suo consumo, connessa all’ ‘africanità’ della popolazione originaria delle colonie britanniche. Ciò, almeno, finché il consumo non si diffuse ampiamente tra la borghesia ‘bianca’ della City. La ‘War on Drugs’, alimentata dagli USA a partire dagli anni ’70 e oggi criticata, in Gran Bretagna, da diverse Autorità di Polizia di contea (a partire da Ron Hogg, Commissario per la Contea di Durham) ha aumentato il grado di allarme sociale legato alla sostanza.

Dall’entrata in vigore del Misuse of Drugs Act (1971) ai tempi recenti, si sono prodotti cambiamenti significativi non solo nei metodi di produzione e sviluppo di sostanze controllate, ma anche nella loro percezione sociale nonché nell’attitudine verso gli effetti (il ‘danno’) derivanti dal loro uso improprio. Negli anni ’80, il Governo britannico ha posto l’accento sulla necessità di ridurre l’offerta di droghe controllate; poi, nel decennio successivo, sulla riduzione della domanda. A iniziare dagli anni 2000, ha progressivamente acquisito rilevanza il concetto di riduzione del danno’.

Alla fine del 2017, secondo l’analisi riportata da un’équipe di Sidney (per la società di consulenza EverBlu Pty Ltd), il numero di consumatori abituali di cannabis (illegale) risultava compreso tra 1,7 e 3,6 milioni di persone, con introiti annuali di circa 6 miliardi di euro per il mercato nero. Parte di questo gruppo numeroso e variegato di consumatori potrebbe, secondo i ricercatori, soddisfare la nicchia di mercato creata da una legalizzazione limitata dell’uso ricreativo e meno restrittiva dell’uso medico-terapeutico. Per questo occorreranno, soprattutto a valle della Brexit, vari adattamenti: il CBD prodotto e consumato a fini terapeutici, già riconosciuto (ottobre 2016) come farmaco dall’Agenzia per il controllo dei medicinali e dei prodotti sanitari (MHRA) e, pertanto, soggetto ai relativi standard di ricerca, qualità e sicurezza, dovrà essere registrato come tale per essere venduto, a differenza della sua ‘veste’ commerciale di integratore alimentare.

In base a un sondaggio effettuato nel 2017 dalla Multiple Sclerosis Society, il 72% dei pazienti colpiti dalla sclerosi multipla sono favorevoli a una regolamentazione legislativa della cannabis medica. Il 23 febbraio 2018, mentre il DDL diventava oggetto di disamina in Parlamento, per la seconda volta il movimento ‘Patients at Parliament’ manifestava davanti alla Old Palace Yard, di fronte al Palazzo di Westminster (sede del Parlamento) a sostegno dell’Elizabeth Brice Bill (la proposta di legge per legalizzare l’uso medico della cannabis).

L’impegno per una legalizzazione della cannabis (medica e ‘ricreativa’) è diffuso nella società britannica e presente, a livello associativo, nei gruppi NORML UK e CLEAR, nelle organizzazioni Drug Equality Alliance (DEA) e LEAP UK (‘Law Enforcement Action Partnership’), impegnate in una riforma della politica sulle droghe in senso equitativo, basata su prove fattuali, nonché – nel caso di LEAP – centrata sulla tutela della salute fisica e mentale. Citiamo ancora, senza pretesa di esaustività, l’associazione Transform, che produce reports annuali e svolge attività di consulenza legale relativa alla sostenibilità e alla revisione delle politiche in materia di sostanze illecite.

Normativa di riferimento

 Diritto internazionale

Convenzione Unica delle Nazioni Unite sugli stupefacenti – 1961 (ratificata il 2 settembre 1964) e relativo Protocollo del 1972 (ratificato il 20 giugno 1978)

Convenzione ONU sulle sostanze psicotrope – 1971 (ratificata il 24 marzo 1986)

Convenzione ONU contro il traffico illecito di stupefacenti e di sostanze psicotrope – 1988 (ratificata il 28 giugno 1991)

Diritto dell’Unione Europea

Regolamento (CE) n. 1251/1999 (limite europeo di THC da 0,3% a 0,2%)

Regolamento (CE) n. 2860/2000 (coltivazione di canapa da fibra)

Regolamento (CE) n. 141/2000 (relativo ai ‘medicinali orfani’)

Direttiva 2002/53/CE (disciplina il catalogo delle varietà di piante agricole)

Catalogo comune (varietà delle specie di piante agricole)

Regolamento (UE) n. 1307/2013 (contributi PAC; THC < 0,2%; varietà ammesse secondo il Registro europeo)

Regolamento (UE) n. 1308/2013 (regime di sostegno per la coltivazione dei prodotti agricoli)

Diritto interno

Legge sull’abuso di stupefacenti – 1971 (MDA, con successive modifiche e integrazioni)

Decreto legislativo sull’abuso di stupefacenti – 2001 (‘Regulations’ n. 3998/2001; atto adottato dal potere esecutivo, con forza di legge)

Ordine n. 3130/2008 (ordine esecutivo emesso dal Privy Council – ‘ritorno’ alla Categoria B)

Il diritto del Regno Unito

Canapa industriale e CBD

Nel 1993, l’‘Home Office’ (equivalente del Ministero dell’Interno) ha rimosso le restrizioni sulla canapa industriale, prevedendo il rilascio di licenze per la sua coltivazione e lavorazione per la produzione di fibra. L’assistenza ai coltivatori è prerogativa del Dipartimento per l’Ambiente, i Prodotti alimentari e lo Sviluppo rurale (DEFRA), mediante un regime di pagamento unico, e rientra (limitatamente all’Inghilterra) nel Programma di Sviluppo rurale 2014-2020.

Nei limiti di un livello di THC contenuto – a norma UE – sotto lo 0,2%, la canapa da fibra o da seme in Gran Bretagna può essere coltivata, lavorata e venduta su licenza. Lo stesso vale per i prodotti contenenti cannabidiolo (CBD), componente della cannabis privo di effetti psicoattivi, ‘convalidato’ in tempi recenti dall’OMS. Nonostante alla fine del 2016 l’MHRA (l’Agenzia per il controllo dei farmaci) abbia affermato la necessità di regolare i prodotti contenenti CBD quando assunti a fini terapeutici (e nessuna licenza specifica sia stata ancora rilasciata), la loro destinazione ‘alimentare’ come integratori alimentari è già parte di un mercato nazionale.

Aspetti penalistici

Proibita come ‘droga’ del 1920, la cannabis nel Regno Unito rientra tuttora sotto la Legge del 1971 sull’abuso di stupefacenti (‘Misuse of Drugs Act’ – MDA), che prevede 3 Categorie di droghe (A,B,C), disposte in ordine decrescente di pericolosità – criterio combinato, peraltro, all’inclinazione sociale al suo consumo. La Categoria B comprende sia il cannabinolo (sostanza chimica) e i prodotti che lo contengono, sia la cannabis (pianta) e i suoi derivati – compresi quelli più ‘forti’, come lo skunk o l’hashish – sia la canapa (‘hemp’), al di fuori dei limiti autorizzati dalla normativa europea. Dopo un temporaneo passaggio, a partire dal 2004, alla Categoria C, essi sono stati ri-trasferiti nella Categoria B nel 2008 (Ordine n. 3130, efficace dal 26 gennaio 2009).

In base al MDA, il consumo personale di piccole quantità di cannabis, ancorché illegale, può essere soggetto a una sanzione amministrativa nei limiti dei 28 g (nel qual caso, l’Autorità competente stila un rapporto, ma non si procede a iscrizione nel casellario giudiziale). Con l’obiettivo principale di orientare il carico di lavoro sulla repressione di condotte più gravi, nelle Contee di Derbyshire, Surrey, Dorset e – prima fra tutte – Durham, è invalsa da pochi anni una prassi di polizia che consiste nel non procedere all’arresto di coltivatori ‘domestici’ di cannabis per uso personale. SI tratta, a ben vedere, di un orientamento che contrasta con quello del Governo centrale, che ha ribadito la propria inflessibilità in merito alla repressione dei reati connessi alle droghe rientranti nella Categoria B (la produzione, la vendita e il traffico sono punite con un massimo edittale di 14 anni di pena detentiva e/o una multa di entità liberamente stabilita dal giudice).

Per determinare i limiti ristretti entro i quali il possesso e la fornitura di cannabis (il primo sanzionato in misura minore rispetto alla cessione o fornitura, anche senza corrispettivo) è autorizzato dalla legge, tale normativa dovrà leggersi in combinazione con il Decreto legislativo del 2001, che suddivide le sostanze «controllate» in 5 Tabelle. La cannabis è inserita nella Tabella I, che comprende le sostanze non destinate a un uso medico-terapeutico.

Cannabis medica

Il Sativex (Nabiximols) è stato approvato nel Regno Unito dalla MHRA per il trattamento dei malati affetti da sclerosi multipla, ma sia il suo costo (non coperto da assicurazione sanitaria) che la destinazione ristretta a quella patologia costituiscono in sé un fattore di spinta a integrare in senso estensivo e più organico la disciplina della cannabis medica a livello nazionale.

Dalla fine degli anni ‘90, a più riprese, il Deputato laburista Paul Flynn, costantemente impegnato in una decennale campagna di legalizzazione, ha ricordato che, nel Regno Unito, la cannabis come farmacoabitualmente consumata a fine terapeutico anche dalla Regina Vittoriaè stata legalmente autorizzata sotto prescrizione fino al 1973. Il 10 ottobre 2017, Flynn ha presentato una mozione relativa all’introduzione di una disciplina legale per la cannabis medica (cosiddetto ‘Elizabeth Brice Bill’).

La casistica addotta a sostegno della proposta di legge comprende la vicenda di Elizabeth Brice, deceduta nel 2011 a 54 anni e affetta da sclerosi multipla dall’età di 26, portavoce in diverse campagne per la legalizzazione dell’uso medico-terapeutico dei cannabinoidi e per un accesso esteso al farmaco Sativex. Oltre che dalla società civile, l’approvazione del DDL è stata sollecitata anche dalla Multiple Sclerosis Society. A livello parlamentare, il pieno sostegno al documento da parte dei diversi deputati è trasversale (Laburisti e Verdi, ma anche da Conservatori, Liberali e Nazionalisti scozzesi). Il testo del documento dispone un ‘cambio di status’ della cannabis (e della sua resina) dalla Tabella I alla Tabella II, legittimandone l’impiego per scopi medici.

Mentre due mesi fa il Segretario di Stato per gli Affari interni Sajid Javid ha annunciato l’impegno attivo (assistito da una commissione di esperti) del Governo sulla questione, la seconda disamina del provvedimento, già fissata il 23 febbraio 2018 e poi rimessa al 6 luglio, è stata nuovamente disattesa e rinviata a venerdì 26 ottobre.

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