mercoledì, Dicembre 1

La Cambogia al voto tra presente ingessato e futuro incerto

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Davanti ad un mare di bandierine e striscioni color azzurro baby, il colore del partito, Hun Sen ha espresso un discorso molto politically correct, dove ha sottolineato più volte un elemento preciso: la stabilità. Alla folla che rumoreggiava e vociava tumultuosa ha chiesto: «Chi altri ha assicurato la stabilità al Paese finora?», perché di questo si è trattato, nella Nazione che era stata devastata dalla furia omicida del regime dei Khmer Rossi passati alla Storia per la loro furia ed il loro drammatico genocidio applicato al popolo cambogiano. Davanti a Hun Sen ha ondeggiato la calca vociante dei cappellini, delle bandierine e delle magliette col simbolo del Partito del Popolo Cambogiano CPP.

E poi ha continuato: «Se non avessimo scalzato dal Potere Pol Pot, Pol Pot avrebbe abbandonato il potere ed avrebbe smesso di ucciderci?», riferendosi al noto capo dei Khmer Rossi fattosi interprete e guida dell’uccisione e sterminio di più di due milioni di cambogiani alla fine degli Anni ’70.

Hun Sen fu egli stesso un comandante Khmer Rosso, successivamente disertò e passò al governo appoggiato dal Vietnam che si oppose fieramente al brutale regime di Pol Pot. E Hun Sen non ha mai smesso di mettere in guardia tutti sul rischio potenziale di una guerra civile nel caso in cui il suo partito fosse uscito sconfitto durante le elezioni.

In realtà, nonostante tali proclami minacciosi, il partito di opposizione, il Cambodia National Rescue Party CNRP, che ha tenuto le sue manifestazioni dall’altra parte della città alla fine di venerdì 2 giugno, negli ultimi anni ha sempre più raccolto terreno e si è sempre più fatto spazio nell’agone politico cambogiano negli ultimi anni. «Il CNRP è il partito del futuro», ha detto il leader dell’opposizione Kem Sokha alla folla dei suoi supporters ed elettori che sfoggiavano bandiere con il simbolo del partito, un sole nascente. Il partito per un soffio non riuscì a vedere insediato il suo leader nelle elezioni del 2013 ma da allora girano voci sempre insistenti di brogli elettorali che sono l’unica spiegazione – dal loro punto di vista – per la risicata vittoria del fronte politico avverso. Il partito di opposizione è stato sempre tenuto nel mirino da parte di Hun Sen che lo ha variamente colpito nel tempo, con almeno 27 cambogiani attivisti per i diritti umani e politici sbattuti dietro le sbarre fin dal 2013, come riportato in un recente resoconto ufficiale di Amnesty International.

Intanto i risultati parlano di un successo di Hun Sen, che ha ottenuto il 51% dei consensi contro il 46 degli avversari. Entrambi però esultano. In particolare il CNRP, perché si guarda al prossimo voto, quello nel 2018. Se il voto popolare sarà confermato,  le opposizioni otterrebbero 500 dei 1646 comuni, cosa che non accadeva da tempo: se pensiamo infatti che 5 anni fa erano solo 50… Il 25 giugno però tutto sarà più chiaro, quando saranno comunicati i risultati ufficiali.

 

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