venerdì, ottobre 19

La calciopoli belga: un problema europeo? In uno dei momenti più felici per il movimento calcistico belga, lo scandalo più grande. E se fosse un problema più ampio?

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Il movimento calcistico belga, negli ultimi anni, era considerato fra i più in crescita d’Europa. Alla base, una riforma strutturale dei centri federali aveva creato una delle generazioni più talentuose che mai il continente aveva conosciuto e che, ancora adesso, continua a sfornare prospetti interessanti. I Belgian Red Devils – questo il soprannome dato alla Nazionale belga – avevano ottenuto risultati mai prima raggiunti: oltre a occupare stabilmente i primi posti del ranking FIFA, erano riusciti a raggiungere le semifinali ai recenti Mondiali di Russia 2018, dopo aver battuto agevolmente il Brasile, da molti data fra le favorite, per essere poi sconfitti dalla Francia, di lì a breve vincitrice del torneo. Insomma, dall’essere quasi una periferia del calcio che conta, il Belgio è riuscito ad affermarsi fra le prime potenze calcistiche mondiali.

La notizia dello scoppio di quella che, dai giornali italiani, è stata ribattezzata la ‘Calciopoli belga’ ha quindi colto di sorpresa tutti. Che cosa sta accadendo in Belgio e perché potrebbe aprire scenari devastanti sul sistema-calcio odierno?

Benché la Nazionale belga sia, oggi, fra le più interessanti nel panorama calcistico mondiale, altrettanto non si può dire per il campionato organizzato dalla Federazione calcistica belga (Koninklijke Belgische Voetbalbond, KBVB, in olandese, o Union Royale Belge des Sociétés de Football Association, URBSFA, in francese). Il massimo campionato belga, la Jupiler Pro League non è quindi fra i principali tornei europei: infatti, nessuno dei giocatori della Nazionale gioca nel campionato di casa. Priva di campioni, la massima divisione belga diventa un trampolino di lancio verso i più grandi tornei del continente: vendere un talento a una grande società europea garantisce introiti considerevoli. La caccia al fenomeno è quindi aperta e attorno a questo campionato si affacciano procuratori interessati a piazzare il proprio assistito, nella speranza di strappare, in futuro, una commissione a parecchi zeri. In questo modo, la Jupiler Pro League (e, come lei, tutti quei tornei che si trovano in una situazione simile) diventa un forte attrattore di giocatori più o meno talentuosi e procuratori con più o meno scrupoli. Molte delle realtà prese in considerazione sono poco chiare, oscure e le proporzioni del fenomeno hanno fatto piovere, talvolta, accuse di traffico di esseri umani. La polizia belga ha quindi iniziato a indagare.

Dopo un anno di indagini, volte all’accertamento delle posizioni di alcuni procuratori, si è arrivati a mettere in dubbio la regolarità dello scorso campionato. La possibilità che il risultato di alcune partite fosse stato alterato ad arte (match-fixing, in linguaggio tecnico) diventava sempre più concreta. Il quadro che si coglie è quello di un torneo corrotto su vari livelli: quello dirigenziale, quello economico-finanziario e quello sportivo. Le luci dei riflettori si sono concentrate in particolare su cinque delle decine di indagati e arrestati: i due procuratori Mogi Bayat e Dejan Veljković, l’allenatore del Club Brugge Ivan Leko e i due arbitri Bart Vertenten e Sebastien Delferière. Mogi Bayat, in particolare, è l’uomo chiave dell’intera vicenda.

Agente, uomo d’affari ed ex dirigente calcistico di origini iraniane, Bayat ha stretti rapporti con buona parte del mondo del calcio belga. Sarebbe al centro di quella che è stata definita una organizzazione criminale volta alla frode finanziaria e al riciclaggio di denaro. Le indagini, che al momento non coinvolgono direttamente nessuno dei club principali, hanno portato a perquisizioni nelle sedi delle grandi squadre della Jupiler League, come l’Anderlecht, lo Standard Liegi, il Club Brugge, il Kortrijk, il Lokeren e il Mechelen – curiosamente, non il Charleroi, club per cui Bayat ha lavorato da dirigente dal 2003 al 2010. Bayat e il suo collega serbo Veljković sono i padroni delle trattative di mercato in Belgio. Le sue attività travalicano i confini del piccolo regno incastonato fra Francia e Germania: oltre ad avere una società in Lussemburgo, le trattative di mercato lo portano spesso nella vicina Francia, in Inghilterra (dove spesso ha a che fare con il Watford dell’italiano Giampaolo Pozzo), a Cipro, in Serbia, in Montenegro e in Macedonia. Insomma, tutti i luoghi in cui le forze dell’ordine hanno fatto perquisizioni.

E proprio sulla meno prestigiosa di queste squadre (il Mechelen o Malines, come viene chiamato dai valloni) si addensano le nubi del match-fixing. A fine stagione, il Mechelen rischiava seriamente la retrocessione. Veljković sarebbe quindi intervenuto per scongiurare questa eventualità, cercando di corrompere gli arbitri per favorire le vittorie del Mechelen e, di contro, mettere in difficoltà il rivale Eupen, anch’essa a rischio retrocessione. Ed effettivamente, nel corso della penultima giornata, l’Eupen fu sconfitto 2 a 0 dall’Anversa, vittorioso anche grazie a un rigore inesistente. I piani di Veljković non andarono a buon fine: l’Eupen si è salvato grazie alla differenza reti e il Mechelen, oggi, gioca nella seconda divisione. Gli arbitri ora indagati sarebbero stati cercati proprio per cercare di alterare il risultato, in ogni modo possibile: Sebastien Delferière non ha nemmeno arbitrato una delle partite sotto indagine. Lo scandalo, comunque, è vero: i campionati minori sono stati momentaneamente sospesi (la Jupiler Pro League era già fermo per la pausa nazionali).

Quella che si profila, tuttavia, è l’ennesima sconfitta del modello del calcio-business. Il capitano della Nazionale belga e difensore del Manchester City Vincent Kompany ha avuto parole molto dure per la situazione che si sta creando nel suo Paese, paragonando le attività oscure di certo modo di intendere il calcio e la finanza attorno al suo sport a quello che c’è attorno al mondo della droga e della prostituzione. C’è bisogno, a suo avviso, di maggior chiarezza in un mondo in cui girano molti soldi e che non deve essere gestito e trattato con modalità e abitudini criminali. Non c’è bisogno di sorprendersi, secondo Kompany, perché dove ci sono transazioni nascoste, c’è criminalità.

E non è un caso se sono stati trovati, durante le perquisizioni nelle case degli indagati, orologi e gioielli dal valore di otto milioni di euro, se fra gli indagati ci sono due gioiellieri e se molte delle sedi in cui stanno avvenendo le indagini sono paradisi fiscali. È un problema belga ma, a ben vedere, rischia di essere la crisi del calcio-business.

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