mercoledì, Settembre 22

La bulla di Bollate vittima del cyberbullismo field_506ffb1d3dbe2

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bullismo

«Se non faceva la buffona e se ne stava zitta tutto questo non succedeva», ha commentato quella che viene ormai universalmente conosciuta come “la bulla di Bollate“. Difficile dimenticare quel video. L’ennesimo video virale che da giorni si è diffuso in rete e che non accenna ad arrestarsi. Difficile dimenticare la “bulla” minorenne che prende a calci una coetanea per questioni di cuore. Già, perché l’amore può anche essere una questione di calci e non solo di una questione di cuore, e purtroppo lo sanno anche le ragazzine.

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La storia è un classico: lui sta con lei, lui lascia lei e si mette con l’altra, lei da appuntamento all’altra fuori dalla scuola per una resa dei conti. “Lei è più bella di me, ma io uccido meglio” diventa il motto sulla bacheca Facebook della bulla. E già da qui si sarebbe dovuto intuire che non sarebbe finita bene. Lei picchia l’altra? No. Partono insulti, finchè si intromette la terza ragazza. Una ragazza che cerca di difendere la vittima della bulla e che, proprio per il fatto di essersi intromessa, diventa la destinataria dell’ira di lei. Calci, tanti calci. Calci alla testa che devono fare male, perfino quando la terza ragazza è a terra. Calci di fronte ai compagni che guardano e che, come se fossero al fight club e non fuori da scuola, incitano le ragazze a picchiarsi di santa ragione. Come se fosse la tv e non la vita reale. Come se quei calci non facessero male.

L’argomento è scontato, me ne rendo conto. Tutti ne hanno parlato e non c’è ragione che lo faccia anch’io. Solo che ne parlo per me stessa. Ne parlo perché la mia prima reazione davanti al video è stata “se un giorno vedessi mio figlio stare a guardare mentre picchiano così qualcuno altro che bulla di Bollate: castigo a vita, finchè non impara ad essere una persone per bene”. Perchè a guardare la bulla di Bollate picchiare la compagna ci saranno stati una ventina di coetanei, tutti esaltati come cani idrofobi alla vista del sangue.

Solo che non tutte le madri la pensano allo stesso modo. La madre della bulla, ad esempio, era fiera di lei, tanto da dichiarare ai giornali «l’hai pestata? Brava». Prodigi della genetica. La bulla non si scusa neppure a distanza di giorni. Compaiono delle scuse su Facebook, ma si tratta di un profilo fake creato appositamente per generare ulteriore scompiglio sulla questione. Sono quindi giustificati i commenti che compaiono nella rete, dove le persone si sentono al sicuro, che inneggiano alla violenza nei confronti proprio della bulla? «Pisciattura vrenzula caga sangu cessa laria orribile», commenta Rossa Monelladolce sul profilo ufficiale Facebook di Giovanna (questo sembra essere il nome della bulla). «Sei una merda», le fa eco Massimiliano. Si tratta dei commenti più “gentili” rivolti alla ragazza. Senza contare il fatto che è stata presa di mira dalla blogger Selvaggia Lucarelli, che ha iniziato contro Giovanna una specie di crociata medaiatica.

A vedere il video viene da condividere tutto, intendiamoci: gli insulti, gli incitamenti alla galera per la bulla, gli incitamenti alla legione straniera per tutti i coetanei che pensavano più a fare un video da caricare su youtube che a fermare una rissa. Viene da condividere il fatto che sia colpa della famiglia, colpa della scuola, colpa della mezza stagione che non c’è più e che i ragazzi non sappiano proprio più cosa sia il rispetto.

Tutte cose vere, per carità, solo che nella rete, dove tutto sembra concesso, quello che ci si dimentica è che stiamo parlando di ragazzine, di minorenni. Stiamo parlando della vittima, che ha avuto semplicemente l’ardire di mettersi in mezzo in una questione forse più grande di lei, e che non frequenta più la scuola da quel giorno. Le voci dicono che la famiglia voglia trasferirla in un’altra scuola: e come dargli torto? Ma stiamo parlando anche di Giovanna, una ragazzina che ha picchiato una coetanea e che sta per questi vivendo una celebrità senza precedenti. Come darle torto se non vuole mollare questo attimo di gloria e cerca di prolungarlo più a lungo possibile con (paradossalmente) comportamenti aggressivi e antisociali? Ma ce lo ricordiamo come eravamo noi alla sua età, o meglio, che cosa avremmo dato per tutta questa popolarità? 

Quindi occhio. Non alle ragazzine, ma alla rete. Occhio ai giudizi, alle condanne e agli insulti nascosti dietro un profilo che è virtuale, ma fa danni esattamente come un calcio fuori da scuola.

 

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