domenica, Settembre 19

La Brexit vista dall’America Latina

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Molti sentono il momento come propizio per ristabilire una sovranità argentina nelle isole Falkland, ma a preoccupare il governo è più che altro le congetture dell’immediato futuro che la Brexit può avere in ambito finanziario. Come detto tutti i paesi del globo han finito con l’unirsi in una grande rete finanziaria ed ogni vibrazione finisce con l’essere avvertita da tutti. L’avvento del governo di Macri non ha fatto altro che riportare il paese nelle dinamiche neoliberali consone alle dinamiche finanziarie e di libero mercato. Buenos Aires ha di recente ottemperato alle richieste dei suoi decennali creditori che con Cristina Kirchner erano stati semplicemente messi alla porta. La soluzione di Macri è stata quella di creare debito per estinguere debito e quindi l’Argentina dipende oggi fortemente dai flussi finanziari reperibili all’esterno dei suoi confini. Flussi che oggi vivono una ‘bassa marea’ proprio per via dell’uscita di Londra dal sodalizio con Bruxelles. Invece La Paz si prepara pragmaticamente e con fiducia al momento in cui tornerà ‘l’alta marea’ e proprio il presidente Evo Morales ha evaso le letture pessimistiche anticipando come proprio con l’Inghilterra non europea si condividano già piani di investimento e partnership tecnologica in ambito energetico. Brasilia invece non può che vivere tutto ciò con estrema incertezza in coerenza con quanto accade internamente al paese. Incerto il governo di Temer che vede allungarsi su di sé l’ombra di una Rousseff rientrante alla leadership, incerta l’economia del paese alla ricerca di una strada per uscire dalla recessione e riprendere il suo percorso di crescita. In tanta incertezza è ovvio trovarsi dinanzi a pareri contrastanti sugli effetti che il Brasile può subire dalla Brexit. Alcuni analisti nutrono preoccupazione per l’export carioca sul quale si fa affidamento per uscire dallo stallo economico, mentre altri vedono la Brexit come un evento poco importante per le economie emergenti.

Ma forse chi realmente guarda con apprensione a quanto accade in Inghilterra sono Messico e Giamaica. Il Messico subisce le ripercussioni di un dollaro che perde valore in concomitanza con la caduta della sterlina sul mercato finanziario. Perdita di valore che vuol dire minore potere d’acquisto e quindi contrazione dell’export. Un fattore non indifferente per un paese, quale il Messico, che concentra oltre il 70% delle proprie esportazioni sul mercato statunitense. Differente la posizione di Kingston che potrebbe rimanere in attesa aspettando novità sul versante del Commonwealth inglese. La politica dell’isola è fortemente legata a Londra, ma in caso di ‘rivolta del regno’ anche Kingston potrebbe reclamare la propria indipendenza politica prendendo le distanze da un rapporto esclusivamente coloniale. Giamaica aspetterà ovviamente di capire cosa faranno realmente in futuro Canada e Australia, ma è anche deducibile che tutto dipenderà da quanto accadrà realmente sull’isola ex europea, ovvero se Scozia e Irlanda daranno seguito ai fervori indipendentisti del dopo Brexit. Possiamo concludere dicendo che da questo punto in poi, più che al declino della globalizzazione assistiamo al declino del Regno Unito, mai come oggi a rischio di estinzione. La sua riemersione quale Paese libero dal partenariato europeo sulla scena globale, obbliga Londra nel concreto a riscrivere ogni trattato internazionale con la consapevolezza di avere meno forza contrattuale di un tempo e allo stesso tempo più vitale bisogno di tali accordi per foraggiare un’economia reale che si riscopre non autosufficiente e pericolosamente convertita da fulcro industriale a pericoloso fulcro finanziario. Per l’UE invece tutto dipenderà dal prossimo futuro e dall’approccio che si vorrà avere nell’opera di restauro del partenariato: più politica condivisa o ancora una banca unica per una finanza obbligatoriamente condivisa ed in partnership con Wall Streat? In Sud America ci osservano intanto e lo fanno con meno ammirazione per quel progetto (UE) che sembrava la strada da percorrere per la riunificazione regionale sognata da Bolivar.

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