martedì, Luglio 27

La Brexit vista dall’America Latina

0
1 2


Londra fuori dall’Europa è stato il verdetto delle urne del referendum nel Regno Unito. Un risultato echeggiato in ogni angolo del mondo come la scoperta improvvisa di un cambiamento delle indelebile nello scacchiere mondiale. In molti parlano già di cambiamento epocale, fine del progetto Europea, disfatta della globalizzazione e più nel dettaglio declino inesorabile della corona inglese che da tale referendum ne esce con un regno in subbuglio. Correnti indipendentiste che riprendono vigore dalla Scozia all’Irlanda senza tralasciare gli equilibri del Commonwealth britannico dove Canada e Australia in primis si chiedono se sia giunto il momento di portare a compimento la propria indipendenza politica ed economica. Tanto e molto altro appartiene al dibattito sul Regno Unito che torna isola ai margini di un’Europa che dal canto suo viene vista debole e sul punto di sgretolarsi all’incedere dell’antieuropeismo.

Dall’Italia, ai Paesi scandinavi passando per la Francia tutti si chiedono cosa accadrà e quando. Ma, se dovessimo pensare a tutto ciò come al manifestarsi di un terremoto, possiamo affermare che le scosse sismiche sono giunte sino all’America Latina soprattutto e per colpa di quel mercato finanziario che tutti avvolge e che come una marea regola in ogni dove flussi in entrata e flussi in uscita a seconda di quanto accade in qualsiasi angolo del globo. America Latina che per propria genesi non può prescindere dal porre la propria attenzione sull’Europa e su questa fare maggiore affidamento per l’interazione politica ed economica. Un feeling più lineare di quanto per forza di cose (Dottrina Monroe) è ed è stato quello con gli Stati Uniti. Un legame che interessa più il Sud Europa ovviamente, ma che con il tempo ha finito con l’includere l’insieme del partenariato europeo. Europa unico blocco con il quale dialogare e magari cercare di entrare in buoni affari (da tempo si cerca l’accordo bilaterale tra Mercosur e UE). Europa unica entità per trarre spunti utili per giungere ad una difficile integrazione sudamericana, almeno sino al 23 giugno.

La Brexit infatti ha reso il modello europeo meno modello per via di quell’eccesso finanziario e bancaria che ha finito con il logorare la condivisione politica e sociale. Certo l’Inghilterra non era parte dell’unione monetaria, ma per molti in Sud America costituisce il tassello d’inizio di un domino inarrestabile capace di far crollare tutto il progetto fino al ripristino di singole sovranità. Questo il pensiero ad esempio dell’analista di economia e geopolitica Germán Gorraiz López, che su Telesur già il 17 giugno parlava di Brexit e declino dell’UE. D’altronde è un concetto ripreso anche dalla stampa venezuelana che richiama l’attenzione su una più ideologica sconfitta per la globalizzazione. Tale visione deriva dalla rottura del legame tra Stati Uniti e Europa proprio con il venir meno dell’Inghilterra vista dai più quale anello di congiunzione o ‘Cavallo di Troia’ statunitense nel Vecchio Continente. In Argentina invece si vive la Brexit tra il fervore nazionalista e la preoccupazione neoliberale. Il Regno Unito non ha mai avuto grandi estimatori nel paese del Cono Sud per via per la secolare questione delle Malvinas e lo stesso fatto di vedere l’acerrimo rivale in difficoltà spinge molti a chiedere una posizione di forza da parte di Buenos Aires sulla controversia riguardante il vicino arcipelago.

L’informazione che non paghi per avere, qualcuno paga perché Ti venga data.

Hai mai trovato qualcuno che ti paga la retta dell’asilo di tuo figlio? O le bollette di gas, luce, telefono? Io no. Chiediti perché c’è, invece, chi ti paga il costo di produzione dell'Informazione che consumi.

Un’informazione che altri pagano perché ti venga data: non è sotto il Tuo controllo, è potenzialmente inquinata, non è tracciata, non è garantita, e, alla fine, non è Informazione, è pubblicità o, peggio, imbonimento.

L’Informazione deve tornare sotto il controllo del Lettore.
Pagare il costo di produzione dell’informazione è un Tuo diritto.
"L’Indro" vuole che il Lettore si riappropri del diritto di conoscere, del diritto all’informazione, del diritto di pagare l’informazione che consuma.

Pagare il costo di produzione dell’informazione, dobbiamo esserne consapevoli, è un diritto. E’ il solo modo per accedere a informazione di qualità e al controllo diretto della qualità che ci entra dentro.

In molti ti chiedono di donare per sostenerli.

Noi no.

Non ti chiediamo di donare, ti chiediamo di pretendere che i giornalisti di questa testata siano al Tuo servizio, che ti servano Informazione.

Se, come noi, credi che l’informazione che consumiamo è alla base della salute del nostro futuro, allora entra.

Entra nel club L'Indro con la nostra Membership

Condividi.

Sull'autore

End Comment -->