lunedì, Aprile 19

La Borsa italiana parla più francese L’operazione odierna ha fatto nascere «la prima piazza europea con oltre 1800 società quotate e 4.400 mld di capitalizzazione»

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Da Londra a Parigi, dal London Stock Exchange Group – che l’aveva acquistata – al consorzio Euronext, la borsa paneuropea, che l’ha rilevata oggi per € 4,325 miliardi con il supporto di Cassa Depositi e prestiti (CDP) e  Banca Intesa San Paolo.

L’annuncio della dismissione di Borsa Italiana era stato dato meno di un mese fa, il 18 settembre, quando la London Stock Exchange  Group (LSEG) annunciò di voler alienare l’intero pacchetto di Borsa Italiana detenuto da LSEG in seguito alla richiesta di dismissione avanzata dalla commissaria Antitrust della Commissione europea per evitare problemi di incompatibilità in vista della transazione tra LSE e Refinitiv per l’acquisto di LSE.

Era dal 31 luglio che LSEG cercava un acquirente per una parte del pacchetto in suo possesso di Borsa Italiana in vista del completamento della transazione con Refinitiv.

In seguito alle reazioni dell’Antitrust europeo, LSEG decise però di evitare lo ‘spezzatino’ e venne lanciata l’ipotesi di una vendita in toto di Borsa Italiana nell’interesse anche degli investitori di ambo le parti.

Dall’ inizio della trattativa vera e propria con MTS SpA (il consorzio acquirente) è stato un crescendo di annunci fino a quello, giunto in queste ore, dell’accordo finale.

Già il 30 gennaio 2019 Il Presidente del Consiglio Giuseppe Conte aveva enfaticamente sottolineato che «la Borsa è uno strumento potentissimo per innalzare il benessere di tutti i cittadini e indirizzare le risorse verso il loro uso più efficiente. Concorrenza, legalità e trasparenza sono i migliori alleati per una finanza più sana e più giusta».

In quell’occasione Conte aveva anche auspicato per l’Italia di avere «sempre più titoli quotati e di avere sempre una forte capacità di attrarre le aziende». E aveva aggiunto che «la Borsa consente di gestire le attività finanziarie in modo trasparente e legale, valori che dobbiamo perseguire per una finanza sana e più giusta». Fu un discorso quello di Conte che spezzò anche una grossa lancia a favore della «semplificazione» e di una rapida adozione di «procedimenti amministrativi più snelli». Fu la prima visita ufficiale del premier Conte a Milano e la visita alla Borsa fu la sua prima tappa insieme al Presidente Sergio Mattarella in occasione del centenario dell’ABI .

In quell’occasione il presidente Mattarella ricordò «la centralità del ruolo del mercato nel processo di ripresa del Paese».  Tanto per far capire il valore che anche l’Italia attribuisce all’operazione conclusasi oggi.

Un’operazione che corona un decennio di aumenti delle società italiane quotate sui mercati borsistici: 258 nuove società sono state ammesse a quotazione, in 217 casi in seguito a offerta pubblica, portando il totale delle società quotata dalle 296 del 2009 alle 367 di fine settembre 2020). Il massimo storico era stato di 375 a fine 2019.

Da Bruxelles esulta il gruppo M5S secondo cui l’ingresso di Cassa Depositi e Prestiti in Euronext e l’acquisizione di Borsa Italiana «è una soluzione a servizio del Sistema Paese».

L’operazione odierna ha fatto così nascere «la prima piazza europea con oltre 1800 società quotate e 4.400 mld di capitalizzazione».  Secondo l’On Tiziana Beghin (M5S), che presiede la Commissione Affari Economici e Monetari del Parlamento europeo, «Borsa italiana potrà ora proseguire il suo lavoro di rafforzamento delle PMI italiane. Siamo fiduciosi che la Commissione europea darà il suo ok all’acquisizione di Euronextin tempi rapidi» a tutto vantaggio dell’economia italiana.

Per la London Stock Exchange l’operazione ha rappresentato un notevole impulso alle sue finanze. L’acquisto di Borsa italiana le era costato 1,6 miliardi di euro. La vendita di oggi ha più che raddoppiato questa cifra. Non è stato quindi necessario il ventilato ricorso dell’Italia al suo ‘golden power’, la possibilità dello stato italiano di ricorrere alla ‘golden share’, l’azione d’oro che permette di far pesare la mano dello stato per scompaginare operazioni che lo stato ritiene non idonee agli interessi del Paese.

L’amministratore delegato di Euronext, Stephane Boujnah già prevede risparmi netti di 45 milioni di euro per chiudere il bilancio di quest’anno al lordo delle tasse. Al netto potrebbero essere 350 milioni, il che potrebbe significare per Borsa Italiana un profitto del 4% circa.

Per il nuovo gruppo nato oggi si ipotizzano profitti di  € 1,4  miliardi e una posizione di prestigio nei listini europei, secondo quanto scrive oggi la Reuters.

Boujnah ha inoltre fatto altre concessioni per sostenere l’operazione: la Cassa Depositi e Prestiti insieme a Intesa San Paolo hanno potuto sottoscrivere quasi un terzo dei € 2,4 miliardi di una nuova emissione e ottenere una quota di partecipazione del 9% in Euronext con la nomina di un nuovo Presidente italiano.

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