martedì, Aprile 20

La Bolivia difende la coca, la pianta sacra

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Per riuscire ad avere accesso al mercato statunitense e poter esportare con più tranquillità i suoi prodotti tessili, la Bolivia, nel 2002, ha dovuto adottare l’Andean Trade Promotion and Drug Eradication Act (Atpdea – Ley de Preferencias Arancelarias Andinas y Erradicación de la Droga) insieme a Perù, Ecuador e Colombia. Si tratta di una legge statunitense che risale al periodo in cui gli Usa, con George W. Bush, cominciavano la ‘guerra alla droga‘ che prosegue da anni in America Latina e, in particolare, in Colombia, con insuccesso. La cocaina continua, infatti, a raggiungere gli Usa e l’Europa, in quantità massicce.
Se da un lato, l’Aptdea accorda diversi vantaggi riguardanti i diritti doganali, dall’altro costituisce un problema. Il Presidente socialista della Bolivia, Evo Morales, ha spiegato che «in cambio la Bolivia ha dovuto sradicare le piantagioni di coca ed accettare che si installassero sul suo territorio delle basi Usa , sotto il pretesto di lottare contro il traffico di droga». Una cosa per niente facile da accettare per Morales, ex coltivatore di coca e sindacalista dei cocaleros indios, che si è a lungo battuto contro quelli che ritiene i ‘pregiudizi’ contro la foglia di coca dalla quale viene prodotta la cocaina. Per il Presidente, così come per la maggioranza dei boliviani,  la coca è una pianta sacra che la costituzione, dal 2009, consacra come «patrimonio culturale, risorsa naturale rinnovabile della biodiversità boliviana e fattore di coesione sociale». Per questo la Bolivia ha deciso di dire basta all’Aptdea, reputandola un’intrusione, visto che è compito delle leggi e della tradizione boliviana proteggere e gestire la cocaina. Secondo Morales, quella degli Usa è un’intrusione inammissibile, da parte di un Paese che è il più grande consumatore di droga nel mondo. Il Presidente ha anche accusato gli Usa: «Gli Stati Uniti utilizzano la lotta contro il traffico di droga in Bolivia, così come in alcuni altri Paesi, a fini puramente geopolitici. Noi non lo accettiamo. La lotta contro il traffico di droga è una responsabilità di tutto il mondo e il ricatto è inammissibile».

(Video tratto dal canale Youtube: TeleSUR tv)

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