mercoledì, Maggio 12

La Bibbia malese ha vinto Il fatto

0

image

Bangkok – Le 321 copie della Bibbia della Società Biblica di Malaysia BSM che erano state sequestrate da parte del Dipartimento Religioso Islamico di Stato di Selangor  sono state riconsegnate all’Associazione delle Chiese a Sarawak.

Le Bibbie scritte in lingua Malay e Iban sono state presentate all’Arcivescovo di Kuching, Reverendo Bolly Lapok, durante una cerimonia semplice che si è tenuta venerdì scorso presso l’Alam Shah Palace di Klang.

La consegna a mano è avvenuta in presenza del Suiltano di Selangor, Sharafuddin Idris Shah, e del capo del Ministero Azmin Ali. Vi erano anche alti esponenti ufficiali di Jais oltre a leader e rappresentanti della Comunità cristiana.

La consegna ufficiale, di fatto, pone fine ad una controversia che era nata a Gennaio di quest’anno quando il Dipartimento Religioso Islamico di Stato di Selangor ha criticato i contenuti della premessa della Società Biblica di Malaysia nel Damansara ed ha sequestrato le Bibbie sulla base del fatto che si sia ritenuto che esse contravvenissero una legge promulgata nel 1988 che previene e vieta l’uso della parola “Allah” per i non-musulmani.

Poi, il Presidente della Società Biblica di Malaysia, Lee Min Choon ed il capo dell’ufficio preposto Sinclair Wong sono stati persino posti in stato di detenzione durante il raid attuato dalle forze pubbliche governative, successivamente rilasciati dietro pagamento di una cauzione.

Il caso è stato consegnato al Procuratore Generale  delle Camere dal Governo di Selangor.

A Giugno, il Procuratore Generale Abdul Gani Patail ha dichiarato il caso chiuso ed ha ordinato al Dipartimento Religioso Islamico di Stato di Selangor di restituire le Bibbie sequestrate alla Società Biblica di Malaysia, dato che si è riscontrato che il contenuto dei testi tradotti non vanno fuori dai limiti stabiliti dalla legislazione corrente.

In ogni caso, il Consiglio Religioso Islamico di Selangor MAIS non è stato mai d’accordo col parere espresso dal Procuratore Generale di chiudere il caso ed ha rifiutato di restituire le Bibbie. Anzi, ha confermato che avrebbe continuato a sequestrare le copie non autorizzate delle Bibbie, contenenti la parola “Allah” ed ha proceduto all’arresto coloro che le avevano distribuite.

Il Governo di Selangor, all’epoca dei fatti guidato da Khalid Ibrahim, è andato avanti ed ha fatto sue le premesse del Procuratore generale, dove si stabilisce che le Bibbie sequestrate non sono tema di sicurezza nazionale.

Khalid ha riferito l’intero materiale al Palazzo di Governo, il Sultano Sharafuddin ha chiesto alla Società Biblica di Malaysia e al Dipartimento Religioso Islamico di Stato di Selangor di condurre tutta la materia sul tavolo di lavoro delle Corti così che avrebbero potuto decidere sul merito ovvero se restituire oppure no le copie della Bibbia in oggetto.

L’appena eletto capo locale di Selangor Azmin Ali ha voluto incontrare entrambe le autorità religiose agli inizi di questo mese per cercare di raggiungere la strutturazione di una risoluzione permanente sulla materia ed ha affermato che il destino delle Bibbie sarà conosciuto presto.

Quanto avvenuto venerdì scorso, a seguito della decisione del Procuratore Generale del mese di Giugno chiarisce in via definitiva la più corretta interpretazione di Legge che –nei fatti- è stata infranta proprio da parte istituzionale e governativa con lì’imposto sequestro di Gennaio. I vertici della Società Biblica della Malaysia invitano, ora, alla discreta accettazione di quella che potrebbe prefigurarsi come una vittoria di una confessione religiosa minoritaria in una Nazione a maggioranza musulmana (60 per cento) e terza dopo il Buddhismo. Questo sarebbe anche il motivo della cerimonia semplice e dimessa di venerdì scorso, ovvero, la riconsegna ufficiale delle Bibbie sequestrate a Gennaio. Nessuna richiesta di scuse ufficiali né alcuna richiesta di danni d’immagine, morali o di altro genere.

Si ritiene che alla base degli atti violenti e dei soprusi di Gennaio, compreso il sequestro delle copie della Bibbia così come gli attacchi fisici a chiese ed edifici cristiani, vi sia una errata interpretazione di Legge a causa della controversa sentenza della Corte d’Appello, la quale impediva al settimanale cattolico ‘Herald Malaysia’ di usare la parola “Allah”. Subito dopo la sentenza, alcuni funzionari del Ministero degli Interni hanno bloccato duemila pubblicazioni della rivista citata dell’Arcidiocesi di Kuala Lumpur presso l’Aeroporto di Kota Kinabalu, nello Stato di Sabah.

Con il precedente giuridico dell’espressione e della interpretazione della Corte d’Appello, le Forze dell’Ordine hanno ritenuto doveroso verificare se la pubblicazione fosse “conforme” allo stesso dispositivo emesso dai magistrati della Corte d’Appello e quindi procedere alla verifica sull’eventuale uso non legalmente concesso dell’uso della parola “Allah”: da qui la “necessità” dei sequestri.

Sebbene terza e minoritaria, la confessione religiosa cattolica raccoglie 2.6 milioni di aderenti e fedeli. La pubblicazione di un dizionario latino-malese vecchio di 400 anni –fanno notare gli osservatori locali- conferma che –fin dall’inizio- il termine “Allah” era già usato per definire Dio nella Bibbia nella sua versione locale.

Non sono mancati momenti di tensione, la comunità islamica locale oltre alla distruzione delle copie delle Bibbie sequestrate, chiedeva che si potesse procedere ad ulteriori sequestri, irruzioni nelle Chiese per verificare se vi fosse materiale considerabile fuori-legge e porre sotto controllo i movimenti, in questo settore, da parte della comunità cristiana locale. La Procura Generale, nelle cui mani è stata posta la questione dallo stesso Sultano di Selangor perché si potesse procedere a dirimere in modo chiaro e definitivo l’intera materia, ha finito quindi col ritrovarsi contrapposta al Consiglio Religioso Islamico di Selangor (uno dei 13 Stati della Malaysia). Per la magistratura, infatti, le Bibbie non rappresentano alcun pericolo per il Paese e l’Islam e il Dipartimento Religioso Islamico di Selangor JAIS ha commesso un errore nel sequestrare i testi sacri. Gli islamisti si son sempre detti contro la Procura generale per le sue decisioni ed ha sempre proclamato di voler procedere non solo sulla strada dei sequestri e se possibile delle distruzioni dei testi sacri cristiani ma anche per le vie legali, fino a quando non fosse riconosciuto un ipotetico “diritto” a poter distruggere le copie della Bibbia.

 

L’informazione che non paghi per avere, qualcuno paga perché Ti venga data.

Hai mai trovato qualcuno che ti paga la retta dell’asilo di tuo figlio? O le bollette di gas, luce, telefono? Io no. Chiediti perché c’è, invece, chi ti paga il costo di produzione dell'Informazione che consumi.

Un’informazione che altri pagano perché ti venga data: non è sotto il Tuo controllo, è potenzialmente inquinata, non è tracciata, non è garantita, e, alla fine, non è Informazione, è pubblicità o, peggio, imbonimento.

L’Informazione deve tornare sotto il controllo del Lettore.
Pagare il costo di produzione dell’informazione è un Tuo diritto.
"L’Indro" vuole che il Lettore si riappropri del diritto di conoscere, del diritto all’informazione, del diritto di pagare l’informazione che consuma.

Pagare il costo di produzione dell’informazione, dobbiamo esserne consapevoli, è un diritto. E’ il solo modo per accedere a informazione di qualità e al controllo diretto della qualità che ci entra dentro.

In molti ti chiedono di donare per sostenerli.

Noi no.

Non ti chiediamo di donare, ti chiediamo di pretendere che i giornalisti di questa testata siano al Tuo servizio, che ti servano Informazione.

Se, come noi, credi che l’informazione che consumiamo è alla base della salute del nostro futuro, allora entra.

Entra nel club L'Indro con la nostra Membership

Condividi.

Sull'autore

End Comment -->