lunedì, Settembre 27

La bellezza dei down e si alza l'audience field_506ffb1d3dbe2

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Il festival di Sanremo è un mistero: oltre 43% di share e se chiedi in giro non trovi nessuno che ti dica di averlo guardato. Per quanto mi riguarda non mi sono piazzata sul divano di fronte al festival della canzone italiana. Solo qualche sera fa, durante una sessione di zapping compulsivo, mi sono fermata per qualche minuto di fronte al monologo sulla bellezza di Luciana Littizzetto. Guardo poco la televisione. Ricordo la Littizzetto prima che venisse criticata per i compensi sa capogiro, quando ancora era famosa per libri come “sola come un gambo di sedano”, che ha contribuito in maniera sostanziale a farmi sentire una persona normale durante la dura fase dell’adolescenza. Mi aspettavo quindi qualcosa di diverso in quei tredici minuti di monologo sulla bellezza.

L’inizio in verità è stato scoppiettante, degno della Luciana pungente, acida e fastidiosamente vera che ricordavo, con un anatema nei confronti delle donne che ricorrono alla chirurgia estetica per non invecchiare: «per le donne ultimamente la bellezza sta diventando una ossessione: ci facciamo segare, piallare, pur di non perdere colpi. Alcune più invecchiano e più ringiovaniscono, come tante Benjamin Button. A 50 anni certe sembrano veline di Striscia, ma com’è possibile? Poi le guardi bene ed è come girare un gilet di pelle, che si vedono tutte le cuciture!».

Come darle torto? La bellezza a tutti i costi che si vede in tv e sulle copertine delle riviste ci sta rovinando la vita, a noi donne normali con le mani screpolate dai detersivi con cui puliamo casa. «La verità è che uno nella vita può fare quello che vuole ma la bellezza non è perfezione, è strappo, inquietudine. Siamo tutti diversi, a volte drammaticamente, ma un mondo di uguali è orribile, un incubo, era così nei sistemi totalitari, dove si ammazzavano i diversi». Anche in questo caso mi ha trovata d’accordissimo.

Ci sono donne bellissime che non portano una 42, ci sono uomini bellissimi che non se ne stanno nel Mulino Bianco a sfornare focaccine con un accento imbarazzante. Ci sono donne che non ricorrono alla chirurgia estetica per ringiovanire perché non se lo possono permettere e dagli ostacoli economici imparano che ciascuna età ha un proprio modo di essere bella. No, non ammazziamo i diversi perché diverso è bello. Ma fino a un certo punto.

Fino a quel momento ero in piena standing ovation per Luciana Littizzetto, che stava facendo della normalità qualcosa di veramente bello. Poi il palco è crollato, con una Luciana in preda ad una crisi di buonismo. «La bellezza è Lucia Annibali, che ha avuto il coraggio di ripartire e di affrontare quel mostro a testa alta». Lucia Annibali, l’avvocatessa sfregiata con l’acido da parte del proprio compagno, porta letteralmente sul volto i segni di una gelosia e di una possessione che a volte gli uomini disturbati provano nei confronti delle proprie donne. Ma Lucia Annibali non si è lascita andare, non si è nascosta, ma sta affrontando il proprio ex compagno in tribunale per avere giustizia.

Lucia Annibali è una donna bella. Non bella in senso stretto, ma affascinante e sicuramente carismatica. Di un carisma positivo, di quelli che spero trascinino molte donne verso la soluzione giusta, verso una reazione che metta fine alla sopportazione di una violenza che non ha ragioni o giustificazioni.

Per Luciana Littizzetto la bellezza è anche un bambino down che fa il testimonial per una marca di abbigliamento inglese. La conduttrice si chiede quando un bambino down, con la propria bellezza, verrà inserito nella famiglia perfetta considerata dalla Barilla. Sapete che cosa mi sembra questo? Un colpo basso. Buonismo.

E’ facile ricordare, dato che è stato solo poco tempo fa, le parole con cui il signor Barilla spiegava perchè non ci sarebbe mai stata una famiglia omosessuale nei propri spot: la famiglia Barilla è un’altra, è la famiglia più “tradizionale”. Così come mi è sembrato buonismo di bassa lega quello della Buitoni, che subito si è lanciata in una campagna di apertura spassionata alle famiglie omosessuali, così non mi è piaciuta questa uscita della Littizzetto.

Buonismo puro anche per una evidente distorsione del concetto di bellezza ed una strumentalizzazione dei bambini con sindrome di down per alzare l’audience. I bambini down possono essere belli o brutti, intelligenti o stupidi, grassi o magri. Il fatto di essere affetti dalla sindrome di down non li rende più belli o più brutti dei cosiddetti bambini normodotati. I bambini con sindrome di down rimangono prima di tutto bambini, individui con una propria fisicità ed un proprio carattere e, a mio avviso, meritano di più del nostro buonismo: meritano la nostra considerazione come persone.

Esistono modi differenti delle recinzioni e del filo spinato per emarginare le persone: considerarle belle a prescindere, considerarle speciali a prescindere, senza dar loro la possibilità di dimostrare quanto valgano, solo perché in qualche modo li consideriamo inferiori rispetto a noi, è uno di questi modi.

 

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