lunedì, Aprile 12

La bella promessa I professionisti della politica, i dilettanti dell'umanità

0

 timthumb.php

Qualche volta chi disdegna Facebook, pur guadagnando tempo o considerazione ‘alto-intellettuale’, perde emozioni irripetibili. Mi è accaduto due giorni fa, inciampando nel veritiero racconto di un amico sconosciuto. L’ho letto una volta, una seconda, finché ho deciso di rilanciarlo nel social.

Lo trascrivo integralmente per allietare l’animo dei lettori:

«Questa mattina, mentre stavo uscendo con l’auto, passa un anziano del mio paese (93 anni, portati bene, il suo bastone e la magrezza di una vita da operaio), mi fa cenno, abbasso il finestrino, e lui mi chiede in dialetto: “E’ vero che ti candidi come sindaco di Lugo?”. Ho sorriso e gli ho detto di sì. Allora lui mi fa: “Io ti do il voto, però se ti eleggono, devi farmi una promessa”. Io gli ho chiesto quale, e lui: “Devi rifare il Tondo com’era (il Tondo è il parco pubblico della città, una volta vi correvano i cavalli, c’era la pista per l’atletica e anche il campo sportivo dove giocava il Baracca Calcio)”. Gli ho detto di sì, che glielo promettevo, e poi gli ho domandato il perché, e lui: “Allora, se rifai il Tondo com’era devi rimettere su anche la tribuna, quella di una volta, con le colonne di ferro coi ricci, dove la gente si metteva per vedere i cavalli, i corridori a piedi e in bicicletta e le partite, era bella”. E io: “L’ho vista nelle fotografie, era stile Liberty, ma perché la tribuna ? C’è un motivo particolare ?”. E lui: “Nel 1940, prima di partire per la guerra, là seduto, ho dato il primo bacio alla mia morosa, quella che poi è diventata mia moglie, lei adesso non c’è più, ma prima di morire mi piacerebbe sedermi su quegli scalini ancora una volta”. Gli ho allungato la mano, ci siamo guardati negli occhi, e lui me l’ha stretta forte, come avesse ancora 20anni».

Gian Ruggero Manzoni è un artista. Ha esposto le sue opere in tutto il mondo, pubblicato raccolte di poesie e romanzi, ed è ben orgoglioso che la sua famiglia sia lughese da decine di generazioni, fino a risalire al XVI secolo. Dunque, egli è un poeta. Se non lo fosse, non avrebbe trascritto a memoria questo dialogo, con l’immediatezza di chi non conosce calcoli e sente che un minuto di commozione abbia comunque un valore infinitamente più alto. Tuttavia sa bene che uno qualsiasi tra i cosiddetti professionisti della politica (ma dilettanti dell’umanità) sminuzzerebbe in cento se e in mille ma la sua intenzione di rifare il Tondo. E con tutto ciò lui andrà avanti con la sua intenzione, in nome del suo vecchietto operaio, per non tradire la sua ultima aspirazione, di sedersi daccapo su quegli scalini e ripensare al suo bacio.

Pare incredibile parlare di queste cose oggi, tra le macerie di una prassi politica che non tien conto delle aspettative minime o massime di chicchessia, di una banda di amministratori brutti e cattivi che macina affari tra lo sgomento e l’indifferenza dei suoi elettori, come se quel filo, evocato con tanta retorica in campagna elettorale, altro non fosse che la solita lenza di sempre, lanciata con stanchezza all’abbocco di una pesca già abituata a tutto. Eppure, uno dei maggiori delitti di una classe politica così malaccorta è stato proprio quello di trasformare in volgare clientelismo l’originario candore del rapporto tra il singolo cittadino e il suo amministratore. Con il primo che chiede al secondo, e lo fa condizionando il suo voto alla risposta specifica che ne verrà. Ti voto se. Ti voto se crei degli spazi per l’infanzia nel mio quartiere, ti voto se cancelli questa schifezza di festa del cinema, ti voto se chiudi la discarica, ti voto se blocchi la Tav, ti voto se non la blocchi… E così, allo stesso modo, quel baldo novantatreenne dalla stretta forte ha deciso di dare la sua preferenza a Gian Ruggero Manzoni, al sindaco che gli ricostruirà il Tondo com’era un tempo. Gliel’ha assicurato, forse era un’idea che già gli girava in testa, quella di riconvertire l’area adiacente viale Orsini, ora adibita a parco, a luogo di sport e di spettacolo, magari tirando su la vecchia romantica tribunetta, chissà…

Moltiplicando per dieci gli abitanti di Lugo si arriva più o meno al numero degli abitanti l’Islanda. Si dirà: che c’entra? Beh, un po‘ c’entra, perché poco tempo addietro il loro Primo Ministro aveva la buona abitudine di ricevere una volta a settimana i suoi concittadini per ascoltare dalla loro viva voce ogni tipo di richiesta, di pretesa o di doglianza. E di rispondere, come cortesia voleva, sì, no, vedremo… Da noi non funziona più così. Si narra che Giulio Andreotti questa usanza l’avesse mantenuta, come a esorcizzare gli allori conseguiti. Si dice che ricevesse le persone e le ascoltasse. Lo faceva per mantenere consenso? Probabile. Questa sua pratica fu eretta a sistema dai vari Sbardella ed Evangelisti? Sicuro. Eppure, al principio, era quella la vera politica, dei democristiani come dei comunisti. Era sapere cosa pensasse l’elettore, era risolvere o meno i suoi problemi anche per potergliene ricordare (perché no?) al successivo turno elettorale. Non questo modo idiota e acefalo di fare massa attraverso la digitazione di un parere sostanzialmente anonimo ma con la propria voce e la propria faccia, apertamente. Che tutto questo ce lo insegni uno della classe 1921, la dice tutta sull’abisso di colpevole oblio in cui è precipitato il popolo italiano. Non riusciamo nemmeno più a reclamare o a protestare presso chi di dovere, e così restiamo zitti, in nome della ‘collettività’ e per conto della ‘rete’. Che vivono e decidono per noi. A parte la bella promessa di Gian Ruggero Manzoni.                     

 

 

L’informazione che non paghi per avere, qualcuno paga perché Ti venga data.

Hai mai trovato qualcuno che ti paga la retta dell’asilo di tuo figlio? O le bollette di gas, luce, telefono? Io no. Chiediti perché c’è, invece, chi ti paga il costo di produzione dell'Informazione che consumi.

Un’informazione che altri pagano perché ti venga data: non è sotto il Tuo controllo, è potenzialmente inquinata, non è tracciata, non è garantita, e, alla fine, non è Informazione, è pubblicità o, peggio, imbonimento.

L’Informazione deve tornare sotto il controllo del Lettore.
Pagare il costo di produzione dell’informazione è un Tuo diritto.
"L’Indro" vuole che il Lettore si riappropri del diritto di conoscere, del diritto all’informazione, del diritto di pagare l’informazione che consuma.

Pagare il costo di produzione dell’informazione, dobbiamo esserne consapevoli, è un diritto. E’ il solo modo per accedere a informazione di qualità e al controllo diretto della qualità che ci entra dentro.

In molti ti chiedono di donare per sostenerli.

Noi no.

Non ti chiediamo di donare, ti chiediamo di pretendere che i giornalisti di questa testata siano al Tuo servizio, che ti servano Informazione.

Se, come noi, credi che l’informazione che consumiamo è alla base della salute del nostro futuro, allora entra.

Entra nel club L'Indro con la nostra Membership

Condividi.

Sull'autore

End Comment -->