sabato, Dicembre 4

La BCE è un’impresa sociale: ecco perchè! La storia esprime il carattere 'sociale' delle banche centrali e dunque anche della BCE, ma il futuro potrebbe accrescere ancora di più questa funzione. In vista: l'intervento diretto della banca centrale sul welfare, in particolare nella forma dell’helicopter money

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Il ruolo sociale della Banca Centrale Europea (BCE) può vertere su due possibili prospettive: il compito che oggi viene dato all’autorità monetaria e i possibili sviluppi delle sue funzioni. Su questo secondo versante, le strade sono molteplici.

Innanzitutto, partiamo dal concetto di socialeNel mondo corporate, un’impresa si definisce ‘sociale’ quando produce e scambia beni e servizi utili all’interesse generale, con o senza distribuzione di utili e in un’ottica di gestione finalizzata all’equilibrio economico aziendale. L’obiettivo dell’impresa sociale è, quindi, la generazione di un equilibrio economico e finanziario per mezzo del quale si possa arrivare ad avere un impatto sociale. Il profitto, perciò, è massimizzato solo in funzione dello scopo prioritario di soddisfazione di bisogni sociali.

Una banca centrale, da questo punto di vista, si può considerare a tutti gli effettisocialein quanto ha come scopo primario (unico) un interesse generale. Una banca centrale non persegue profitto e mantiene un equilibrio di bilancio finalizzato a soddisfare i suoi obiettivi di interesse pubblico, avendo dunque un ruolo sociale fondamentale.

Guardando anche all’origine delle banche centrali, vediamo che esse hanno intrinsecamente una funzionesociale‘ fondamentale, quella della stabilità dei prezzi, che il sistema iniziale decentralizzato della emissione di moneta non poteva garantire (sistema peraltro in gran parte privatistico). Per questo motivo, a partire dalla fine dell’800 si sono diffuse le banche centrali nazionali, con la funzione di mantenere in equilibrio il sistema finanziario e l’inflazione. In un primo tempo, le banche centrali servirono proprio a ristabilire l’equilibrio finanziario, notevolmente compromesso anche a cause delle enormi spese statali (si pensi, ad esempio, agli enormi costi per le casse dello Stato delle guerre di indipendenza italiane). Con il Gold Standard, successivamente, il principale compito delle banche centrali si affermò essere la stabilità dei prezzi. Ancora oggi, il ruolo fondamentale delle banche centrali rimane lo stesso: ilwhatever it takesdi Mario Draghi, per citare la frase più famosa di un banchiere centrale, mirava proprio alla salvaguardia del valore monetario dell’euro e dei relativi prezzi.

Nel tempo, le banche centrali hanno assunto anche ulteriori obiettivo, come la stabilità dei tassi di cambio tra valute estere. Si pensi al periodo successivo alla fine della seconda guerra mondiale, il gold-exchange standard, in cui le monete nazionali erano convertibili in dollari nei limiti di tassi di cambio minimi e massimi, con uno scarto massimo del 2% rispetto alla parità iniziale fissata. Con la fine del gold-exchange standard nel 1971, si è però entrati in un sistema di moneta completamente fiduciaria (da qui l’importanza della credibilità e autonomia della banca centrale) e il controllo dell’inflazione è rimasto il principale obiettivo.

Le banche centrali, però, sono andate oltre questa funzione primaria. La pressione politica e sociale sulle banche centrali aumentò molto, soprattutto dopo la seconda guerra mondiale, al fine di sostenere la crescita e l’occupazione. Purtroppo, questo fu a volte a scapito della loro autonomia, ma in generale, servì a dare alle banche centrali una nuova funzione ‘sociale’: quella di supportare una crescita sostenibile ed equilibrata per le finanze dello Stato e del sistema finanziario.

Ecco, dunque, che la banca centrale ha una funzione ‘sociale’ ben precisa: prioritariamente, garantisce la stabilità dei prezzi, necessaria per uno sviluppo economico sostenibile, regolando l’inflazione. Inoltre, la banca centrale promuove lo sviluppo e le politiche economiche. Lo statuto della BCE, in particolare, è chiaro su questo: l’obiettivo della BCE è, infatti, la stabilità dei prezzi e, fatto salvo quest’ultimo, il sostegno alle politiche economiche generali dell’Unione Europea.

Se ci fermassimo qui, potremmo dire che le banche centrali svolgono di per sè funzioni utili all’interesse generale e potremmo ritenerci soddisfatti. Le recenti contraddizioni e problematiche in seno allo sviluppo del mercato capitalistico e, più recentemente, alla forte crisi economica e sociale dovuta alla pandemia, portano a più ampie riflessioni sui possibili ruoli ulteriori che la banca centrale potrebbe avere.

Infatti con il termine ‘sociale’ si può intendere un interesse generale, ed in questo la politica monetaria è molto efficace, ma ci si può riferire anche ad un più concreto intervento di welfare a sostegno di uno sviluppo di equo e inclusivo.

Un intervento diretto della banca centrale sul welfare è un tema che sta riemergendo fortemente negli ultimi anni, e soprattuto dal 2020, in particolare nella forma dell’helicopter money, ideata da Milton Friedman. Con helicopermoney si intende il trasferimento di denaro direttamente ai singoli cittadini o alle famiglie operato dal governo ma finanziato dalle banche centrali. Molti economisti, tra cui Jordi Galí, Nouriel Roubini, Beatrice Weder di Mauro, Anatole Kaletsky hanno rinnovato l’idea miltoniana in chiave maggiormente sociale, con l’idea di sostenere il crollo della domanda e dei redditi a seguito dello shock esogeno dovuto al Covid-19.  

La banca centrale potrebbe, tramite lo strumento dell’helicopter money, aprire definitivamente la strada per la realizzazione di un reddito di base universale, come formulato dal Basic Income Earth Network (BIEN). Infatti, il denaro trasferito dalle banche centrali potrebbe assumere la forma di reddito incondizionato per ogni cittadino, una base reddituale assegnata al fine di sostenere la spesa sociale e la domanda interna ai vari Paesi.

Il ruolo della banca centrale verrebbe dunque ampliato fortemente, in un’ottica di sostegno rafforzato e diretto alle politiche sociali. Una rivoluzione che metterebbe al centro della scena la banca centrale non solo per lo svolgimento della politica monetaria, ma anche per un suo diretto coinvolgimento nelle politiche fiscali e diwelfare state.

Per queste ragioni, vi possono essere alcune criticità. In primo luogo, le emissioni di moneta della BCE non potrebbero finanziare gli Stati direttamente: questo andrebbe contro l’articolo 123 del Trattato sul Funzionamento dell’Unione Europea. Molti giuristi ritengono, però, che l’helicopter money sarebbe permesso dall’art. 20 del Protocollo della Banca Centrale Europea. Inoltre, ci sarebbe il problema dell’indipendenza della banca centrale dal potere della politica e la questione che scelte di politica sociale non siano in capo a organi non eletti democraticamente. A questo punto, però, in fase costitutiva dell’helicopter money si potrebbe concepire una divisione dei compiti, lasciando ai governi il controllo delle destinazioni di spesa e gli obiettivi di welfare, rimettendo invece alla banca centrale le scelte di importo e tempi dell’helicopter money in funzione della stabilita dei prezzi. Verrebbero, in questo modo, rispettati sia il principio di indipendenza che quello di democrazia. E, forse, questo darebbe anche un impulso ad una maggiore unione fiscale e politica in Europa.

In concreto, come si potrebbe realizzare tale strumento di politica monetaria ‘sociale’? Vi sono varie proposte nel dibattito, ma in generale si propone di partire con un versamento di € 200 sul conto corrente di ogni cittadino dell’Area Euro, fino a quando il target dell’inflazione al 2% non venga superato. Si potrebbe cominciare con una misura temporanea per verificare gli effetti sulla stabilità dei prezzi e, nel caso di bassa inflazione, estenderla per il medio-lungo termine. Stime di tale operazione si aggirano intorno ai 290 miliardi all’anno, una cifra molto minore rispetto al quantitative easing (si pensi che tra il 2015 e il 2018 sono stati mobilitati 2,5 trillioni di euro per il QE). Per questo, sono state proposti anche importi maggiori per il reddito di base finanziato dalla banca centrale, soprattutto nel caso di effetti moderati sull’inflazione.

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