domenica, Luglio 25

La battaglia sul futuro della Scozia Il dibattito della campagna referendaria si concentra sull’Unione Europea, l’economia e il petrolio del Mar del Nord

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Alex Salmond-scozia-referendum


Londra
–  Gli abitanti della Scozia il 18 Settembre saranno chiamati a scegliere se rimanere nel Regno Unito o diventare uno Stato indipendente. Dovranno rispondere ‘si’ o ‘no’ alla domanda «La Scozia dovrebbe essere un Paese indipendente?». La campagna è entrata nel vivo con l’avvio della fase ufficiale di pre-referendum e il dibattito intorno al futuro della Scozia e del Regno Unito si è acceso con molti interventi di politici e personaggi famosi. 

Mancano meno di 100 giorni all’evento che i nazionalisti scozzesi hanno aspettato per anni. E’ un viaggio che parte da lontano quello che accompagna il sogno di una Scozia al di fuori del Regno Unito. Già alla fine degli anni ’70 furono avanzate le prime richieste, non andate  a buon fine. Negli anni ’90, poi, la svolta. Grazie allo Scottish Act, approvato tramite referendum nel 1998, fu creato il Primo Parlamento Scozzese. Alex Salmond, attuale Primo Ministro della Scozia e leader del SNP, Partito Nazionalista Scozzese, è stato uno dei più strenui avvocati della necessità di un referendum e fautore della proposta del Referendum di Settembre.

E’ un grande evento politico che potrebbe cambiare non solamente il futuro della Scozia e del Regno Unito, ma anche il volto dell’Unione Europea. I ‘secessionisti’ hanno fatto dell’entrata nell’Unione Europea un cardine della loro campagna, sebbene non sia certo che la Scozia verrà ammessa nell’Unione. L’impegno di David Cameron, Primo Ministro del Regno Unito, di promuovere un referendum sull’uscita dell’UE nel caso fosse rieletto nelle elezioni del 2015, viene usato da Salmond e dai suoi per attirare i voti di una Scozia tendenzialmente più favorevole all’EU del resto del Regno Unito. Il sogno indipendentista della Scozia preoccupa anche  per altri motivi nel Regno Unito e in Europa. Indipendentisti in Irlanda del Nord e i secessionisti in Spagna nei Paesi Baschi, potrebbero vedere nel successo di questo referendum un precedente ed uno stimolo ad incentivare le loro battaglie per l’indipendenza.

 Insieme al futuro politico della Scozia, sono l’economia e la moneta a fare da padroni in questo dibattito.
Mentre Westminster presentava uno studio sui possibili costi per la Scozia di creare un proprio Governo e una propria Amministrazione,  è sul campo dell’economia che il Primo Ministro Scozzese ha dichiarato che la Scozia sarebbe la quattordicesima Nazione al mondo per GDP, citando numeri e figure di uno studio diffuso a fine maggio e sollevando dubbi tra i suoi oppositori.
Un’altro studio commissionato dal ‘The Guardian, ha sfidato le dichiarazioni di Salmond. Se la Scozia diventasse indipendente, suggerisce lo studio, non c’è certezza sul flusso di capitale straniero che potrebbe continuare ad entrare nell’economia del Paese. La Scozia ha infatti un alto dato di investitori stranieri, in particolari settori chiave dell’economia del territorio come salmone, scotch, servizi finanziari e i giacimenti di petrolio nel mare del Nord. Il vero campo di battaglia di questa analisi sull’economia della Scozia è, infatti, il futuro dei ‘North Sea oil‘. Ieri, ad Aberdeen, Salmond, presente ad una conferenza di settore ha dichiarato, come, riporta ‘BBC Scotland‘, che l’industria petrolifera «avrà un futuro forte e stabile in una Scozia Indipendente». Interverrà oggi sullo stesso argomento Danny Alexander, Segretario del Tesoro, che parteciperà alla stessa conferenza. Intanto, gli oppositori al sogno indipendentista di Salmond, suggeriscono che i dati sui giacimenti e sul futuro degli stessi presentati nei meis scorsi Primo Ministro Scozzese sono molto ottimistici.

 In Scozia, a coordinare le operazioni di questa  campagna, da un lato il gruppo Better Together,  guidato da Alistair Darling, ex Cancelliere dello Scacchiere durante il Governo del Primo Ministro Laburista Gordon Brown. Questo schieramento che invita a votare ‘no’ e a rimanere nel Regno Unito riceve il supporto dei Laburisti, dei Conservatori e dei Liberal Democratici. Il messaggio positivo di ‘meglio insieme’, in realtà nei giorni scorsi è stato sostituito dalla frase ‘no thanks‘, per sottolineare che al momento del voto i cittadini sono invitati a scrivere no.
Yes Scotland, è invece il motto del gruppo che sta facendo campagna referendaria a favore di una Scozia al di fuori del Regno Unito. Ne è alla guida Blair Jenkins, non un politico ma bensì un nome noto del mondo della comunicazione e televisione scozzese. La strategia di questa campagna è proprio quella di demonizzare Westminster e convincere i cittadini che la Scozia starebbe meglio se le decisioni fossero prese più vicino. 

 In molti, al di fuori dei politici coinvolti, hanno detto la loro sulla votazione imminente. «Più ho letto da fonti indipendenti e senza pregiudizi, e più sono giunta alla conclusione che se l’indipendenza ci può dare opportunità – ogni possibilità porta opportunità – porta con sé anche seri rischi». Con queste parole sul suo sito web personale, JK Rowling, autrice della saga di Harry Potter, spiega i suoi timori per una Scozia indipendente in un mondo globalizzato e giustifica la notizia di aver donato 1 milione di sterline alla campagna Better Together. Anche il Presidente degli Stati Uniti, Barack Obama, in un recente discorso a margine del G7 a Bruxelles della settimana scorsa, ha dichiarato di voler vedere il Regno Unito rimanere «forte, vigoroso e unito».

Dopo mesi in cui gli indipendentisti guadagnavano terreno nei sondaggi, a maggio nuovi dati suggeriscono che il No è ancora in testa, ma che saranno gli indecisi -circa il 20% nelle ultime rilevazioni a decidere il risultato del referendum di Settembre.
Che sia un evento politico di enorme grandezza è sottolineato anche dai più importanti bookmakers inglesi, che paragonano l’evento alle scorse elezioni americane in termine di incassi. Gli scommettitori hanno, infatti, da mesi iniziato a puntare sul risultato del Referendum e, proprio negli ultimi giorni, un residente del Surrey ha puntato 400 mila sterline scommettendo sulla vittoria del no.

 

 

 

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