martedì, Settembre 28

La “battaglia” per le miniere di Trepca

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La ripresa del dialogo tra Serbia e Kosovo, prevista a Bruxelles all’inizio di febbraio dopo alcuni mesi di pausa, non si preannuncia facile. Di recente i rappresentanti di entrambe le parti hanno iniziato a discutere sul possesso della miniera di Trepca, situata nel nord del Kosovo. Lo Stato serbo è il maggiore azionista della miniera, così come serbe sono le varie società che detengono le rimanenti quote della proprietà. Il Kosovo ha reclamato il possesso della miniera, provocando reazioni decisamente negative nella popolazione serba; a causa di ciò, il parlamento kosovaro ha posticipato la promulgazione di una decisione ufficiale sull’argomento, causando a sua volta altre grandi proteste nelle principali città del Paese.

Quella di Trepca è una delle più grandi miniere di piombo e zinco di tutta l’Europa, e contiene il 60% delle riserve metallurgiche della Serbia. L’inizio del suo sfruttamento risale all’inizio del XIV secolo. Nel periodo a cavallo tra i due conflitti mondiali lo sfruttamento della miniera fu concesso alla britannicaMines Limited’, e durante la Seconda Guerra Mondiali la proprietà passò alla società tedesca di Herman Gering. Nella Jugoslavia di Tito la miniera fu poi nazionalizzata e trasformata in una vera e propria industria mineraria e chimico-metallurgica di piombo e zinco. Attualmente, il complesso è diviso in due parti, rispettivamente a nord e a sud del fiume Ibar, ossia un territorio di confine tra la popolazione serba e quella albanese. Lo Stato kosovaro controlla la maggioranza della parte meridionale (il 70%); per quanto riguarda la parte nord, l’amministrazione della miniera sostiene che la questione dello status legale della miniera non sia ancora stata risolta e che ci sia una doppia contabilità, una per lo Stato serbo e una per lo Stato kosovaro, dal momento che la miniera è registrata in entrambi i territori.

Finora nessuno ha contestato la pretesa del Parlamento Serbo secondo la quale le tasse della miniera debbano essere di competenza del Kosovo, ma il governo serbo sta pagando salari minimi agli impiegati del complesso minerario.

L’impianto di Trepca è stato costruito grazie al lavoro degli operai stessi e grazie al denaro serbo: il Fondo di Sviluppo Serbo detiene il 55% della proprietà e altre società serbe ne posseggono più del 20%. Ci sono più di 400 milioni di dollari di credito per Trepca nell’Agenzia per la Privatizzazione Serba: la miniera di Trepca era nella lista del delle 502 compagnie statali serbe da privatizzare e c’erano già sei soggetti interessati, due serbi e quattro da altri Paesi – Ungheria, Svizzera, Canada e Stati Uniti. Tuttavia, come ha spiegato il Ministro dell’Economia serbo, la privatizzazione di Trepca è stata successivamente cancellata a causa dei negoziati di Bruxelles e della necessità di un accordo tra Belgrado e Pristina sulla proprietà e il controllo della miniera.
Il Governo serbo ha già annunciato che, qualora il Kosovo non rivedesse la propria posizione, l’Agenzia per la Privatizzazione darebbe comunque il via al processo di privatizzazione a prescindere dai precedenti negoziati.

I minerali grezzi vengono estratti nella Serbia centrale, nei comuni di Novi Pazar e Raska, dove le miniere sono ricche di piombo, zinco e argento. La maggior parte della popolazione serba residente nel nord del Kosovo lavora presso la Trepca, e avrebbe da temere per il proprio posto di lavoro qualora la proprietà passasse nelle mani del governo kosovaro. Negli ultimi giorni alcuni rappresentanti del Governo serbo hanno dichiarato che questa controversia sarà argomento di discussione nell’imminente incontro a Bruxelles, ma la notizia è stata smentita sia dalla UE che dal Governo kosovaro. D’altra parte, l’Unione Europea stessa ha imposto alla Serbia di evitare che la faccenda sulle miniere di Trepca influenzi i negoziati con Pristina.

Aleksandar Vucic, Primo Ministro serbo, ha così commentato la situazione: «Se il Primo Ministro del Kosovo Hashim Thaci ha dichiarato che non ci saranno trattative sull’argomento, deve avere un grande potere; è il leader del suo Paese. Io sono un uomo qualunque e non posso minacciare nessuno. Noi siamo pronti a parlare, pronti a dialogare. Finora il dialogo non ha avuto successo, ma vedremo cosa succederà in futuro. In ogni caso noi andremo a Bruxelles pronti a parlare di tutto» .

Maja Kocijancic, portavoce della Commissione Europea, ha sottolineato l’importanza di evitare un peggioramento della situazione. «Ci sono diverse opzioni per evitare la liquidazione di Trepca. L’UE sta attentamente monitorando la situazione» ha dichiarato.

Le autorità kosovare e alcuni ambasciatori in Kosovo sostengono che Trepca sia proprietà del Kosovo al 100% e che non ci sia spazio per alcuna negoziazione. Il Presidente del Kosovo Atifete Jahjaga ritiene che Trepca appartenga allo Stato kosovaro e la controversia possa essere risolta soltanto applicando la legge e la costituzione kosovare. Dall’altro versante, secondo il Ministro degli Esteri serbo Ivica Dacic le autorità kosovare pensano che tutto ciò che si trova sul loro territorio gli appartenga. «Sarebbe come se la Serbia dicesse che lo stabilimento dell’azienda italiana Fiat situato a Kragujevac è completamente di nostra proprietà. Può succedere, ma non in un Paese civile. Si chiama nazionalizzazione» ha spiegato.

In effetti, negli ultimi decenni la Serbia ha investito molto denaro nelle miniere di Trepca, e il Kosovo non ha il diritto di accaparrarsi tutta la proprietà serba basandosi sul fatto che la comunità internazionale ha appoggiato la sua indipendenza. Anche dopo lo smembramento della Yugoslavia non è stato facile affrontare la questione della proprietà statale; le neonate repubbliche balcaniche non si sono appropriate delle aziende statali in modo così semplice, e per alcune di loro non è ancora stato trovato un accordo.
Marko Djuric, direttore dell’Ufficio per il Kosovo e la Metochia del Governo serbo, ha dichiarato a L’Indro che le autorità serbe stanno lavorando intensamente per proteggere i propri diritti nel caso Trepca, aggiungendo che si stanno fortemente impegnando affinché il dialogo tra Belgrado e Pristina possa portare ad una soluzione.
Il dialogo è l’unico modo per risolvere queste controversie. Non importa dove si svolga, se a Bruxelles, a Belgrado o a Pristina. La proprietà è un diritto sacrosanto. Parlare dello status del Kosovo è una cosa, e parlare della proprietà è tutt’altra cosa. Non ci sono dubbi, le società serbe e la Serbia stessa sono proprietarie delle miniere di Trepca. I principali giacimenti si trovano nella Serbia centrale e nell’ultimo trimestre del 2014 l’80% dei minerali grezzi sono stati estratti in quei territori” spiega Djuric, sottolineando la necessità di aprire al più presto i negoziati: non sarebbe solo l’occasione per risolvere la controversia sulle miniere di Trepca, ma anche per parlare di tutte le altre aziende presenti sui territori del Kosovo e della Metochia e della loro proprietà. “Sfortunatamente, dopo la privatizzazione kosovara del 1999, 40.000 lavoratori serbi sono rimasti senza lavoro e senza diritto ad alcuna forma di compensazione. Questa è l’ingiustizia storica ed essenziale che ha leso i diritti delle stesse persone che hanno contribuito a costruire le miniere. Bisogna trovare una soluzione, decidere cosa appartiene a chi. E a beneficiarne saranno gli investimenti in Kosovo e la stabilità a lungo termine, ma finché su un territorio così piccolo ci saranno due gruppi con due opinioni diverse circa la proprietà dello Stato, non ci potrà essere sviluppo economico”, conclude Djuric.

 

TRaduzione a cura di Marta Abate

 

 

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