martedì, Settembre 28

La battaglia dei giusti: il settarismo sbriciola l’Iraq Mentre gli islamisti radicali avevano finora riservato il loro veleno alle potenze occidentali, spesso equiparando gli Stati Uniti e i loro alleati al diavolo, nel tentativo di giustificare le proprie azioni e rivendicazioni sanguinarie, l’improvviso cambiamento nella narrativa (da anti-occidentale a anti-sciita) potrebbe essere la rovina del Medio Oriente

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Quando, nel mese di giugno, ISIL ha annunciato il piano di devastare l’Islam sciita e distruggere tutto ciò che gli è collegato, milioni di persone, non solo in Iraq ma in tutto il mondo islamico, hanno capito che il terrore stava bussando alla loro porta. ISIL – lo Stato Islamico dell’Iraq e del Levante -un gruppo terroristico così radicale nel pensiero e brutale suoi metodi che Al Qaeda ha sentito il bisogno di prenderne le distanze- con una semplice dichiarazione ha scosso le fondamenta stesse della Ummah (comunità) islamica.

«Il popolo sciita è caduto in disgrazia. Dio non voglia che vincano su di voi. Come potrebbero vincere, già che sono politeisti? Non fermatevi prima di aver raggiunto Baghdad e Karbala. Siate pronti! L’Iraq si trasformerà in un inferno vivente per gli sciiti e per gli altri eretici», ha dichiarato il portavoce di ISIL Abu Mohammed Al-Adnani, rivolgendosi agli sconfitti di Mosul e dando il ‘la’ ad una lotta settaria che minaccia di trascinare la regione in un vortice di violenza e infiniti spargimenti di sangue.

Mentre gli islamisti radicali avevano finora riservato il loro veleno alle potenze occidentali, spesso equiparando gli Stati Uniti e i loro alleati al diavolo, nel tentativo di giustificare le proprie azioni e rivendicazioni sanguinarie, l’improvviso cambiamento nella narrativa (da anti-occidentale a anti-sciita) potrebbe essere la rovina del Medio Oriente.

Invece di proiettare il suo odio verso l’esterno, ISIL ora guarda al proprio interno, nel desiderio di intraprendere la crociata Contro un gruppo arabo. Ma se gli sciiti sono stati iscritti nella lista dei morituri di ISIL, vi si trovano in compagnia dei cristiani e di tutte le altre comunità religiose non musulmane. Crociati dei nostri giorni, i militanti di ISIL si sono rivelati -nelle ultime settimane- più crudi e cruenti, nel loro amore per le stragi, dello stesso Reginaldo di Chatillon nella sua Crociata contro il Saladino, nel XII secolo.

Alimentate dalla rabbia e da uno smodato desiderio di vendetta, le orde di ISIL potrebbero rappresentare la minaccia più immediata e potente di tutto il mondo islamico, ancor più di Israele, in quanto il loro attuale obiettivo è sgretolare l’Islam sciita su tutta la superficie terrestre. Se il Medio Oriente sarà costretto a ridisegnare sé stesso con profili settari, rischia di frantumarsi, di vedere la sua società dividersi e che un intero popolo -quello arabo- sia di nuovo funestato dai disaccordi dell’eterna disputa sull’Islam –questo scisma si è già verificato più di 1.000 anni fa, sotto l’Imam Ali (cugino e genero del Profeta Maometto) il che giustificherebbe la pretesa che il Califfato dell’Islam regni su tutti gli altri.

Gli analisti hanno già avvisato che l’Iraq potrebbe diventare il ground zero della battaglia tra i due Islam, quando sciiti e sunniti si scontreranno l’uno contro l’altro in una lotta mortale. Mentre, naturalmente, l’idea di un esercito sunnita che si oppone a un esercito sciita ricorda in qualche modo la famigerata guerra Iran-Iraq, la natura insidiosa e settaria di questo particolare conflitto lo rende ancora più pericoloso. Mentre la guerra Iran-Iraq aveva più a che fare con la sovranità nazionale e con le garanzie dell’integrità territoriale, la guerra di ISIL è un fratricidio e le sue ripercussioni sulla regione possono essere disastrose.

Non resta loro nessuna altra opzione, se non quella di combattere, perciò i musulmani sciiti di tutto l’Iraq si rivoltano contro i loro leader politici e religiosi, perché non trovano conforto nella loro guida. Una risposta è stata la fatwa del Grande Ayatollah Ali Sistani.

La fatwa

Il 13 giugno, sulla scia dei fulminei progressi di ISIL nell’area settentrionale e occidentale dell’Iraq, l’Ayatollah Sistani, il più venerato religioso sciita dell’Iraq, ha lasciato il suo abituale distacco dalla vita politica facendo valere la propria statura di leader religioso per galvanizzare gli iracheni affinché si opponessero all’assalto dei terroristi.

Il religioso 84enne ha invitato tutti gli iracheni -sunniti e sciiti- alla solidarietà reciproca, per contrastare l’ondata di terrore che minaccia di inghiottire il paese e la regione. La chiamata alla mobilitazione dell’Ayatollah Sistani ha trasmesso onde d’urto in tutto l’Iraq, mentre in migliaia si sono riversati nelle strade di Baghdad, Samarra e Karbala, promettendo di difendere l’Islam fino all’ultimo respiro.

Se la chiamata a raccolta di Sistani voleva essere universale e non settaria, in maggioranza i sunniti non hanno risposto, sentendosi poco coinvolti nella terribile urgenza della situazione e non minacciati dall’ira di ISIL.

Uomo del popolo e della democrazia, Sistani, da tempo è conosciuto per le sue posizioni moderate e la sua avversione per la violenza e vendetta. Da studioso e filantropo, Sistani ha spesso agito come figura unificante in Iraq, ed è molto amato e rispettato da tutti, nell’arena politica e religiosa. È importante ricordare che dopo che i militanti sunniti hanno attaccato la moschea di Al-Askari a Samarra, nel 2006, uno dei luoghi più sacri degli sciiti, compiendo un atto che ha scatenato la guerra civile nel paese, Sistani ha dato la colpa alla violenza settaria delle forze straniere e ha esortato la riconciliazione tra le fazioni dell’Iraq.

Ma anche se Sistani ha pensato la sua fatwa come universale, solo gli sciiti si sono identificati nel suo messaggio. Hardin Long, esperto di Medio Oriente presso il Center for American Progress, in giugno disse che fatwa di Sistani «è in sintonia con la popolazione sciita, mentre gli iracheni sunniti la ignoreranno». In effetti, anche se Sistani ha invitato tutti gli uomini iracheni abili, a prescindere dalla loro appartenenza religiosa, ad unirsi alla lotta contro ISIL, la sua fatwa rischia di esacerbare le tensioni settarie che affliggono il Paese.

Le due jihad

Come è stato previsto da molti analisti, tra i quali il Dott. Haytham Mouzahem del Beirut Center for Middle East Studies, l’Iraq ancora una volta si trova in una situazione in cui gli sciiti formano milizie simili a quelle nate all’indomani del bombardamento Al-Askari nel 2006, il tentativo è quello di fermare i progressi di ISIL, ma ciò alimenta le tensioni settarie proprio mentre gli islamisti più radicali stanno lavorando per coinvolgere i musulmani sciiti in una guerra tra le due jihad.

Pochi giorni dopo la fatwa di Sistani, a Baghdad – roccaforte sciita, il Mahdi Army -una grande milizia sciita- ha marciato per le strade in una esibizione di forza senza precedenti, incoraggiata dalle parole del religioso.

Mentre migliaia di uomini sfilavano in formazione militare perfetta, gli abitanti di Baghdad hanno ricordato il tempo delle milizie, chiedendosi per quanto tempo il governo centrale riuscirà a tenere tutti in riga e sotto controllo.

Gli iracheni ora sono intrappolati tra la rabbia di ISIL e il tuono delle milizie sciite. I residenti di Baquba, una città situata a un’ora a nord di Baghdad, dicono di avere paura, non sapendo quale forza temere di più, ma avendo paura soprattutto delle tensioni settarie, il che significa che presto diventeranno degli obiettivi loro stessi.

A nord di Baquba ci sono ISIL, il gruppo militante sunnita intenzionato a distruggere l’Iraq, e gli sciiti, che governano. A sud le milizie sciite hanno risposto con forza e stanno trasformando la prima linea in uno scontro settario che non si cura dello Stato.

Abu Mustafa, un residente della città, a fine giugno ha dichiarato a BBC: «Abbiamo Da’ash [ISIL] da un lato e Asa’ib ahl al-Haq [milizia sciita], dall’altro. Non so di chi dobbiamo avere più paura».

Quello che sta accadendo in Iraq è ancora in fase di sviluppo, e le tensioni settarie potrebbe presto divampare in tutta la regione, più in particolare nel Libano, in Siria e nello Yemen, dove si sta preparando il campo del confronto tra le due sette religiose contrapposte.

E ora che ISIL ha chiarito l’ordine del giorno contro l’Islam sciita, quanto tempo ci vorrà perché altri gruppi radicali islamici possano emulare la sua narrativa per poi incendiare l’intera regione?

 

Traduzione di Valeria Noli @valeria_noli

 

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