giovedì, Ottobre 21

La Barcellona di Colau, aspettando Valls La possibile candidatura di Manuel Valls e il calo dei consensi di Ada Colau, aprono nuovi scenari in vista delle prossime elezioni amministrative. Ne parliamo con Steven Forti, professore di Storia contemporanea presso l'Universitat Autonoma de Barcelòna

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In un eventuale candidatura, e vittoria, di Valls potrebbe mettere uno stop al movimento indipendentista catalano?

Una vittoria di Valls sarebbe vista come una sconfitta dei partiti indipendentisti, però l’interno della catalogna, cioè tutto quello che non è l’area metropolitana di Barcellona continuerà a voterà come aveva sempre fatto, con il 70% a favore di partiti che prima erano nazionalisti e ora sono diventati indipendentisti. La questione, che vincano gli uni o gli altri, rimarrà nella profonda spaccatura che si è creata tra la capitale, Barcellona, che ha metà degli abitanti dell’intera regione, ed il resto della Catalogna. La bugade propagandistica creata da Barcellona e Tarragona, che ha avuto molta visibilità mediatica, di creare una fantomatica nuova area, “Tabarnia”, indipendente dalla Catalogna qualora questa dovesse separarsi dallo Stato spagnolo, rappresenta perfettamente la profonda divisione che si è venuta a creare nella regione catalana.

Vorrei tornare un momento sulla questione dell’amministrazione interna di Barcellona. Potrebbe fare un bilancio oggettivo, sebbene provvisorio, di quello che è stato sin ad ora il mandato di Ada Colau?

Tenendo conto della governabilità assai precaria per i motivi elencati prima, direi che è un bilancio positivo. Innanzitutto una cosa non secondaria, e cioè le conseguenze della crisi economica, che hanno portato un aumento delle disuguaglianze sociali, e la questione dei rifugiati. Ada Colau ha avuto una posizione forte in difesa dell’accoglienza, che si è visto anche nel dibattito Ong Open Arms, ed ha avuto anche delle ricadute sulla società ovviamente. Inoltre, sono stati portati avanti importanti cambiamenti nel settore immobiliare, al problema della gentrificazione, e alla questione degli appartamenti turistici. A Barcellona, gli affitti sono cresciuti di più del 20% in un anno quindi il problema ha assunto il rilievo di una bomba sociale, tenendo conto che le case popolari sono molto di meno rispetto ad altre capitali europee. Inoltre le Amministrazioni locali hanno delle competenze limitate, e questo non ha permesso di fare politiche sociali e gestire il problema come dovuto. Le case popolari, a Barcellona, rappresentano circa l’1,5% delle abitazioni,  in Austria sono più del 20% . L’amministrazione ha però approvato la costruzione di oltre 3000 nuovi appartamenti di proprietà municipale. Un’altra cosa importante è stata portata avanti in merito alla partecipazione della cittadinanza e della trasparenza. Si è stabilito innanzitutto un codice etico per gli eletti di Barcellona, poi per la partecipazione diretta della cittadinanza è stato aperta una nuova piattaforma online che ha registrato un grosso coinvolgimento popolare.

Che peso avranno le prossime elezioni comunali sia per Barcellona che per la Spagna?

Potranno determinare il futuro della catalogna nei prossimi anni, non sarà solo uno snodo per Barcellona, ma anche per tutta la Spagna. Barcellona è il centro del multiculturalismo del Paese, ed una delle metropoli europee più importanti. Sia dagli unionisti che dagli indipendentisti rappresenta un obiettivo molto importante, e nel contesto nazionale, i risultati delle prossime elezioni possono incidere moltissimo. Sia per la tenuta del partito popolare, che si gioca la partita per l’egemonia del centro destra spagnolo, detenuto dalla fine del franchismo, sia per i socialisti che per podemos. Ma oltre alle questioni politiche nazionali, il peso più grande lo avrà lo sviluppo della questione catalana nei prossimi mesi, che, di conseguenza, avrà delle ripercussioni sul voto e sul post voto.

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