domenica, Maggio 16

L’11 settembre di Ncd tra filorenziani e malpancisti

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Sulle riforme costituzionali è muro contro muro tra dissidenti Dem e lealisti renziani. Pier Luigi Bersani pretende l’elettività dei senatori, mentre Anna Finocchiaro boccia questa ipotesi, provando però a tenere unito il partito. E ‘l’ammutinato’ Vannino Chiti ritiene «impossibile votare a favore di questo pasticcio», ma assicura che «il governo non cadrà». Riforma del Senato su cui si sta sgretolando Ncd, con Angelino Alfano e pochi altri che sembrerebbero già avere la tavola apparecchiata nel nascente Partito della Nazione, mentre Roberto Formigoni, Carlo Giovanardi, Maurizio Sacconi e altri trombati di lusso minacciano di far saltare il tavolo della maggioranza se non troveranno una poltrona. E, contro Alfano, ci si mettono pure i Fratelli d’Italia che diffidano i centristi dall’utilizzare la parola ‘destra’ nel loro simbolo. I renziani esultano per i dati Istat sulla produzione industriale, ma il bersaniano Roberto Speranza denuncia il dramma del Sud Italia: «Siamo di fronte a una vera e propria scissione silenziosa».

Le dichiarazioni di due carabinieri ‘smemorati’ riaprono il caso Cucchi. Stefano venne «massacrato di botte» dagli uomini dell’Arma. Il coraggio della sorella Ilaria contro il muro di gomma eretto dalla politica. Trattativa Stato-mafia, il pentito Francesco La Marca confessa: «Mangano ci disse di votare Berlusconi». La «leggina truffa» che consente ancora ai partiti di intascare milioni di euro di rimborsi pubblici senza controlli ha fatto davvero infuriare Beppe Grillo che oggi dedica un post al curaro al suo autore, Sergio Boccadutri del Pd. Intanto, un video ‘rubato’ a Montecitorio alimenta lo scontro tra renziani e M5S. Durante questo fine settimana Venezia e altre decine di città italiane ospitano la ‘Marcia delle donne e degli uomini scalzi’ contro discriminazione e razzismo, proposta dal regista lagunare Andrea Segre.

Capitolo Riforme sempre al centro dell’agenda politica e dei pensieri di Matteo Renzi. Ieri sera, il capo della sedizione interna al Pd, Pierluigi Bersani, ospite della Festa dell’Unità di Firenze (domani è il turno di Cuperlo e D’Alema), ha ribadito che voterà «la riforma del Senato solo se si supera lo stallo sull’articolo 2 (quello sull’elettività dei senatori ndr), ma la vedo dura». Lo stesso Bersani che fantasiosi retroscena giornalistici davano pronto, solo poche ore prima, ad una corrispondenza di amorosi sensi politici con la relatrice del ddl Maria Elena Boschi. Al netto della dissidenza Dem, il progetto dei renziani è comunque quello di portare il testo delle riforme nell’aula del Senato entro il 24 settembre contando sul soccorso verdiniano e sul caro e vecchio scouting (così si definisce, nell’era renziana, la presunta compravendita un tanto al chilo di parlamentari). A confermare la rigida volontà dell’Esecutivo ci pensa la ‘signora dell’Ikea’ Anna Finocchiaro che, nelle vesti di presidente della commissione Affari costituzionali di Palazzo Madama, considera «inconcepibile che il Pd non possa arrivare unito all’approvazione del ddl costituzionale». A fare il duro, poi, ci pensa il capogruppo Pd alla Camera Ettore Rosato, convinto che «se il punto resta cambiare l’articolo 2 non ci incontreremo mai».

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