martedì, Aprile 13

L’ UMP alla ricerca di un leader field_506ffb1d3dbe2

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Parigi – Dopo l’ultimo scandalo Bygmalion che ha portato alle dimissioni dell’ormai ex segretario Jean-François Copé, l’UMP (Union pour un Mouvement Populaire) è alla disperata ricerca di un leader che sappia traghettare il partito fuori dal pantano in cui è rimasto bloccato in questi ultimi mesi. Attualmente guidato da un triumvirato composto da Alain Juppé, François Fillon e Jean-Pierre Raffarin, l’UMP si sta preparando alle prossime primarie che si svolgeranno il 29 novembre e che vedranno fronteggiarsi i nomi più influenti, come il sindaco di Nizza, Christian Estrosi, il sindaco di Bordeaux, Alain Juppé, i deputati François Fillon, Bruno Le Maire, Xavier Bertrand e Hervé Mariton.

Nonostante le candidature presentate fino ad oggi interessino i principali esponenti del partito, tutti i riflettori sono puntati su Nicolas Sarkozy, che ancora non ha annunciato ufficialmente il suo ritorno sulla scena politica nazionale. L’ex Presidente della Repubblica sta tenendo con il fiato sospeso l’intero partito, che aspetta da un giorno all’altro  una sua dichiarazione che lo lanci definitivamente nella corsa delle primarie di novembre. Ad aver anticipato la notizia ci ha già pensato Brice Hortefeux, deputato europeo e presidente dell’associazione “Gli amici di Nicolas Sarkozy”, che il 3 settembre ha confermato ai microfoni della radio nazionale France Info la possibilità di un ritorno. «Che lo si ami o no, abbiamo bisogno della sua autorità» ha dichiarato Hortefeux, aggiungendo che «Sarkozy oggi è il solo a poter aprire una via tra il naufragio socialista e il miraggio estremista». Anche se la notizia era nell’aria già da mesi, queste parole sembrano aver confermato una volta per tutte i sospetti, aumentando così l’attesa dei militanti del centrodestra francese. Secondo alcune indiscrezioni, nell’ufficio dell’ex-Presidente in rue Miromesnil in questi giorni ci sarebbe un viavai di importanti personalità del centrodestra francese come Jean-Pierre Raffarin, Guillaume Peltier, Nathalie Kosciusko-Morizet, Jeannette Bougrab, tutti fedelissimi della prima ora.

Nonostante il gran numero di scandali in cui è stato coinvolto dopo il suo mandato presidenziale, Sarko continua a essere molto amato da una larga fetta di militanti che reclamano a gran voce il suo ritorno. Nei piani alti, invece, non tutti sembrano essere d’accordo con questa eventuale candidatura. L’ala degli anti-sarko diventa sempre più folta, arricchita soprattutto dalle varie correnti in competizione per la presidenza del partito. «La sua politica non è stata all’altezza» dichiarò Bertrand a giugno, aggiungendo che non sarebbe stato mai più ministro in un governo guidato da Sarkozy.  

Al di là di queste critiche, viene da chiedersi quale linea  politica adotterà per riconquistare i francesi. La sua lunga assenza dalla scena nazionale influirà pesantemente sulla sua strategia. Prima di proporre un qualsiasi programma, l’ex coinquilino dell’Eliseo dovrà ripulire la sua immagine, ancora legata alla sconfitta alle presidenziali del 2012 che lo videro costretto a lasciare il posto a Hollande.

Tra tutti i candidati con cui l’ex Presidente si dovrà confrontare, Alain Juppé è forse quello che gli darà più filo da torcere. I due intrattengono ormai da anni un rapporto pseudo-conflittuale, fatto di forti contrasti ma anche di una stima reciproca che fino ad oggi ha impedito scontri diretti. Eletto ad aprile primo cittadino di Bordeaux, Juppé ha alle spalle una lunga carriera politica caratterizzata da importanti ruoli istituzionali, come quello di Ministro degli Affari Esteri sotto Mitterand, Primo Ministro per Chirac e Ministro dell’Ambiente, della Difesa e ancora degli Esteri durante il mandato di Sarkozy. In un discorso pronunciato nel 1994, Jacques Chirac lo definì come “il migliore fra tutti noi”, parole rimaste nella storia della destra francese e che ancora oggi devono risuonare come una sorta di monito per Sarkozy, che con un simile avversario dovrà sudare sette camice per tornare alla guida dell’UMP. Agli occhi dei francesi, Juppé appare come il politico saggio e navigato, colui che potrebbe trovare la giusta rotta per risolvere i problemi che stanno affliggendo il paese. Un’immagine totalmente opposta a quella di Sarkozy, istrionico showman dalla battuta pronta e dai modi diretti, che ha preso spesso posizioni estreme. Il suo è un orientamento più centrista e moderato rispetto a quella del rivale. «Non credo alle rotture ma alle riforme» ha dichiarato lo scorso 3 settembre ai microfoni di RTL, alludendo alla “rottura tranquilla”, espressione utilizzata da Sarkozy durante la campagna elettorale per le presidenziali del 2007.

Anche François Fillon si sta mostrando particolarmente agguerrito. Dopo aver perso nel 2012 contro Copé in circostanze a dir poco discutibili, l’ex Primo Ministro è in cerca di un riscatto e questo è il momento ideale per ottenerlo. Nonostante non abbia l’esperienza di Juppé o il consenso di Sarkozy, Fillon può contare sulla sua immagine di uomo moralmente ed eticamente corretto. In questi ultimi tempi sembra aver inasprito i toni su alcuni temi, prendendo posizioni spesso estreme, soprattutto sull’argomento immigrazione. Sarà dura per lui riuscire a farsi spazio tra i suoi avversari, anche se può contare su un nutrito gruppo di sostenitori in seno al partito.

Le primarie di novembre saranno un momento cruciale per il centrodestra francese e per tutti i suoi componenti. Il primo compito del futuro leader sarà quello di calmare le forti tensioni che in questo periodo stanno lacerando il partito dall’interno. La corsa alla presidenza non ha fatto altro che accentuare i contrasti, creando piccoli gruppi attorno ai candidati.

L’affaire Bygmalion e il pessimo risultato delle ultime elezioni europee hanno fortemente indebolito l’intero centrodestra, dando il via a una lotta interna tra varie correnti che ha destabilizzato il partito facendogli perdere credibilità dinnanzi all’elettorato francese. Prima della Francia, bisognerà quindi raddrizzare l’intera ala politica per risultare credibile in campagna elettorale. I temi che verranno affrontati da tutti i candidati, naturalmente con modi e toni differenti, riguarderanno principalmente la disoccupazione, l’immigrazione e la crescita economica. Il paese nei primi due trimestri del 2014 ha registrato una crescita pari allo 0%, con un tasso di disoccupazione del 9,7%. Anche l’Europa sarà al centro del dibattito e anche in questo caso ci saranno forti divergenze nell’affrontare l’argomento. Personaggi come Juppé e Fillon si sono sempre mostrati più aperti sull’argomento rispetto ad esempio a Sarkozy, che ha più volte ribadito la necessità di rivedere il Trattato di Schengen.

Una volta nominato il segretario, l’UMP potrà guardare alle presidenziali del 2017 con maggior sicurezza e tranquillità, sapendo che avrà da un lato il Front National, che secondo i sondaggi continua ad acquistare preferenze, e dell’altro il Parti Socialiste di Hollande, che con l’uscita dell’ultimo libro di Valerie Trierweiler, ex prémiere dame, continua a perdere consensi.

 

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