lunedì, Maggio 16

L’Ucraina, noi e il futuro Per tutti quelli che stanno dimenticando la parte di futuro che gli spetta e che li impegna

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La realtà odierna ci imprigiona ogni giorno di più ai temi e ai problemi del presente, mentre riponiamo nel cassetto della memoria il passato buono o cattivo che sia stato.

Purtroppo questo nostro esserci così dentro al quotidiano, così reale, così pesante e cosi frettoloso, sembra chiuderci ogni proiezione del nostro vivere e dei nostri pensieri verso l’idea che la nostra presenza ci dovrebbe molto di più responsabilizzarci verso il futuro.

Questo è il tempo in cui tutti ci stiamo concentrando su questo momento, su questa nostra ora che è qui con noi e che, limitata e impoverita, ci chiude sempre più quella porta aperta rivolta verso il futuro che noi dovremmo saper vedere e vivere in tuttacoscienza soprattutto in questo nostro presente.

Ognuno di noi è sì nell’oggi, ma in un oggi che è stato vissuto come futuro nel tempo passato dai nostri genitori e, il passato dei nostri genitori, è stato vissuto come il futuro per i nostri nonni.

Insomma, pensare di essere quì, in questa terra, in questa nazione, in questo luogo, in questa casa, non può vederci vivere con la sola idea del presente descritto dalla Canzone di Bacco e di Arianna di Lorenzo De’ Medici: Chi vuol essere lieto, sia, del doman non v’è certezza.

Certo che nessuno di noi può prevedere il suo futuro, ma ognuno di noi deve essere cosciente che con il suo presente getta le basi per un futuro che, pur non vedendoci fisicamente presenti, sarà altresì “reale” per quella parte di probabile futuro che avrà potuto costruire per i suoi figli o, meglio ancora, per le prossime generazioni.

Ecco allora che spetta a tutti quanti noi, ai politici, agli economisti, agli industriali, agli scienziati, ai religiosi di ogni fede, come pure ai genitori, agli psicologi, ai pedagogisti, agli educatori, etc., cercare di prendere coscienza del fatto che è, un obbligo di tutti, vivere in un presente che inevitabilmente non può che essere proiettato nel futuro. E questo, specialmente nel mondo nella scuola, dovrebbe interessare tanto la vera formazione dei nostri studenti quanto, e ancor di più, la valutazione dei contenuti di ogni disciplina in stretto rapporto alla sua possibilità di proiettarsi realmente nel futuro utile alle prossime generazioni.

E allora, per noi, sarebbe davvero molto grave continuare a trasmettere ai nostri figli e ai nostri studenti la misera idea che la loro vita sia solo quella che vivono nel loro breve presente. Perché pensarci tutti come persone attive solo nel presente è una visione abominevole e tragica della vita, è un pensiero che ci distacca dal passato e dal futuro, è come volersi imporre una disintegrazione che ci allontana da un’integrazione inevitabile con il tutto.

Noi siamo qui oggi perché c’era qualcuno ieri che ci ha aiutato a “spingerci” in questa vita presente, noi quindi oggi dovremmo essere quelli che daranno la spinta a quelli che domani verranno, e così via di seguito in questo grande gioco relazionale, per millenni.

E anche la stessa idea negativa che ci siamo fatti della morte, si potrebbe rinnovare, si potrebbe rileggere in una visione molto più positiva: la morte fisica è una piccola cosa rispetto a quella parte di futuro che noi saremo riusciti a provocare nella vita dei nostri figli e dei nostri studenti. In sintesi, chi avrà vissuto in un presente con l’intento di far fare un passo al futuro, sarà “vivo” in quel futuro nelle azioni e nella memoria di quanti ci saranno. Ogni morte, sulla base di questo pensiero, si mostrerà alla nostra mente e al nostro cuore molto più positiva, molto più umana, e dunque tanto più utile.

Questa vera dimensione terrena, acquista valore anche a livellouniversale, fuori da ogni tempo storico, come quando Albert Einstein, molto più di mezzo secolo fa, affermava che ogni persona è parte di un tutto pur essendo limitato e ristretto nel suo tempo-spazio. Ed è proprio per colpa di questo limite che è portato a produrre pensieri “corti”, che rischiano di non vedere tutto il resto esistenziale che è ben più vasto della nostra singola vita. Ecco perché questo grande scienziato, questo uomo scapigliato con la lingua fuori dalla bocca, è ancora “attivo” e “vivo” in questo nostro presente, poiché ci invita a liberarci dalle catene mentali che imprigionano la nostra limitata e odierna esistenza.

È quindi proprio dentro questa “antica e pur nuova” presa di coscienza del nostro vivere, all’interno di questo flusso costante che scorre lungo la strada di un passato-presente-futuro che potremo sentirci tutti uniti, non solo agli esseri umani che sono esistiti prima di noi, a quelli che esistono ora con noi e a quelli che esisteranno dopo di noi, ma ancor di più potremo sentirci com-presi nell’abbraccio universale con ogni creatura e con la natura nella sua grande bellezza.

Questo è il vero messaggio prioritario che avremmo dovuto trasmettere già da tempo ai nostri figli e ai nostri studenti. E se non lo abbiamo saputo o voluto trasmettere, vuol dire che non abbiamo vissuto giustamente e saggiamente la nostra esistenza.

Politici, economisti, industriali, scienziati, religiosi, genitori, psicologi, pedagogisti, educatori, etc. siamo certamente tutti in questo nostro presente e, allora, facciamo in modo di viverlo e di farlo vivere alle nostre giovani generazioni, sapendo che la vita non è solo quella qui ed ora, ma quanto piuttosto quella che sa di essere figlia del passato e che, nel suo presente, opera per migliorare la strada verso il futuro, per ogni essere umano come per ogni albero, per ogni fiore come ogni uccello, per ogni pescecome ogni lupo, per ogni collina come ogni montagna.

Ogni forma di vita in questa Terra è figlia del passato ed è, nello stesso tempo, attrice nel proprio presente su di un palcoscenico rivolto verso il futuro.

Padroni della guerra, nel vostro brutale presente, quale idea di futuro state preparando per le nostre future generazioni?  

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