martedì, Gennaio 25

L’Italia lancerà una grande costellazione di satelliti Secondo Colao, la costellazione avrà -non precisati- scopi governativi. Il che significa che bisogna aspettare un business plan per comprendere quali sono le intenzioni di chi ha costruito il piano

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«Tra le varie iniziative che abbiamo intrapreso c’è la strategia italiana dello spazio, che in totale impegna 4,5 miliardi di euro. L’Italia lancerà la maggiore costellazione europea di satelliti per l’osservazione della Terra in orbita bassa, importante per la protezione ambientale e climatica e anche per sviluppare servizi innovativi per le imprese». Così il Premier Mario Draghi ha concluso la tradizionale conferenza stampa di fine anno. La prima da capo del governo italiano.  

Il titolare della delega di governo per lo spazio Vittorio Colao, ministro per l’Innovazione e il direttore generale dell’Agenzia Spaziale Europea Josef Aschbacher, ospiti nella sede dell’Agenzia Spaziale Italiana, ne hanno da poco firmato l’accordo.  

Suspense per il nome dei satelliti che andranno a girare nelle basse orbite terrestri: «Il nome della costellazione sarà proposto dalle giovani e dai giovani italiani con un concorso a inizio 2022 e lo faremo scegliere ai nostri astronauti, guidati da Samantha Cristoforetti che volerà di nuovo nello spazio l’anno prossimo». Su questi toni ci sono i presupposti che l’Italia punti a un ruolo da protagonista. L’Italia è leader nella progettazione e sviluppo di radar spaziali e tra poco meno di un mese dal Kennedy Space Center sarà lanciato uno dei COSMO che andranno a rinnovare la flotta di punta che guarda il nostro pianeta da circa 800 km. di quota.  

Secondo Colao, la costellazione avrà -non precisati- scopi governativi. Il che significa che bisogna aspettare un business plan per comprendere quali sono le intenzioni di chi ha costruito il piano: che sia stato qualche tecnico che vive al governo o un agente della consulenza internazionale non ci è dato saperlo e il Premier, nel suo discorso non è stato molto esplicito nei ruoli che giocherà l’Italia in questo fiume di soldi prestati dall’Europa. Come scritto in apertura, Draghi ha detto: «l’Italia lancerà la maggiore costellazione europea». Ma non ha fatto menzione di manifattura. Che sia stata una svista o una precisa dichiarazione, prima o poi lo sapremo.

Intanto ci risulta interessante comprendere quali possano essere i ritorni industriali sanciti dal contratto europeo e che ruolo potrà giocare l’Italia se sarà sua la progettazione e la realizzazione di una flotta assai numerosa di satelliti che osserveranno il pianeta e colloquieranno tra loro per una copertura capillare del territorio. Data l’esiguità della cifra indicata –300 milioni di euro– ci sembra improbabile che la priorità dell’intero piano sia solo per i lanciatori e il pensiero che il nostro VEGA possa essere competitivo con i Falcon 9 di Elon Musk o i Terran R di Relativity di Tim Ellis e Jordan Noone ci lascia perplessi.  

Per cui restiamo in attesa di avere tutti i chiarimenti necessari. E la certezza che i soldi del PNRR restino in casa, per far crescere il nostro comparto spaziale e occupazionale. 

Noi crediamo che una base perché questa ambizione possa trasformarsi in realtà sia un riposizionamento delle proprietà industriali. Nel 2005, a seguito di un discutibile ‘libro bianco’ voluto dai potenti e dai prepotenti della Commissione Europea fu decisa una ricomposizione dell’industria aerospaziale del Vecchio Continente con una concentrazione simile a quella americana: prima almeno che i grandi imprenditori privati prendessero in mano alcune redini strategiche. Forse le condizioni a quei tempi pretendevano una prevalenza della Francia spaziale nel mondo europeo o forse fu una delle solite debolezze dello Stato italiano e dei suoi boiardi del tempo. Ora però, se le cose sono cambiate e se è vero che il nostro Paese sta acquisendo maggiore credibilità nelle cancellerie occidentali, ci sembra anche necessario ristabilire quote e partecipazioni di accordi che a molti non piacquero e che ancora oggi pesano malamente sul groppone degli operatori.  

Perché è chiaro: si tende spesso a minimizzare la visibilità della grande industria aerospaziale italiana in quanto a maggioranza straniera. Né si può radicalmente immaginare che investimenti così importanti possano essere veicolati alle PMI, nonostante le attenzioni personalistiche a volte lo facciano credere. 

Allora, nell’attesa di ottenere finalmente chiarezza su questo accordo di dicembre e nella speranza che il Ministro Colao e la Ministra Maria Cristina Messa mettano ordine in un’agenzia che ha mostrato molte, troppe deficienze nella sua organizzazione, ci aspettiamo che una voce del governo faccia sapere quando cambieranno le regole e le persone che determinano sprechi e incompatibilità. A quel punto, con un ente spaziale nazionale che finalmente funzioni e con un’industria meno scagliata agli interessi francesi, i programmi spaziali potranno realmente considerarsi una conquista e un successo per chi li ha firmati. E anche per l’economia di tutti noi.

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