martedì, Aprile 13

L’Italia, il Governo Draghi e la politica che annega Il problema strutturale italiano è della politica con le sue leggi, barocchismi, scarico di responsabilità

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Draghi lux Habemus Papum, come cantavano gli Squallor, mitico gruppo musicale situazionista di qualche decennio fa, dopo l’ascesa allo scranno pontificio più alto di Papa Wojtyla. In pieno S. Valentino pandemico abbiamo il primo, forse unico vedessi mai, nuovo sognato desiderato obbligato Governo guidato dal tecnico-politico del politico tecnico Mario Draghi, uno dei pochi italiani con cui facciamo bella figura all’estero, nei consessi che contano, mercati, banche, fondi di investimento. Il resto conta molto meno.

Tutto bene dunque? Dinanzi al coro vox populi ingoiato dai partiti in modo differente, dallasubalternità pieddina, al ri-nato partito aziendale di ‘nonno arcorensis’ ampiamente ‘riverginato’ in salsa paraeuropeista e liberale(!!, lui?), per non dire del triplo salto carpiato leghista da nazional-sovranista, anti Europa, razzista e xenofobo, che finge di riciclarsi unicamente per la montagna di denaro in arrivo, fino ai poco comici e tanto tragici penta stallati ormai tonnetti piaggiati, fino ai piccoli in spaccatura Leu e Sinistra italiana, giù giù fino al felice (!) pugnalatore di Rignano che conterà di meno al grido di ‘mi dimeno’, per il nuovo ‘Messia’ o uomo della ‘Provvidenza’ (un altro?) evocato/invocato da oltre un anno, che l’Italia ha perso, non è inutile dare uno sguardo nel merito.

Tralasciando il profluvio di retoriche che hanno accompagnato verso ‘l’ultima spiaggia’, e lo sdegno dei ‘puristi’ (Dibba su tutti!), per il segno negativo che si porterebbe dietro l’ex Presidente della Bce che con la sua prolungata azione di acquisto di titoli con il Quantitative Easing ha risollevato le sorti dell’Europa esoprattutto della disastrata Italia. I cui colpevoli stanno tutti nei partiti ormai partiti per la tangente, in metafora, in attesa che la magistratura faccia pagare ai leghisti i 49 milioni di euro rubati. Disastri arretratezza incapacità di governo della collettività cui hanno contribuito i governi politici precedenti, gli stessi che tra il potenziale Conte quasi ter sono passati ad un abbraccio mortifero di tutti i reciproci odiati fino a poche ore prima.

È la politica, bellezza, come si dice quando non si riesce a dir altro che non sia impunità morale, genericità di governo, redditività delle politiche intraprese. Una nota va subito apposta al dimenarsi eccitato di questi giorni conclusosi con il giuramento davanti al giustamente nervoso Presidente Mattarella che ha forzato la situazione nei limiti costituzionali, constatato che una maggioranza politica per un eventuale pochette-tre non si trovava. Tra ‘responsabili, addomesticabili, comprabili’ di varia umanità, ma quasi sempre ex democristiani, che non muoiono mai…. Da una scorsa del parterre neo ministeriale si possono già delineare le prime considerazioni ‘a caldo’ con un certo distacco. Morivamo prima, rinasceremo adesso. Nulla funzionava, tutto sarà razionale, preciso, puntuale. A costo di tirarmi addosso i lai dell’intelligente vecchia signora Natalia Aspesi che scrive quanto sia inutile adesso dirsi comunque scontenti, visto che alternative non ve ne sono, resto da persona di età matura, di memoria lunga e di profondi studi molto scettico sulla ‘rinascita’ del Paese.

Per Draghi per carità mille lodi, ma è la struttura organizzativa statale e regionale, le collusioni immorali, i ritardi nella solvibità dello Stato, il tema indecente di milioni di evasori fiscali non perseguiti per comodo elettorale, oltre che per cascate di norme folli con cui i ‘fiscalisti’ dello Stato non sono capaci (non vogliono…) recuperare centinaia di miliardi, altro che Recovery Fund!! ma politica e circuito mediatico giornalistico tace omertosamente. Poi la pesantezza di migliaia di leggi inutili per chi lavora e gli onesti, ma inesistenti per chi froda e ruba allo Stato, appalti farlocchiorientati nella triade politica-affari-crimine organizzato, insomma l’apparato centrale e periferico dello Stato a non funzionare da decenni. E “Lui” dovrebbe farcela, in quanto?, un anno, perché poi ci sarà il nuovo Presidente della Repubblica da eleggere e lo stesso Draghi è papabile.

Cerchiamo almeno di capire che cosa ci riserverà l’immediato e prossimo futuro, da realizzare su macerie antiche. Alcuni dati contornano la nuova avventura che non può fallire. Dunque, il 39% dei nuovi dicasteri è di titolari confermati, ed un 60% fatto di nuovi ingressi. Questa apparente novità è in attesa che dalla mera forma si riesca a passare ad una concreta azione di ogni dicastero che deve essere ricondotta, tra protagonismi e carriere personali, ad un orientamento quasi ‘monocratico’ nell’indirizzo politico-tecnico-amministrativo da Draghi, che quando occorre dovrà sputare lingue di fuoco. E già qui si paventano forti tensioni e discordie programmatiche, personali, ideologiche tra spezzoni di politica incompatibili tra loro con attori politici alternativi fino a pochi giorni fa. A poche ore dal giuramento ha naturalmente cominciato il fascio leghista sparando subito contro la ministra dell’interno e quello della salute.

Perché benché prostituitosi all’europeismo nel giro di qualche centinaio di miliardi cui metter le mani sopra, fa emergere la sua natura di estremista di destra. Per far vedere ai suoi di essere l’opposizione e non lasciarla alla destra alla ‘vaccinara, sostituendo il pugnalatore che pur stando nel governo Conte ne ha decretato la fine invece di esser serio, impossibile con un tizio così, e negoziare e battagliare nelle sedi di governo. Ricordo che è quello che poco tempo fa ha parlato varie volte con l’altro Matteo e pure con Verdini, in carcere perché condannato. Un bel giro di valzer tra consimili… sicché non si può così dire che l’arrivo del ‘Messia’ non fosse stato ampiamente annunciato.

Secondo punto, i cosiddetti tecnici, che poi fanno talora politiche meglio dei politici, chiedendogli soprattutto lacrime e sangue non progetti a lungo termine, che urgono per l’Italia, sono il 34,7%, lasciando così un margine di dignità ad una politica mediocre, pomposa e malmessa nelle roboanti affermazioni del pochette a tre o quattro punte. La centralità di questo governo è in tre aree: riconversione ecologica, innovazione digitale, qualità e velocità della spesa e ci sarebbe pure nuove forme di inclusione sociale.

Un solo tragico esempio: dal 2014 (regnante il rignanese) al 2020 l’Italia ha ricevuto 44 miliardi di fondi europei. Ne ha spesi appena il 37%, terz’ultima in Europa!, con differenziali regionali imbarazzanti tra Centro-Nord civile preparato e strategico e Sud incompetenti, collusi, ignoranti nel non capire che spendere per lo sviluppo favorisce altro sviluppo. Votati dal popolo…

Terzo, ben 3 ministri su 4, il 75%, provengono dai Nord produttivi del paese. Messaggio chiaro: il Sud, ne esce a pezzi, già residuale negli anni per indicatori economici e sociali. Tra piccoli feudatari, cricche politico-affaristiche colluse con poteri criminali, tassi inaccettabili di disoccupazione giovanili e donne, migliaia di giovani scappati da anni. Appare quasi, il Sud, la ratifica politica di una residualità, palla al piede del paese per non dire dell’Europa. Con la Carfagna scelta in virtù di doti misteriose. Siamo messi bene… Alcune regioni del Sud sono, anzi erano, affascinanti per territori una volta non distrutti da mafie, politicanti collusi, ignoranza progettuale. Con un agire politico-amministrativo di cortissimo raggio, privo di una parvenza di futuro, ma neanche di una decente pratica sul breve termine, privo di qualsivoglia modello di cooperazione funzionale e con capitale sociale e fiducia ristretta. Speriamo bene, sarà complicato invertire un trend declinante da decenni fatto di assistenzialismo, confuso sostegno alle persone, casualmente, con reddito di cittadinanza tra ignorante soccorso alle povertà mischiato a confuse politiche per l’impiego, domanda ed offerta di lavoro mai incroci antesi come due rette parallele, scarse azioni di sviluppo innovativo di un Sud scalcagnato,illegale, affaristico che ‘vende’ il turismo se non per arraffare l’immediato.

E non valga la sciocchezza dell’aspettativa di vita alta nel nostro Paese, ci rincuora l’idea di poter vivere più a lungo, ma significa soprattutto, come sanno i giovani, che altrove entrano nel mercato del lavoro e nella vita sociale con altra autostima aspettative e sogni. Potendo qui al massimo e forse assolvere ad un mero soddisfacimento di bisogni, con l’aiuto familiare e poco altro, privo di un percorso di qualità professionale e di crescita sociale. Trovando altrove casa, lavoro e formando nuovi nuclei familiari. L’ultima pandemia ha ampliato ancor più questo iato tra maturi o anziani con lavoro perso intorno ai 50-60 anni e politiche di sostegno rivolto più ai futuri pensionati che ai ‘nuovi’ giovani neanche stimolati da opportune politiche ad entrare per la prima volta in un mercato del lavoro come quello italiano caotico, non programmato, sostenuto con molte prebende e pochi incentivi all’innovazione, in un panorama asfittico per diversificazione e qualità della produzione. Un altro elemento del governo Draghi è l’età media del nuovo governo, altra faccia del disastro: 54 anni, tra i più anziani d’Europa. In Nuova Zelanda paesi nordici ed altri, i premier sono “le” premier, donne intelligenti e giovani tra i 32-40. Ne abbiamo molte anche in Italia, ma devono cucinare a casa e stirare i panni.. vero mascolino/maschilista Pd?, senza una donna in esecutivo, battuto persino dall’olgettino di Arcore, che almeno aveva come motto della politica ‘la fica deve girare!! No comment… adesso ci stanno insieme. Di che cosa parliamo?

Insomma oltre gli urlii entusiastici come le ragazzine con i Beatles di quasi tutto il trombonismo giornalistico del Paese, altro male corporativo insopportabile, saremo comunque in ansia ogni giorno non per la caducità del governo Conte, ma per quella dell’’highlander’ Draghi. Ultimo dato generale, che cito solo ora per vergogna, le donne nel nuovo Esecutivo sono appena il 34,7%, segnale di ulteriore degrado ed arretratezza culturale del nostro Paese. Essendo le donne italiane quelle che vantano il più basso tasso di occupazione rispetto a tutta Europa.

Insomma ci troviamo dinanzi alla contrastante necessità di plaudire al nuovo corso preoccupati che il vecchio continua ad essere ben rappresentato. Presi tra neo tecnocrazia e merito con azioni di economia di mercato, da noi sovente assistenziali, ed una politica privata di qualsiasi minima tensione solidaristica e timidamente riformistica, a metà tra una modernità in difficoltà e forme di modernizzazione feudali. Al netto dell’insopportabile tripudio, il nuovo registra come 8 forse nove nuovi ministri stiano lì perché direttamente competenti. I ruoli chiave, dicevo, sono tre, tutti di fiducia di Draghi, perché questo è lo spazio da cercare di occupare al meglio in tempi non lunghi. Così il Colao megasuper manager chiamato dal mio omonimo (uno schiaffo significativo) nell’occasione fumosa ed auto celebrativa della passerella estate-inverno degli Stati generali, poi relegato il suo report da un commento sprezzante del pochette con ‘è uno dei contributi’. Ma fu chiamato proprio da Conte per dar forma e corpo a nuove strategie di competenza e di sviluppo di un possibile futuro! Questo è stato il suo errore capitale, ampiamente pagato.

Già leggo di algoritmi nella Pubblica Amministrazione, merito, digitalizzazione. Signori tecnici, novelli scienziati, il personale lì è demotivato da anni ed anziano ma sa usare il pc!, con dirigenze infauste e mediocri, fiscali e non, pagato poco, novelli manutentori delle macchine. Il problema strutturale è della politica con le sue leggi, barocchismi, scarico di responsabilità, mediocrità, mancanza di valutazione ‘vera’ del merito (il sottoscritto non ha fatto carriera dirigenziale in un osceno luogo nonostante laurea e dottorato di ricerca che nella PA non vale come scatto, non di anzianità, quella becera è automatica, ma proprio di responsabilità e governo organizzativo, in pasto dei padroni dei vari clan… mi taccio, meglio). Quindi la scelta di Brunetta (dei Ricchi e Poveri, come si diceva con una battuta) a capo dei dipendenti è un pessimo segnale volto più al comando per le smanie del piccoletto piuttosto che capire altri risvolti organizzativi che andrebbero risolti.

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Sull'autore

PhD Sociologo, scrittore per elezione e ricercatore per vocazione, inquiete persone ancora senza eteronimi di Pessoa. Curioso migrante di mondi, tra cui Napoli, Vienna, New York. Ha percorso solo per breve tempo l’Università, così da preservarlo da mediocrità ed ipocrisie, in un agone dove fidarsi è pericoloso. Tra decine di pubblicazioni in italiano ed in lingua si segnala l’unica ricerca sociologica al mondo sull’impianto siderurgico di Bagnoli, Conte M. et alii, 1990, L’acciaio dei caschi gialli. Lavoro, conflitto, modelli culturali: il caso Italsider di Bagnoli, Franco Angeli, Milano, Pref. A. Touraine. Ha diretto con Unione Europea e Ministero Pari Opportunità le prime indagini sulle violenze contro le donne, Violenza contro le donne, (Napoli 2001); Oltre il silenzio. La voce delle donne (Caserta 2005). Ha pubblicato un’originale trilogia “Sociologia della fiducia. Il giuramento del legame sociale” (ESI, 2009); “Fiducia 2.0 Legami sociali nella modernità e postmodernità” (Giannini Editore, 2012); “Fiducia e Tradimento. In web we trust Traslochi di società dalla realtà diretta alla virtualità della network society”, (Armando Editore, 2014). Ha diretto ricerche su migrazioni globali, lavoro e diritti umani, tra cui 'Partirono bastimenti, ritornarono barconi. Napoli e la Campania tra emigrazione ed immigrazione' (Caritas Diocesana Napoli, 2013 con G. Trani), ed in particolare “Bodies That Democracy Expels. The Other and the Stranger to “Bridge and Door”. Theory of Sovereignty, Bio-Politics and Weak Areas of Global Bίos. Human or Subjective Rights?” (“Cambridge Scholar Publishing”, England 2013). Nella tragica desiderante società dello spettacolo scrive per non dubitare troppo di se stesso, fidarsi un poco più degli altri e confidare nelle sue virtuose imperfezioni. Sollecitato, ha pubblicato la raccolta di poesie Verba Mundi, Edizioni Divinafollia, Bergamo. È Vice Presidente e Direttore Scientifico dell’Associazione Onlus MUNI, Movimento Unione Nazionale Interetnica.

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