giovedì, Maggio 19

L’Italia di Mani Pulite e il futuro sempre passato Dopo 30 anni il peggio non è passato, il sistema delle tangenti si è fatto un micropotere diffuso esteso e decentrato e non vi sono più gli anticorpi sociali e morali in questo Paese capaci di contrastarlo

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Tutto quello che ho per difendermi è l’alfabeto;

è quanto mi hanno dato al posto di un fucile

(Philip Roth)

Che cosa resta dopo ‘Mani Pulite’, un tentativo di arginare una corruzione sistemica con un agire giudiziario forse azzardato, ma certo innegabilmente sin da allora necessario, arrivato, per caso e già in ritardo, a scoperchiare la già scarsa morale pubblica di un Paese che soffre da sempre il rispetto della legalità, del bene pubblico, della correttezza negli affari, della trasparenza negli appalti delle amministrazioni pubbliche. Un sistema già divenuto nell’opinione pubblica fatto di ‘partiti che rubano’. Sin da allora fu teorizzato l’ardito complotto della solita sinistra che avrebbe usato il braccio armato giudiziario per colpire gli altri partiti. Vecchia logorrea.

Intanto è interessante ricordare che appena una quarantina di giorni dopo l’innesco con l’arresto di Mario Chiesa che ottiene una tangente da un imprenditore delle pulizie (pare oggi…) per 14 milioni, il 10% dell’appalto, il tristemente famoso pentapartito, la Democrazia Cristiana, i socialisti, il Pri (repubblicani) più frattaglie del Pli (liberali, glorioso partito storico) ed il Psdi (socialdemocratici) il 5 aprile 1992 raccolgono insieme il 53% dei voti e formano la maggioranza di governo. Ancora il Paese non ha del tutto compreso la portata della corruzione più devastante e del terremoto politico più devastante della storia repubblicana cominciata il 2 giugno del 1946. Ma circa due anni dopo crollano i cinque partiti ed irrompe Forza Italia, il finto partito-del-capo con frammenti di vecchio divenuto ‘nuovo’ con operazioni di cosmesi politica. Poi a fine 1994, con la nuova forza dell’imprenditore piduista in campo l’azione giudiziaria viene meglio contrastata al grido di ‘garantismo, garantismo’ sovente funzionale a rimettere la politica al centro e circoscrivere l’azione giudiziaria. E nel Paese dei borghi e contrade, si oppose l’opzione chiamata ‘giustizialista’ finalizzata a ‘sovvertire’ il libero corso politico del Paese. In appoggio ad un complotto ordito dalla sinistra, mentre arrivò al contrario il nuovo contenitore berlusconiano, un partito-azienda che diluirà leggi e norme per ingabbiare il potere giudiziario troppo autonomo. E poi, per non farci mancare niente arrivò pure l’improvvida nomina di Di Pietro nel 1996 a ministro dei Lavori Pubblici (a proposito di giudici tra politica e Stato). Lì cominciò a finire quella operazione di pulizia del Paese che era talmente sporco che in breve tempo legiferò per riportare le lancette di politica e morale a prima dell’improvvida azione giudiziaria.

Ricordo bene le grida di dolore di Craxi e compagnia brutta, le lamentazioni della Dc che prometteva guai a chi avesse voluto un processo politico contro di lei, ma era ciò che avrebbe ripulito l’Italia, un processo politico con termini a difesa ma che entrasse sul serio nel merito della corruzione. Non si fece ed il tragico risultato odierno è che ci si accapiglia, 30 anni dopo!, con i referendum sulla giustizia per, tra gli altri, cancellare la legge Severino, così da finalmente riportare dis-onorevoli in Parlamento benché condannati. Siamo noi italiani ad essere condannati a riveder oggi temi antichi mai risolti, in un Paese di illegalità diffusa a cui le destre odierne offrono ampie sponde, dagli evasori fiscali che sono il più grande partito italiano non perseguito da uno Stato complice, a cui Draghi con molta probabilità si allineerà. E così oggi che cosa volete che rimanga nelle teste degli italiani di oggi parenti di quelli, prima forcaioli (le Lega nord con i cappi in Parlamento!) e poi adeguatisi ad un sistema troppo oliato per riuscire a scardinarlo.

Cominciamo, per quanto valga, da un sondaggio (12 febbraio) comparso su la Repubblica. A proposito di corruzione ed infiltrazione mafiosa nell’economia italiana, la mafia viene se non ‘istituzionalizzata, almeno legittimata nell’opinione pubblica. Infatti, uccide poco ed è ormai un attore imprenditoriale che intreccia rapporti funzionali con circuiti di professionisti rilevanti. Ci si è assuefatti alla sua presenza, sempre più invocata a livello politico-amministrativo locale, è un’abitudine, un soggetto come altri. Un paradossale meccanismo dis-funzionale di mobilità sociale, negata dalle leggi di uno Stato vecchio burocratico di privilegi e di prebende. Utilizzato tra i soggetti forti anche dall’imprenditoria italiana, prima e dopo quel fenomeno Mani Pulite. Insomma, è una sorta male italiano da sopportare che può offrire opportunità, in un Paese bloccato. Ad una domanda difficile anche per specialisti viene chiesto in modo alquanto alla buona come sia la mafia oggi rispetto al passato. Bisognerebbe saperne di più sul campione di N= 1007, come e da chi sia composto, che studi ed approfondimenti hanno fatto sul fenomeno. Alfine sono impressioni, percezioni, affabulazioni. Ma tant’è, il sondaggio oggi orienta le menti più che educarle, determina più che riflettere. E così il 42% afferma che sia ‘meno violenta del passato’ (perché spara meno? Ma è un’altra affermazione di violenza che si impone, quella appunto strutturale che media e negozia e poi impone) mentre un contrario 41% afferma essere uguale ad allora. Mah. Solo un 14% dice che sia più violenta. Ancora. Oggi la mafia è più legata a professionisti e colletti bianchi per il 46%, per il 39% connessa alle professioni come in passato e per l’11% addirittura meno legata. Doppio mah. Poi, la corruzione politica oggi rispetto a Tangentopoli è ‘più diffusa’ per appena il 22% nel 2021, ma l’anno prima, quello delle prime chiusure da pandemia, arrivava l’opinione al 30%. Come mai scende di ben 8 punti? Quien sabe…. Ma se nel 2010 era il 37%, per il 46% era “diffusa allo stesso modo” (quale?), nel 2021 arriva al 60%. E perché appena nel 2014 quel 37% schizza al 51%, per effetto di quali fenomeni congiunturali? Sulla serie storica, infine, proprio il 2014 assomma il 92% tra più diffusa ed allo stesso modo, mentre proprio l’anno scorso si registra la percentuale più bassa tra le opzioni maggioritarie: il 62%. Anche qui: perché? Dunque nei decenni affiorano percezioni passate da un’iniziale indignazione poi una rabbia, poi un’assuefazione ed infine una rassegnazione stagnante.

La riflessione sulla natura della corruzione strutturale divenne oggetto in Parlamento di un famoso commento di Craxi che puntò il dito contro tutto il sistema dei partiti, in quella terribile Seduta di venerdì 3 luglio 1992 alla Camera dei Deputati, di cui riporto alcuni passaggi chiave. Affermò allora Craxi che «Si è diffusa nel Paese, nella vita delle istituzioni e delle pubbliche amministrazioni, una rete di corruttele grandi e piccole, che segnalano uno stato di crescente degrado della vita pubblica. Uno stato di cose che suscita la più viva indignazione, legittimando un vero e proprio allarme sociale e ponendo l’urgenza di una rete di contrasto che riesca ad operare con rapidità e con efficacia. I casi sono della più diversa natura, spesso confinano con il racket malavitoso e talvolta si presentano con caratteri particolarmente odiosi di immoralità e di asocialità. Purtroppo, anche nella vita dei partiti molto spesso è difficile individuare, prevenire, tagliare aree infette, sia per l’impossibilità oggettiva di un controllo adeguato sia, talvolta, per l’esistenza ed il prevalere di logiche perverse. E così, all’ombra di un finanziamento irregolare ai partiti — e ripeto, meglio, al sistema politico — fioriscono e si intrecciano casi di corruzione e di concussione, che come tali vanno definiti, trattati, provati e giudicati. E tuttavia, d’altra parte, ciò che bisogna dire, e che tutti sanno del resto benissimo, è che buona parte del finanziamento politico è irregolare o illegale. I partiti, specie quelli che contano su apparati grandi, medi o piccoli, giornali, attività propagandistiche, promozionali ed associative, e con essi molte e varie strutture politiche operative, hanno ricorso e ricorrono all’uso di risorse aggiuntive in forma irregolare o illegaleÈ il sistema della democrazia italiana nel suo insieme che è giunto ad un punto particolarmente critico.».

La democrazia sta correndo rischi.. Questo nel 1992, rileggerlo fa impressione. Poi l’inizio merita, quando afferma che ‘si è diffusa’, e chi l’ha diffusa di grazia? Avesse detto: io, come tutti gli altri e vi dirò perché, abbiamo diffuso, allora sarebbe stato un testamento politico gigantesco. Noi cittadini o voi politici che avevate un nome e cognome, poiché le responsabilità sono sempre in capo all’individuo? E poi, tu eri il segretario del partito e sapendo che al proprio interno vi sono spinte contrastanti, tuo era l’obbligo di far pulizia, invece di alimentare la mala pianta o non dandole giusto riguardo. Pare che sempre gli altri debbano far qualcosa, mentre ognuno di noi ha il carico e la responsabilità di ciò che fa e di come agisce, di che affari propone e con chi.Insomma l’agire morale non disgiunto dalla politica, se no è tecnicismo, anche alla Monti o alla Draghi sgravati, chissà perché non avendo fini politici, da scelte e decisioni che neutre non sono mai. Quel richiamo alla responsabilità di tutti io personalmente lo interpretai come la pietra tombale sulla Repubblica. Altri come l’italico senatore ingaggiato dall’Arabia Saudita, ho letto che ne avvertì tutta la nobiltà e la grandezza. Opinioni legittime, io la lessi come la resa ad un sistema che la politica, i politici avevano prodotto. Non erano stati direzionati in maniera eteronoma, diretti da altri, essendo loro che in autonomia li dirigevano i processi politici. Dunque, più che un alto discorso di richiamo alle responsabilità di tutti una chiamata di correo in chi faceva finta di non capire, di non sapere. Che resta alla fine della notte di tutto ciò, dinanzi ad altre notti della Repubblica? Che scorrendo memoriali, reportages, archivi, note, trovo che in pochi dei responsabili di quelle nefandezze sistemiche, le ipotesi di reato furono confermate, prima di dire la magistratura è cattiva, violenta, cilena…, minacciava, ci incarcerava, abbiano almeno avuto il buon gusto morale di dire prima: sì io ho rubato, ho trescato, ho corrotto, sono responsabile di… e poi magari dopo dire, sì però certi comportamenti dei giudici….

Insomma, dopo 30 anni il peggio non è passato, il sistema delle tangenti si è fatto un micropotere diffuso esteso e decentrato e non vi sono più gli anticorpi sociali e morali in questo Paese capaci di contrastarlo. Meglio assecondarlo, sporcandosi un poco… Se penso alle risorse europee del fantomatico fantasmatico PNRR mi sovviene più di un dubbio e qualche certezza anticipata. Si chiama realismo ma poi con le parole di importante sociologo canadese, Ervin Goffman, alla fine del mondo, lì dove si decide l’azione, siamo sempre presi nel contrasto di cui parlava Antonio Gramsci negli anni ’20 tra il “pessimismo della ragione” e “l’ottimismo della volontà”? Certo, contro pessimismo e rassegnazione alberga in noi da qualche parte nascosta da una coltre di valenze contrarie la scintilla del riscatto dell’uomo dinanzi ad una civiltà che lo opprime. La forza di volontà, che talora viene a mancare lasciandoci inermi, ma non sconfitti, claudicanti ma non afoni. Perché con uno slogan dalle parti degli anni ’70, “Ribellarsi è giusto”.

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Sull'autore

PhD Sociologo, scrittore per elezione e ricercatore per vocazione, inquiete persone ancora senza eteronimi di Pessoa. Curioso migrante di mondi, tra cui Napoli, Vienna, New York. Ha percorso solo per breve tempo l’Università, così da preservarlo da mediocrità ed ipocrisie, in un agone dove fidarsi è pericoloso. Tra decine di pubblicazioni in italiano ed in lingua si segnala l’unica ricerca sociologica al mondo sull’impianto siderurgico di Bagnoli, Conte M. et alii, 1990, L’acciaio dei caschi gialli. Lavoro, conflitto, modelli culturali: il caso Italsider di Bagnoli, Franco Angeli, Milano, Pref. A. Touraine. Ha diretto con Unione Europea e Ministero Pari Opportunità le prime indagini sulle violenze contro le donne, Violenza contro le donne, (Napoli 2001); Oltre il silenzio. La voce delle donne (Caserta 2005). Ha pubblicato un’originale trilogia “Sociologia della fiducia. Il giuramento del legame sociale” (ESI, 2009); “Fiducia 2.0 Legami sociali nella modernità e postmodernità” (Giannini Editore, 2012); “Fiducia e Tradimento. In web we trust Traslochi di società dalla realtà diretta alla virtualità della network society”, (Armando Editore, 2014). Ha diretto ricerche su migrazioni globali, lavoro e diritti umani, tra cui 'Partirono bastimenti, ritornarono barconi. Napoli e la Campania tra emigrazione ed immigrazione' (Caritas Diocesana Napoli, 2013 con G. Trani), ed in particolare “Bodies That Democracy Expels. The Other and the Stranger to “Bridge and Door”. Theory of Sovereignty, Bio-Politics and Weak Areas of Global Bίos. Human or Subjective Rights?” (“Cambridge Scholar Publishing”, England 2013). Nella tragica desiderante società dello spettacolo scrive per non dubitare troppo di se stesso, fidarsi un poco più degli altri e confidare nelle sue virtuose imperfezioni. Sollecitato, ha pubblicato la raccolta di poesie Verba Mundi, Edizioni Divinafollia, Bergamo. È Vice Presidente e Direttore Scientifico dell’Associazione Onlus MUNI, Movimento Unione Nazionale Interetnica.

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