sabato, Maggio 8

L’ istituto del carcere è fallito, in attesa di una riforma che non arriverà forse mai Altri due 'evasi' definitivi. Nelle carceri prosegue la strage

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E’ stato presentato qualche giorno fa, il rapporto curato dall’associazione Antigone sulle condizioni di detenzione in Italia; Rapporto terrificante, una fotografia dell’esistente che confligge in modo inaccettabile con i principi del diritto nazionale e internazionale, con i più elementari valori di umanità e di buon senso.

   Allora, e in sintesi: sovraffollamento cronico, celle senza doccia, ripetute condanne da parte della Corte europea per i diritti dell’uomo; e tante “evasioni definitive”, vale a dire: suicidi. Dite che è sempre la solita “minestra”? Sì. E’ sempre la solita “minestra”. Questo è il guaio, questo è il problema: che si tratta sempre e ancora della solita “minestra”.  

   “Minestra” variamente condita, ma di eguale, immangiabile, sapore. «Negli scorsi mesi abbiamo visitato 86 carceri, dalla Valle d’Aosta alla Romagna», dicono i curatori del rapporto. «In dieci istituti, tra quelli che abbiamo visitato, c’erano celle in cui i detenuti non avevano a disposizione neppure 3 metri quadrati calpestabili. Nella metà dei penitenziari che abbiamo visto c’erano celle senza docce, o, peggio ancora, in quattro istituti abbiamo riscontrato la presenza del wc in un’ambiente non separato dal resto della cella. Abbiamo riscontrato in media la presenza di un educatore ogni 76 detenuti, il 43 per cento degli istituti visitati non aveva corsi di formazione professionale attivi, oltre che spazi per le eventuali lavorazioni».

  Una delle maggiori preoccupazioni è costituita dal sovraffollamento. Esempi concreti: il carcere di Larino, in Molise, presentava fino al 31 marzo scorso il maggior tasso di affollamento. Con una capienza massima pari a 107 posti letto, infatti, ospitava 217 detenuti, con una percentuale di affollamento del 202,8 per cento. A livello regionale, le prigioni della Lombardia sono le più affollate. A Como, con un tasso del 200 per cento, si trova il carcere più affollato della regione, il secondo d’Italia. E’ un penitenziario, annota Antigone in cui «abbiamo trovato detenuti che non avevano 3 metri quadri di spazio a disposizione, dove le condizioni igienico-sanitarie erano critiche, e molte docce erano inutilizzabili a causa degli scarichi intasati».

  In media, per tutti gli istituti considerati, il tasso di sovraffollamento è pari al 115,2 per cento. Mentre il tasso di detenzione – numero di detenuti per numero di residenti in Italia – è pari a circa un detenuto ogni mille abitanti.

  I suicidi: secondo gli ultimi dati raccolti da “Ristretti Orizzonti”, nei primi tre mesi del 2018 ci sono stati 11 suicidi nelle carceri italiane. I tentativi di suicidio sono stati oltre un migliaio. E 123 è il numero dei reclusi deceduti nel 2017 in seguito a cosiddetta “morte naturale”; che proprio “naturale” non è, visto che spesso celano profondi disagi legati alle condizioni di detenzione.

  Una situazione che al Garante dei detenuti della regione Campania Samuele Ciambriello fa dire che “purtroppo il carcere è fallito”. Fallito proprio come istituzione: L’80 per cento delle persone per una recidiva torna in carcere; questo significa che il carcere è fallito. Il restante 20 per cento non rientra perché ha fatto un cammino di risocializzazione e rieducazione”.

  Per quel che riguarda la Campania, dice Ciambriello, “in questo momento ci sono 7.321 detenuti in carcere e 7.100 sono fuori, nell’area penale esterna. Dobbiamo liberarci dalla necessità del carcere e vivere le pene in maniera alternativa. Siamo un po’ amareggiati che non sia passata l’attuazione dei decreti attuativi del Governo sulla riforma carceraria. Mi sono meravigliato che prima di Natale il Governo non abbia osato e chiuso su questa materia. Abbiamo una riforma ancora del 1975 E mai possibile che in tema di diritti, di giustizia l’Italia sia fanalino di coda in Europa?”.

  Già, la Riforma carceraria: i decreti delegati per la sua attuazione, voluti dal ministro della Giustizia Andrea Orlando, avrebbero consentito se approvati nel loro complesso, di porre in essere un modo più civile e rispettoso della Costituzione nell’espiazione della pena. L’impianto complessivo avrebbe significato un passo avanti verso il pieno diritto e per la civiltà giuridica. Non è accaduto e tutti noi dovremmo cercare di capire perché e per responsabilità di chi.

  Intanto proseguono le “evasioni definitive”, ovvero i suicidi di detenuti. Un 37enne dell’Aquila, M.S., si è tolto la vita nel bagno di una cella del carcere di Chieti, dove era detenuto dal 25 settembre 2017. E’ stato trovato ieri mattina dai compagni di cella. A breve avrebbe lasciato il carcere per raggiungere una comunità di recupero per tossicodipendenti. Si è tolto la vita legando una cintura alle sbarre.

  Un altro detenuto, questa volta un nord-africano, si è tolto la vita a Busto Arsizio. Ha approfittato dell’ora d’aria, e se ne è andato. Sui giornali neppure le due righe di rito. Un “nessuno” che ha tolto il disturbo senza che nessuno ci abbia fatto caso.         

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