sabato, Settembre 18

L’insopportabile radicalchicchismo di alcune allieve della Normale

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E in questa epoca di stupidità no vax e no mask non poteva mancare la contestazione al ‘sistema’ fatta da tre diplomande alla prestigiosa Scuola Normale Superiore dell’Università di Pisa.

La capimpopolo è Virginia Magnaghi (ma c’è anche tal Virginia Spacciante e Valeria Grossi) rappresentante delle ‘allieve e allievi del Corso di Lettere’ (mi raccomando il politically correct).

«Che valore ha la retorica dell’eccellenza?» dice l’eroina del popolo. E poi il gran pavese: «Noi crediamo che la scuola non sia senza colpe, avete reso l’università un’azienda. Perseguendo solo il profitto. Ha infatti promosso quella retorica dell’eccellenza e della meritocrazia che legittima il taglio delle risorse. Ha incoraggiato la creazione di piccoli poli di eccellenza iper finanziati. La scuola ha perseguito la deregolamentazione del personale esternalizzato di mensa e biblioteca. E ha rinunciato a una presa di posizione esplicita nel dibattito pubblico: questo silenzio è stato condiviso dalla maggioranza del corpo docenti. L’impegno civico è passato in secondo piano rispetto alla produzione scientifica. Perché l’impegno nel dibattito, lo schierarsi apertamente a favore di una certa posizione è considerato una macchia di cui l’accademico non deve sporcarsi? Questa disabitudine all’impegno, questa autoreferenzialità sono pericolose».

Insomma ci risiamo. Come le pestilenze, la retorica radical chic e politicamente corretta ricompare periodicamente in Italia facendo danni all’intero sistema sociale. Tre privilegiate che si cimentano nella non molto nobile arte dello sputo nel piatto dove hanno abbondantemente mangiato.

Forse le tre signorine neppure si rendono conto del privilegio che godono in un’epoca in cui quelle ‘figlie e figli del popolo’ (permettete anche a me un po’ di buona retorica politically correct) sono ‘costrette e costretti’ a fare ‘le portapacchi e i portapacchi’ a domicilio invece che cimentarsi sulla filologia greca o sanscrita.

Forse sarebbe ora che le tre signorine andassero a frequentare un bel corso di pelamento delle patate per capire il valore della cultura e del denaro.

L’insopportabile retorica classista contro l’eccellenza ricorda poi i più brutti periodi del ’68 che, non dimentichiamolo, diedero la stura all’odio sociale e al terrorismo.

Pasolini, da sinistra, parlerebbe di ‘cattivi maestri’, in questo caso dobbiamo parlare di ‘cattive maestrine’ a cui il privilegio di casta -che loro a parole dicono di attaccare-, ha concesso troppo.

Speriamo che la direzione di una istituzione prestigiosa come la Scuola Normale non cada anch’essa nella trappola del politically correct e risponda per le rime a questo discorso sgangherato. E speriamo anche che questa trovata non permetta alle tre signorine di fare ulteriore carriera in quelle istituzioni elitarie che contestano, perché in genere il meccanismo funziona così.

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Sull'autore

Giornalista professionista e scrittore. Laureato in Fisica. E’ stato anche deputato della Repubblica.

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