domenica, Ottobre 17

L' industria del vino in Cile field_506ff510725be

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Francia 1860. I viticoltori vivono una decade nera. Una piaga di Phyloxera, il parassita della vite, rovina i campi gallici, e parte delle viti europee, sterminando uno dei ceppi più caratteristici, il Carmenère, che veniva prodotto in grande scala nella Francia del XIX secolo. 130 anni più tardi, nel 1991, un ampelografo francese, Claude Vallat, segnalò che quello che il Cile vendeva come ‘merlot cileno’ non era tale. Il suo sapore verdeggiante, con sfumature paprica, e la sua maturazione tardiva non erano propri dell’uva galla. Tuttavia, Vallat non riuscì a determinare a quale ceppo corrispondesse.

Sarà un suo discepolo, Jean Michel Boursiquot, chi tre anni più tardi arriverà alla conclusione. Nel 1994, Boursiquot arrivò a Vigna Carmen, una delle più antiche del Cile, dove identificò che quel ‘merlot cileno’ era l’estinta Carmènere, che doveva essere arrivata in Cile nascosta con il resto di varietà francesi che attraccarono nella metà del XIX secolo. Il suo terreno, il mite clima mediterraneo e le caratteristiche geografiche del paese, tra la cordigliera e il Pacifico, garantirono la sua sopravvivenza tra le Ande, impedendo l’arrivo di piaghe. Libero dal phyloxera, il ceppo sopravvisse nascosto fino alla sua nuova scoperta nel novembre del 1994.

Fu la stessa vigna Carmen la prima a produrre una bottiglia di Carmenère nel 1996. Oggi, il Cile è il principale produttore di questa poltiglia, la cui coltivazione è aumentata del 3,142% negl’ultimi 20 anni, secondo i dati del Ministero dell’Agricoltura. Il catasto del 2013 registra 10.700 ettari coltivati, convertendosi in uno dei ceppi più estesi. Lo superano il Cabernet Sauvignon (42.195 ettari), il Sauvignon Blanc (14.392 ettari) e il Merlot (11.925 ettari).

In questo angusto Paese esistono più di 50 varietà, il 75% d’uva nera, distribuita nelle 14 regioni vitivinicole e 130.361,70 ettari di viti da vino, perché ne esistono altri 8.000 per l’elaborazione del pisco, un distillato d’uva caratteristico del Cile e del Perù.

Dati vino 1

Fonte: ultimo report dell’Organizzazione Internazionale della Vigna e del Vino

La nostra strategia è la diversificazione e far vedere che si possono produrre diversi ” tipi di vini di qualità nello stesso territorio, spiega a L’Indro l’associazione Wines of Chile, che riunisce i grandi produttori e rappresenta l’82% delle esportazioni di vino imbottigliato. “È necessario comunicare tutte le caratteristiche del Cile, in termini di varietà, valli e vini”, proseguono, “ma arrivare fino al consumatore richiede tempo”.

I vini cileni hanno la fama di essere buoni ed economici, per questo ‘premiumizzare’ queste poltiglie e dar loro valore è una priorità per organismi e grandi famiglie vitivinicole. Uno dei principali enologi cileni, Pablo Morandé, scommetteva in un articolo pubblicato sulla rivista Capital su una drastica «eradicazione in quei vigneti poco produttivi e di media qualità», lamentando al tempo stesso che più di «500 milioni (di litri) cadono come cascate nel segmento dei vini economici», pur avendo qualità da alta gamma. Secondo lui, la strategia dovrebbe essere quella di «togliere gli ormeggi ai molti enologi talentuosi» affinché producano vini unici. «Se ognuno di loro producesse anche solo un vino stravagante, straordinario, tutto il Cile ne guadagnerebbe in prestigio».

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