venerdì, Maggio 14

L’ India e la sindrome da VIP

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Navjot Singh Sidhu, giocatore di cricket divenuto uomo politico, ha fatto di recente notizia. Il governo del Punjab gli ha prima revocato la scorta armata, per poi ripristinarla dopo le critiche al governo sollevate da Sidhu e dalla moglie.  In termini pratici, ciò significa che il personale della polizia del Punjab rimarrà sempre con Sidhu, che questi si trovi nel Punjab o meno. A dire il vero, Sidhu trascorre la maggior parte del tempo tra Mumbai e Delhi, e non è stato il solo beneficiario della politica di sicurezza del governo del Punjab. Qualche tempo fa, in una sparatoria fratricida a Delhi, si è reso evidente come Ponty Chadha, un uomo d’affari la cui ascesa nella lista dei miliardari indiani è stata tanto repentina quanto controversa, fosse accompagnato da una scorta armata del governo del Punjab. La domanda subito sorta fu perché mai la polizia del Punjab dovesse proteggere un uomo d’affari residente a Delhi.

E in secondo luogo, perché i ricchi non pagano da sé le proprie guardie, a maggior ragione quando ci sono agenzie di sicurezza private a disposizione? Quest’ultima domanda è pertinente perché è risaputo che a Mukesh Ambani, l’uomo più ricco d’India, è stata assegnata dalla Central Reserve Police Force (CRPF) la cosiddetta scorta “categoria Z”. Dopo che in molti hanno criticato la decisione del governo centrale, l’allora Ministro degli Interni dell’Unione Sushil Kumar Shinde ha dichiarato che Ambani avrebbe pagato per avere la scorta. Se le cose stanno così, si rende necessaria una normativa trasparente sulle forniture di scorte a pagamento da parte del governo. Tale normativa dovrebbe stabilire con chiarezza la base su cui determinare l’ammontare pagato dai privati cittadini al governo per avere la scorta. Questo solleva a sua volta delle domande fondamentali. La prima: i governi, sia quelli statali che quello centrale, hanno tanto personale di polizia da poterne impiegare una parte per proteggere i ricchi del Paese? La seconda e più importante: il governo può chiedere il pagamento per l’erogazione di un servizio di sicurezza? In fondo, il “contratto sociale” sulla cui base è nato il moderno sistema statale prevede che i cittadini cedano alcuni dei loro diritti al governo, il quale promette in cambio di proteggere le vite e le proprietà della gente. In questo caso, come può il governo farsi pagare per fornire sicurezza?

Tutte queste domande conducono all’ineluttabile conclusione che la questione della cosiddetta sicurezza VIP ha molte zone di grigio. Avere la scorta è diventato uno status symbol: si possono citare abbastanza esempi di politici che non hanno subito alcuna minaccia e che competono l’un con l’altro per ottenere le misure di sicurezza di grado più elevato, da X a Y a Z. Le forze di polizia compiacenti hanno spesso falsificato leprospettive di minaccia” di politici, uomini d’affari e persino alcuni funzionari statali. Il fenomeno ha impegnato anche la giustizia: non molto tempo fa, la Suprema Corte del Haryana e Punjab ha ordinato al governo statale di rimuovere «le orrende tende del personale di sicurezza che costellano le case di oltre 60 ministri e membri dell’assemblea legislativa, 12 ufficiali e 75 giudici in tutta Chandigarh». La Corte ha aggiunto che, rispetto alla gente comune, le persone interessate non avevano da far fronte ad alcuna minaccia alla loro sicurezza e tenevano il personale di scorta «più come status symbol». Quel che è peggio è che si è scoperto che circa 2.800 poliziotti del Punjab (pari a tre battaglioni) venivano impiegati come cuochi, autisti, giardinieri e addirittura massaggiatori nelle case dei VIP del Punjab.

Anche la Corte Suprema ha espresso la propria angoscia per la questione della sicurezza dei VIP. Nel febbraio del 2013 un’interrogazione presieduta dal giudice G. S. Singhvi chiedeva come mai a così tante persone considerate VIP venisse assegnata una scorta. L’interrogazione faceva seguito alla petizione di un cittadino dell’Uttar Pradesh sull’uso dei lampeggianti sulle auto ufficiali e sulle scorte fornite a politici e funzionari pubblici. «La scorta può essere assegnata al capo dello Stato, al primo Ministro, al vicepresidente, al presidente della Camera, ai vertici dell’autorità costituente e alle loro controparti nei governi statali. Perché allora viene assegnata a tutti quanti? Anche i mukhia e i semplici capi villaggio vanno in giro col lampeggiante rosso”, sosteneva la Corte. Ben consapevole che la lista dei VIP a cui era stata assegnata la scorta comprendeva anche numerosi giudici della Corte Suprema, il banco presieduto da Singhvi sottolineava come i giudici stessi non sarebbero incorsi in alcun problema, qualora il personale di sicurezza assegnato loro gli venisse tolto e impiegato sulle strade.

A conti fatti, l’India è una delle nazioni meno presidiate al mondo. Secondo il Bureau of Police Research and Development (BPR&D), l’istituto del ministero degli Interni incaricato di promuovere la ricerca e sviluppo sull’uso della Polizia, per presidiare 1,2 milioni di indiani sparsi su 3.166.414 Kmq al primo gennaio 2012 le forze assegnate dai corpi di polizia ammontavano a 1.693.541 civili e 431.055 uomini armati. Un totale di 2.124.596 uomini, pari a una media di un poliziotto ogni 568 indiani, 176 poliziotti ogni 100.000 abitanti e 67 poliziotti per chilometro quadro. La cifra di 176 poliziotti per 100.000 (1 lakh) abitanti contrasta fortemente con il corrispondente rapporto di 315 negli Stati Uniti, 200 nel Regno Unito e 290 in Australia. Data questa situazione di base, il sistema dei VIP rende ancor più iniqua la copertura di polizia, poiché le vite di alcuni cittadini sembrano essere molto più importanti delle vite di tutti gli altri. Come risultato, la crema del personale di polizia è impiegata come scorta per i VIP. E non esiste un metodo trasparente per determinare chi sia un VIP a cui possa spettare una scorta.

Prendiamo il caso della polizia della capitale Delhi, per non parlare di Stati quali il Bihar, l’Assam e il West Bengal in cui il fenomeno delle scorte VIP ha assunto proporzioni tanto scandalose quanto nel Punjab. La polizia di Delhi è forse la più grande forza di polizia metropolitana al mondo, con i suoi 83.762 uomini. Ma nella realtà solo il 30% circa dei 60.000 uomini disponibili è impiegata nelle normali operazioni di polizia, vale a dire prendersi cura di quasi 20 milioni di persone. Perché più di 14.000 dei 60.000 poliziotti di Delhi fanno da scorta a 8.800 VIP residenti nella metropoli. E non è tutto. Molti dei VIP di Delhi fruiscono, in aggiunta, della protezione della National Security Guard (NSG). Lo Special Protection Group (SPG) protegge le famiglie del primo Ministro Narendra Modi, degli ex primi Ministri Manmohan Singh e Atal Behari Vajpayee e della presidentessa del Congresso Sonia Gandhi. Di fatto, il budget annuale dello SPG supera ormai i 2 miliardi di rupie (279 crore di rupie). Se si aggiunge il budget annuale del NSG per ulteriori 2 miliardi di rupie, per non parlare delle spese sostenute dalla polizia di Delhi e di altri Stati, il costo delle scorte VIP raggiunge cifre vertiginose (circa 12 miliardi di dollari l’anno). A quanto pare, questo costo viene ricavato dal budget annuale per la sicurezza interna, compromettendo così la sicurezza degli innumerevoli ‘aam aadm’ (cittadini comuni) della Nazione.

Come argomentato altrove dal mio amico, prof. Ajay Mehra: «La sindrome da VIP è la versione feudalizzata del passato coloniale indiano. È chiaro che la maggior parte delle persone che si considerano molto importanti preferisce prendere le distanze dalla gente comune, erigendosi sul piedistallo inesistente fornito loro dalla copertura della scorta. Qualunque tentativo di avvicinamento viene sfrontatamente, se non brutalmente, sventato con la forza. Poiché lo scopo è prendere le distanze, i VIP godono della situazione». Ajay ha ragione nel dire che questa “psicologia dell’importanza” deve finire. La gente comune si merita e ha bisogno di sicurezza molto più dei loro rappresentanti e degli altri parassiti politici. È quindi giunto il momento per una revisione sistematica della cultura dei VIP e relativa questione della sicurezza da parte di Narendra Modi, “Pradhan Sevak” (primo servitore) d’India, e del ministro degli Interni Rajnath Singh.

Traduzione di Elena Gallina

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