domenica, Settembre 26

L’impresa vivente, formula imprenditoriale sociale di ABOCA ABOCA ha la ‘vision’ di trovare in natura risposte a problemi di salute, rispettando l’organismo umano e l’ambiente mentre la ‘mission’ è quella di entrare nei primi 15 player europei dell’automedicazione

0

Raccontare e fare considerazioni su un libro dal titolo ‘L’impresa come sistema vivente’ rischia di diventare una celebrazione un po’  scontata e quasi buonista,  è condivisa da tutte le persone che hanno a cuore lo sviluppo e la conservazione del contesto della natura, prescindendo dall’applicabilità del concetto di che cosa vuol dire operativamente un’’impresa vivente’. Ho cercato di evitare la celebrazione raccontando l’approccio economico aziendale all’impresa vivente.

L’impresa come sistema viventeè una affermazione dimostrabile; non è una dichiarazione d’intenti e di prospettive orientate al ’green’, ma una formula imprenditoriale e organizzativa che assume principi olistici ed ecologisti come riferimento gestionale. Una visione sistemica virtuosa.

L’autore, Massimo Mercati, ceo della società benefit ABOCA ( per società benefit si veda L. 28-12-2015 n. 208, Commi 376-384), ha come mentore il fisico e saggista austriaco Fritijof Capra che sviluppa la tesi delle ‘relazioni organizzanti’ che sottolinea l’importanza delle relazioni all’interno di una organizzazione che è tanto più efficiente ed efficace se le parti di cui è composta si integrano e non rimangono isolate’.

Quindi sono dominanti le relazioni interne ed esterne all’impresa che da esse trae linfa vitale ed utile per avere successo; se un ‘azienda non sviluppa un clima sociale e solidale interno ed esterno non genera un valore aggiunto che va oltre le relazioni burocratico amministrative e di rilievo solo mercantile.

Il libro considera l’impresa come una rete che deve avere unavision’ (‘che cosa ci stiamo a fare’, ‘perché esistiamo’) che permea l’impresa di un ‘orizzonte comune di senso’ che si traduce in una ‘mission’ operativa.

Pensare che la vision di una impresa possa essere solo la massimizzazione assoluta del profitto, a fronte delle evoluzioni di contesto e delle esigenze sociali, non è più sostenibile. E’ possibile, ma crea diseconomie ed esternalità negative per il sistema di contesto cioè per noi.

Una via possibile è la massimizzazione relativa del profitto per raggiungere obiettivi positivi di ambiente, sociali e di governance (ESG).

‘Perché nasce una impresa? La risposta più immediata è molto semplice: nasce per generare profitto’. L’art. 2247 del Codice Civile dice che l’impresa è finalizzata ‘all’esercizio in comune di un’attività economica allo scopo di dividerne gli utili’ e l’art. 2082 del Codice Civile dice che è imprenditore ‘colui che esercita professionalmente un’attività economica organizzata al fine della produzione o dello scambio di beni o di servizi’.

Però ci si è accorti che il progresso della società non si può basare sull’utile economico, ma è necessario l’utile sociale, ambientale pena il fatto che il sistema non avrebbe una visione futura sostenibile.

La massimizzazione relativa del profitto orienta l’agire aziendale massimizzando il risultato di equilibrio economico’ che consiste in una corretta ed equilibrata remunerazione dei fattori produttivi posti in essere ed in dinamismo nella produzione di beni/servizi con un orientamento /non vincolo (di lungo periodo) a conseguire risultati positivi di bilancio da reinvestire nel sociale e nel welfare interno ed esterno all’impresa. Quindi dare un senso al profitto relativo.

Un esempio è il dibattito sulla validità assoluta del PIL (Prodotto Interno Lordo) e l’inserimento di nuovi parametri come i BES (Benessere Equo e Sostenibile) perché lo sviluppo sostenibile è riconoscere che tutte le monete hanno due facce: da una parte la faccia economica (per esempio indicatori del Prodotto Interno Lordo, il PIL) e dell’equilibrio fra costi e ricavi, e dall’altra la faccia del sociale e dell’ambiente (per esempio indicatori di Benessere Equo e Sostenibile, il BES), ove intendiamo una analisi multidimensionale degli aspetti rilevanti della qualità della vita dei cittadini, con una attenzione alla distribuzione delle determinanti del benessere tra soggetti sociali e con la garanzia dello stesso benessere anche per le generazioni future. Se le monete avessero le due facce uguali sarebbero false.

E crescono gli indicatori di certificazione dell’impatto sociale, ambientale come GRI (Global Reporting Initiative usati per esempio nelle grandi imprese per il Non Financial Report trimestrale-D.Lgs.254/16) o BIA (B Impact Assessment).

L’impresa vivente non sposa l’approccio di Hobbes ove ‘homo homini lupus’, ma adotta la selezione naturale ove si preferisce non il più forte, ma il più adatto. Ed è tale per cui, vivendo in logica simbiotica, diamo origine ad un sistema di organismi che ‘cooperano per dare origine alla vita e mantenere la vita’.

Inoltre ha una impronta Aristotelica e segue la filosofia stoica che distingue il ‘tèlos’ (‘fine immanente e ragione dell’agire’ cioè la ‘vision’) e lo ‘skopos’ (obiettivo concreto dell’agire, cioè la ‘mission’).

In concreto ABOCA ha la ‘vision’ di trovare in natura risposte a problemi di salute, rispettando l’organismo umano e l’ambiente mentre la mission è quella di entrare nei primi 15 player europei dell’automedicazione.

L’obiettivo di ABOCA è l‘equilibrio dell’impresa vivente: ove anche gli strumenti economici ed il sistema impresa/azienda sociale si caratterizza per scelte di management che contemplano l’etica come espressione della ‘concorrenza collaborativa’ e della massimizzazionerelativadel profitto per massimizzare i risultati di equilibrio aziendali in una continuità nel tempo, perdurabilità, efficienza, efficacia,economicità ecc.

ABOCA è l’impresa sociale che consegue il vero successo. Ed ancora la complementarietà fra stakeholders e shareholders. In sintesi l’equilibrio dell’impresa è l’equilibrio fra le funzioni aziendali (controllo di gestione, marketing, finanza, comunicazione, produzione ecc.) e il senso ed il finalismo che ad esse si da. E dipende anche dall’uso degli strumenti. Da ciò deriva che la sostenibilità aziendale ha una sua anima in una visione evoluzionista anche se non è sufficiente perchénon incide strutturalmente sulle finalità dell’impresa per renderla un motore positivo del cambiamento’.

Il tema è: uscire dalle azioni di facciata e di greenwashing e strutturare imprese rigenerative che trasformano gli input in output/outcome di valore positivo che supera l’entità del danno provocato da altre attività.

L’impresa vivente è una impresa sociale (non per caso ABOCA è una società benefit in cui si fondono attività imprenditoriale e ricerca del bene comune) che si caratterizza in logica economico aziendale e si fonda sull’imprenditorialità sociale (formula imprenditoriale sociale) che è dinamismo aziendale basato su:  

  • intenzionalità sociale
  • misurazione
  • addizionalità
  • continuità sussidiaria
  • massimizzazione relativa del profitto.

Ed infatti l’impresa si fa persona e la csr è vizio o virtù perché la scelta del profitto deve essere finalizzata all’equilibrio aziendale che permette di raggiungere gli obiettivi dell’impresa come istituto socio-economico. E quindi anche orientandosi tramite la teoria delle ‘strutture autopoietiche’ di Humberto Maturana e Francisco Varela, dove le forme e le funzioni biologiche non sono determinate da un programma genetico, ma sono proprietà che emergono dall’intera rete.

Si può affermare che l’impresa vivente ha un’anima e può essere etica o meno anche per questo motivo. E dipende non solo dall’adozione dello strumento aziendale in sé, ma anche dal processo che si attiva e si gestisce in una logica di impresa sociale. Ovviamente dipende se i fini sono vizi o virtù. Se c’è equilibrio c’è virtù, altrimenti c’è vizio.

In conclusione ‘l’impresa come sistema vivente’ è orientato alla crescita perché ogni ‘sistema vivente che non cresce è un sistema morto’.

Ed anche il consumo non è estrattivo ,ma trasformativo generando un valore aggiunto tramite la percezione della soddisfazione personale, del commitment con il lavoro, della felicità, della fiducia e della reciprocità positiva.

E in COVIDera c’è spazio per l’impresa vivente? Sì ed è un auspicabile ‘dover essere’ perché la crisi sanitaria è crisi sociale, economica, ambientale: in sintesi, una nuova progettualità ed un nuovo paradigma aziendale.

 

PS: Ho cercato di sottolineare alcuni punti qualificanti dell’impresa come sistema vivente che comunque è anche sociale. Un grande apprezzamento va fatto all’autore Massimo Mercati, ceo di ABOCA spa di integratori naturali e società benefit di 1.600 dipendenti, che dirige questa azienda di successo ed è esempio reale ed operativo dell’impresa vivente sociale. Il messaggio importante è che: ‘si può fare!’. M.Mercati-L’impresa come sistema vivente (Aboca Edizioni, pp160-2020).

L’informazione che non paghi per avere, qualcuno paga perché Ti venga data.

Hai mai trovato qualcuno che ti paga la retta dell’asilo di tuo figlio? O le bollette di gas, luce, telefono? Io no. Chiediti perché c’è, invece, chi ti paga il costo di produzione dell'Informazione che consumi.

Un’informazione che altri pagano perché ti venga data: non è sotto il Tuo controllo, è potenzialmente inquinata, non è tracciata, non è garantita, e, alla fine, non è Informazione, è pubblicità o, peggio, imbonimento.

L’Informazione deve tornare sotto il controllo del Lettore.
Pagare il costo di produzione dell’informazione è un Tuo diritto.
"L’Indro" vuole che il Lettore si riappropri del diritto di conoscere, del diritto all’informazione, del diritto di pagare l’informazione che consuma.

Pagare il costo di produzione dell’informazione, dobbiamo esserne consapevoli, è un diritto. E’ il solo modo per accedere a informazione di qualità e al controllo diretto della qualità che ci entra dentro.

In molti ti chiedono di donare per sostenerli.

Noi no.

Non ti chiediamo di donare, ti chiediamo di pretendere che i giornalisti di questa testata siano al Tuo servizio, che ti servano Informazione.

Se, come noi, credi che l’informazione che consumiamo è alla base della salute del nostro futuro, allora entra.

Entra nel club L'Indro con la nostra Membership

Condividi.

Sull'autore

Professore associato di Economia delle aziende e delle amministrazioni pubbliche presso l'Istituto di Pubblica Amministrazione e Sanità (IPAS). Direttore del Master in Management delle aziende cooperative e imprese sociali non profit (NP&COOP). Docente senior dell' Area Public Management & Policy della SDA Bocconi. Membro del comitato scientifico della rivista Non Profit, Maggioli Editore. Membro del comitato medico-scientifico della rivista Vivere oggi del Comune di Milano. Membro del comitato scientifico della rivista Azienda Pubblica, Maggioli Editore. Fondatore e promotore della collana "Aziende non profit. Strategie, struttura e sistema informativo", EGEA, Milano. Membro dell'editorial advisory committee di Health Marketing Quarterly e del Journal of Professional Services Marketing, The Haworth Press, Inc., Binghamton, New York. Membro del comitato scientifico dell'Unione Nazionale Imprese di Comunicazione, UNICOM. Membro dell'Associazione Italiana di Economia Sanitaria, AIES. Membro dell'Osservatorio Camerale Economia Civile, Camera di Commercio di Milano. Membro del comitato scientifico dell'Associazione Italiana Fundraiser di Forlì, ASSIFF. Membro del Consiglio di Gestione della Fondazione a sostegno della solidarietà sociale Umanamente, gruppo RAS. Membro del comitato etico di Coop Lombardia, Milano. Membro del comitato etico di Investietico, BPM Milano. Membro del comitato scientifico dell'Associazione Italiana della Comunicazione Pubblica e Istituzionale.

End Comment -->