mercoledì, ottobre 24

L’ enigmatico volo sulla Scozia di Rudolf Hess Perché, nel maggio del 1941, uno degli uomini più vicini ad Adolf Hitler decide di compiere quel folle gesto?

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Spandau è un quartiere di Berlino dove era situata un’antica prigione tedesca, costruita nel 1876 e concepita per ospitare centinaia di detenuti. Dopo la Seconda guerra mondiale, l’amministrazione del carcere passò alle potenze vincitrici (Stati Uniti, Unione Sovietica, Francia e Gran Bretagna), che se ne servirono per rinchiudervi in assoluto isolamento i nazisti condannati al processo di Norimberga. Dal 1966, nell’immensa struttura carceraria, rimase un solo prigioniero, condannato all’ergastolo. Così 3 guardie armate, 20 agenti di custodia, 17 civili e 4 medici, si alternavano per controllare ogni mossa di quel misterioso personaggio che si aggirava con lo sguardo un po’ smarrito nei corridoi della prigione fantasma. Rimuginando verosimilmente sul suo passato di ‘erede’ designato di Adolf Hitler e ripercorrendo con la mente il suo folle gesto di volare in Scozia nel maggio del 1941, nel momento cioè di maggiore potenza del III Reich, per negoziare un’ improbabile pace separata con la Gran Bretagna in funzione antisovietica. Una missione impossibile che figura tuttora tra i maggiori enigmi della seconda guerra mondiale, mai del tutto delucidato…

Ma chi era il tenebroso personaggio?

Si trattava di Rudolf Hess, uno dei massimi esponenti del regime nazista, la cui vita fu costellata di misteri e stranezze. Persino la causa della sua morte, avvenuta in carcere nel 1987, rimase avvolta in un certo alone di ambiguità. Ufficialmente, secondo la dichiarazione dei rappresentanti dei 4 paesi garanti, Hess si era suicidato, a 93 anni, impiccandosi in un piccolo chiostro del giardino della prigione con un robusto filo elettrico (la prolunga di una lampada) fissato alla maniglia di una finestra posta abbastanza in alto. Secondo molti osservatori, invece, era impossibile che un uomo così anziano, fragile e malato, potesse elevarsi fino alla maniglia per fissare il cavo senza l’aiuto di qualcuno. In realtà sarebbe stato ‘suicidato’. Ma da chi?

Per il figlio, Wolf Hess, sarebbero stati i servizi segreti inglesi timorosi di scomode rivelazioni del padre, oramai prossimo alla fine e deciso a svelare molti dei suoi segreti, sui rapporti intercorsi tra i circoli germanofili della Gran Bretagna e il III Reich. Ma ci fu anche chi attribuì ai russi la responsabilità del falso suicidio, perpetrato come tardiva vendetta contro il massimo esponente ancora in vita di un regime che aveva causato in Russia milioni di morti.

Se dunque rimangono ancora incerte le modalità della morte di Hesse, ancora più enigmatiche appaiono le motivazioni della sua incredibile iniziativa di volare in Scozia nel maggio 1941, in pieno svolgimento delle operazioni belliche. Iniziativa volontaria, partorita dalla sua mente visionaria e forse un po’ perturbata ovvero impresa appoggiata dallo stesso Hitler che, in caso di fallimento, l’avrebbe subito sconfessata?

Ma come era arrivato Hess a prendere quella fatale decisione?

Nato ad Alessandria d’Egitto nel 1896, da padre bavarese e madre svizzera, Rudolf Hess sentì forte il richiamo patriottico quando scoppiò la Prima guerra mondiale nel 1914. Appena diciottenne in effetti si arruolò volontario nel 7° reggimento d’artiglieria bavarese. Coraggioso, sempre in prima linea, fu ferito due volte. Senza attendere la fine della sua convalescenza entrò quindi nell’Aviazione, diventando un provetto pilota. Dopo la guerra, sempre impregnato di ideali patriottici, si iscrisse all’Università di Monaco, dove divenne presto un attento discepolo del Prof. Karl Haushofer, considerato uno dei pionieri della Geopolitica, la disciplina che studia i rapporti tra la geografia fisica, la geografia umana e le azioni politiche che ne conseguono. Disciplina che successivamente sarà ampiamente utilizzata dai nazisti per giustificare il ‘Lebensraum, la ricerca dello ‘spazio vitale’ all’Est. Attirato dalle associazioni di reduci e gruppi nazionalistici, Hesse conobbe un oscuro ex caporale di nome Adolf Hitler. Ne fu immediatamente abbagliato, affascinato e fu tra i primi a iscriversi con entusiasmo all’appena costituito partito nazista (NSDAP).

Partecipò naturalmente al fallito tentativo di putsch nazista del 1923 e, come Hitler, si ritrovò prigioniero nella fortezza di Landsberg. Qui fu felice di condividere il destino di colui che era diventato il suo maestro politico, il suo ineludibile punto di riferimento ideologico. Divenne così volentieri il suo assistente personale, portavoce, segretario, redattore. Fu Hess in effetti che dattilografò il manoscritto del Mein Kampf (la mia battaglia), la bibbia nazista, ispirandone sicuramente la parte geopolitica. Fu Hess che cominciò a chiamare Hitler ‘Der Führer’, ad imitazione del titolo di Duce riservato a Mussolini. Insomma divenne l’uomo di assoluta fiducia di Hitler, il suo migliore amico, la sua ombra, il suo numero due in pectore.

Al momento dell’avvento al potere del suo mentore, il 30 gennaio 1933, Hess non ebbe incarichi ministeriali, che forse non si addicevano al suo carattere chiuso e riservato, ma divenne un potentissimo uomo d’apparato. Assistente e segretario particolare del Führer, direttore della Commissione politica del Partito nazista, fu successivamente nominato responsabile del ‘Verbindungsstab, un organismo che aveva il delicatissimo compito di immettere il partito nei gangli dell’amministrazione pubblica, sia nazionale che regionale.

Personaggio molto singolare, di difficile decrittazione, oggetto di pareri contrastanti circa la sua intelligenza politica, Hess si mostrava ascetico, mistico, incorruttibile, con tendenze verso l’astrologia. Dava spesso l’impressione di vivere nell’irreale, credeva nelle profezie e nella interpretazione dei sogni, non estraneo a sette esoteriche di vario tipo. Era anche afflitto dalle sue ferite di guerra, che gli causavano lancinanti dolori, e che lo spinsero, data l’impotenza della medicina ufficiale, verso omeopati, guaritori, ipnotizzatori, magnetizzatori, astrologi ecc… Ma malgrado ciò, Hitler lo teneva nella massima considerazione, apprezzandone soprattutto la sua assoluta, indiscutibile fedeltà.

Tra gli amici di Hess figurava Albrecht, il figlio di Karl Haushofer, il suo professore di geopolitica all’Università di Monaco. Docente a sua volta, specialista del mondo anglo-sassone, Albrecht, seguiva politicamente certe correnti anglofile, abbastanza diffuse in quegli anni e alle quali si rifaceva lo stesso Hitler, che preconizzava nelle sue visioni strategiche una sorta di neutralità benevola da parte di Londra in una ripartizione “geopolitica” che ai suoi occhi appariva equilibrata: alla Gran Bretagna il controllo dei mari e il mantenimento del suo vasto impero, alla Germania mani libere sull’Europa dell’est.

Albrecht Haushofer approfittò delle Olimpiadi di Berlino del 1936 per rinsaldare i suoi contatti con varie personalità britanniche, in particolare con il Duca di Hamilton, conte di Clydesdale, appartenente a circoli britannici ritenuti non ostili alla Germania nazista. Ma a partire del 1938 la situazione si degradò rapidamente. Da una parte, gli atti forza di Hitler si moltiplicarono mentre, dall’altra, von Ribbentrop, Ministro degli Esteri, assicurava Hitler che Londra non avrebbe mai fatto una guerra per difendere la Polonia. Morire per Danzica? Sicuramente no. Tragico errore di valutazione, emblematico della inconsistenza politica di von Ribbentrop! All’aggressione della Polonia invece Londra reagì duramente, decidendo che era giunto il momento di fermare l’espansionismo nazista.  Al rifiuto dei tedeschi di ritirare le truppe penetrate in territorio polacco, Londra e Parigi, il 3 settembre 1939, dichiararono guerra alla Germania. Scoppiava la Seconda guerra mondiale.

Durante il periodo bellico il ruolo di Rudolf venne per forza di cose ridimensionato se non oscurato. Le vicende del partito non avevano più la priorità e il capo della Luftwaffe (l’aviazione tedesca), Hermann Göring, fu designato come successore di Hitler… Frustrato, Hess si rifugiò sempre più spesso nell’occultismo e nelle medicine alternative, concentrandosi sulla sua visione geopolitica che gli faceva immaginare Germania e Gran Bretagna unite nella lotta al nemico comune, il bolscevismo. Del resto, al corrente dei piani di Hitler nei confronti dell’Unione Sovietica, intuiva lucidamente che Berlino non poteva combattere simultaneamente su due fronti, contro cioè il bolscevismo tanto odiato e contro l’impero britannico tanto ammirato. Esistevano sicuramente, doveva pensare, personalità britanniche in qualche modo sintonizzate sulla sua stessa lunghezza d’onda, fautori cioè dell’appeasement, favorevoli ad una qualche intesa con la Germania. Era a loro che bisognava arrivare e parlare!

Si delineava così progressivamente nella sua mente una straordinaria missione, che lo avrebbe posto al centro di una grandiosa iniziativa politica, una generosa proposta di pace separata che avrebbe aiutato il suo Dio nella crociata antibolscevica. Una missione che gli avrebbe fatto riguadagnare la considerazione e la stima perdute.

Hess chiese così a Albrecht Haushofer, che vantava tante utili conoscenze in Gran Bretagna, di metterlo in contatto con i circoli germanofili, in particolare il duca di Hamilton il quale, pur non avendo responsabilità dirette di governo, era molto ascoltato negli ambienti politici londinesi ed era anche molto vicino al re Giorgio VI. Haushofer effettivamente incontrò alcuni intermediari britannici tra febbraio e aprile 1941 a Madrid e a Berna.

In sostanza il piano di Hess era nelle grandi linee questo: farsi paracadutare nei pressi del castello del Duca a Dungavel in Scozia, chiedergli quindi di incontrare le presunte personalità germanofile e magari lo stesso re, per poter illustrare loro il suo piano di pace separata, in vista del proseguimento della guerra contro l’Unione Sovietica, dopo ovviamente l’allontanamento di Churchill e la nomina di un Primo Ministro più moderato e più disponibile nei confronti della Germania. Un totale renversement des alliances, ancora più eclatante del Patto contro natura Ribbetrop/Moltov del giugno 1939.

Un piano folle, una missione davvero impossibile, un progetto al quale tuttavia Hess cominciò a prepararsi col più grande impegno e in segreto, perché sapeva che Hitler non l’avrebbe mai approvato. Era d’altra parte consapevole che doveva fare presto, mancava poco all’ operazione Barbarossa (l’invasione dell’Unione Sovietica) e il suo paese si sarebbe trovato a combattere simultaneamente su due fronti, situazione assolutamente da evitare, come insegnavano alla scuola di geopolitica di Karl Huashofer. Hess era molto fiducioso. Non gli aveva predetto l’astrologa Maria Nagengast che sarebbe stato il protagonista di una memorabile impresa in favore del suo Führer e della Germania, indicandogli anche il giorno più favorevole, il 10 maggio 1941?  Data alla quale effettivamente Hess decollò con un Messerschmitt BF 110, sul quale, all’insaputa di tutti, si era addestrato per settimane. Arrivato dopo un lungo volo nei pressi di Dungavel, si gettò col paracadute lasciando che l’aereo si schiantasse sul suolo.

Toccando terra, si ruppe la caviglia. Soccorso da un contadino, fu subito arrestato dalle autorità britanniche. Si incontrò finalmente, ma oramai da prigioniero, con il duca Douglas-Douglas Hamilton, che ascoltò la sua farneticante proposta di alleanza anglo-tedesca, proprio quando Hitler aveva cominciato a bombardare pesantemente Londra! Non fu preso sul serio e il suo tentativo fu considerato l’iniziativa del tutto atipica di un personaggio non verosimilmente in possesso delle sue capacità mentali. Paradossale destino quello di Hess. Tutti, per motivi diversi, avevano interesse a farlo passare per pazzo! Da un lato, Hitler voleva assolutamente dimostrare di essere del tutto estraneo all’estemporanea iniziativa del suo stretto collaboratore. Inoltre l’unico modo per non dare agli inglesi la possibilità di far credere al mondo che esistevano contrasti tra gli alti dirigenti nazisti, era proprio quello di dichiarare pubblicamente che Hess era malato di mente. Dall’altro, Londra voleva fugare qualsiasi dubbio che ci potesse essere in Gran Bretagna una qualche sponda favorevole a forme d’intesa anglo-tedesca: solo una persona a cui lo stress bellico aveva fatto saltare i nervi poteva pensarlo…

Rimane tuttavia il grande interrogativo che molti storici ancora oggi si pongono: Hitler era veramente all’oscuro della missione di Hess ovvero l’aveva in qualche modo promossa alla vigilia dell’operazione Barbarossa, nella speranza di poter ottenere qualche risultato positivo, salvo ovviamente smentirla categoricamente in caso di fallimento? Molti elementi ci portano a credere che Rudolf Hess agì di sua propria iniziativa.

Nel maggio 1941 Hilter era all’apogeo del suo potere, completamente imbevuto di hubris, l’intossicazione da potere assoluto, la “smisuratezza” che colpisce i dittatori ed era convinto che in tre mesi avrebbe avuto ragione dell’URSS. Che interesse avrebbe avuto con simile predisposizione d’animo a trattare con la Gran Bretagna? D’altra parte se avesse avuto intenzione di sondare gli inglesi, perché inviare un personaggio così sui generis, debole di carattere, influenzabile, esaltato, sognatore, senza alcuna esperienza diplomatica, al corrente però dell’imminente attacco all’URSS, col rischio quindi di possibili fughe di notizie? Insomma per una delicatissima operazione di diplomazia segreta, Hesse rappresentava certamente la scelta peggiore….

E poi quali erano le proposte Rudolf portava con sé? Erano in realtà le stesse che Londra aveva rifiutato nell’ottobre del ‘39 e nel maggio del ‘40 (mantenimento dell’impero in cambio dello “spazio vitale” all’Est).

Infine se Rudolf fosse stato inviato da Hitler, sarebbe stato nel suo interesse dirlo quando veniva rinchiuso nella Torre di Londra. Invece non si stancò mai di ripetere che il Fuhrer non sapeva nulla della sua missione. Una missione anomala, compiuta da un personaggio inclassificabile e dal destino davvero paradossale: promotore di un’ impossibile sogno di pace, fu condannato a Norimberga per crimini contro la pace.

 

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La Geopolitica

La geopolitica, termine coniato dal geografo svedese Rudolf Kjelle nel 1899, si presentava genericamente come studio delle correlazioni esistenti tra la posizione geografica di uno Stato e le sue scelte di politica estera. Una disciplina che si prestava peraltro a diverse interpretazioni e finalità.  Da pseudo scienza, che consentiva di “prevedere” l’azione estera di uno Stato in base alla sua collocazione spaziale (considerata non solo nella sua dimensione geografica, ma anche culturale, umana, sociale ed economica), a vero e proprio “strumento attivo” di polita estera. Fu questa in sostanza l’interpretazione che privilegiò il generale/docente Karl Haushofer, per il quale la Geopolitica doveva essere la coscienza geografica dello Stato,  il suo oggetto  lo studio delle grandi connessioni vitali dell’uomo d’oggi nell’uomo d’oggi e la sua finalità il coordinamento dei fenomeni che legano lo Stato alla spazio. In pratica una perfetta giustificazione all’espansionismo nazista verso l’est europeo! La geopolitica doveva appunto riportare  lo spazio tedesco nella sua centralità mondiale e dotare la Germania di un suo Spazio Vitale. Rudolf Hess, era del tutto impregnato delle teorie di Hausofer ed era di conseguenza convinto che bisognasse cercare un compromesso con l’Ovest per concentrarsi totalmente sull’Est, dove risiedeva il Lebensraum tedesco.

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Karl Haushofer (1869-1946)

Militare di carriera, politologo e docente all’Università di Monaco di Baviera. La sua teoria geopolitica dello ‘spazio vitale’ fornì a Hitler la più formidabile giustificazione  ‘scientifica’ per avanzare verso l’est. Ciò tuttavia non gli impedì di essere perseguitato dai nazisti in quanto sua moglie Martha Mayer Doss era di origine ebraica e suo figlio Albrecht fu sospettato di aver partecipato al complotto teso ad eliminare il Fuhrer il 20 luglio 1944 e quindi giustiziato senza pietà. Karl dal canto suo perse ogni cosa: titoli, cattedra, stipendio e pensione. Ridotto in miseria, nel 1946 si suicidò insieme all’amata moglie, ingerendo arsenico.

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