martedì, Aprile 20

L’ aviatrice Elena B.B., la donna che per prima scoprì il seno - Capitolo 18

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“Mi chiedo cosa stia facendo a quest’ora/ la mia dolce Rita delle Ande,/ dei canneti e dei ciliegi selvatici./ Ora che questo tedio mi soffoca e il sangue mi si è assopito,/ pigra acquavite del mio essere./ Mi chiedo cosa stia facendo con quelle mani/ che, quasi in penitenza,/ eran solite stirare inamidati candori,/ nei pomeriggi./ Ora che questa pioggia mi porta via il desiderio di continuare./ Mi chiedo che ne è della sua gonna con gli smerli;/ dei suoi travagli; della sua andatura;/ del suo profumo di canna da zucchero primaverile, di là./ Dev’essere sulla soglia, intenta a guardare una nuvola veloce./ Un uccello di macchia sui tegoli del tetto manda un richiamo;/ e con un brivido lei dirà, alla fine: ‘Gesù che freddo!’”.

Elena ha appena terminato di raccontare questi versi di Cesar Vallejo ai tre amici che le fanno corona. Ghislano. Fëdor Michajlovič. Juliet. Tutto attorno a loro, i gabbiani reali stanno. Compostamente e minacciosamente. Su tavoli, scrivanie, spalliere di divani, armadi… E tutto il pavimento, che occupano in ordinate schiere. Impossibile ‘attraversarli’, non si smuovono ma non offendono. Per dare coraggio Elena fa quel che sa fare. Racconta. E queste parole, che tanta nostalgia le causano, balsamo, balsamo suppone siano per i suoi compagni di ‘prigionia’.

Il ricordo per lei era vivo in modo incredibile. Non a livello dei pensieri o dei sentimenti coscienti. Era uno sconosciuto tipo di ricordo che faceva piangere, lacrime le scorrevano sulle guance ma senza portare consolazione. Le ore della tarda serata e della notte, sino alle due e le tre a volte, avevano sempre avuto per lei un significato speciale. Anche gli altri, ormai da tempo, erano stati quasi costretti a far propria la sua considerazione per quelle ore e la convinzione che se mai qualcosa di importante dovesse succedere, sarebbe successa in quei momenti. E adesso si è fatta ormai da tempo, notte.

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