giovedì, Aprile 15

L’atomo per andare nello spazio La capacità di utilizzare i sistemi di lancio a energia nucleare in modo sicuro, protetto e sostenibile è da tempo considerata vitale per mantenere la leadership strategica nello spazio

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Una delle ultime azioni promosse dall’amministrazione Trump prima del suo discutibile epilogo è stata la sesta direttiva in materia aerospaziale riguardante la strategia nazionale dell’energia nucleare per la propulsione ultratmosferica.

La capacità di utilizzare i sistemi di lancio a energia nucleare in modo sicuro, protetto e sostenibile è da tempo considerata vitale per mantenere la leadership strategica nello spazio. La tecnologia, basata su sistemi di alimentazione a radioisotopi e reattori a fissione per il funzionamento e la propulsione dei vettori, di rover e di altri elementi funzionanti su altri corpi celesti consente l’andamento delle apparecchiature in ambienti in cui l’energia solare e chimica sono inadeguate a soddisfare le esigenze di fruizione.

I dispositivi individuati dalla direttiva possono produrre più potenza con massa e volume inferiori rispetto ad altre fonti di energia, consentendo così presenza e operazioni persistenti in situazioni in cui la potenza tradizionale non trova più spazio.

Inoltre questo tipo di energia aumenta la velocità di trasporto e riduce l’esposizione alle radiazioni in ambienti spaziali difficili: e cioè, aumentando la velocità di trasferimento oltre ad abbreiare i tempi, gli equipaggi si salvaguardano da tutto quanto avviene dall’esterno.  Si tratta di un passaggio importante specie se il paese che detiene la tecnologia ha in programma un’esplorazione più lontana o di maggior durata temporale.

Gli Stati Uniti, indipendentemente dalla guida Trump che per alcune sue azioni ha lasciato l’amaro in bocca al mondo intero, mostrano ancora una volta una strategia nazionale determinata al raggiungimento di obiettivi scientifici e di alto spessore disegnando una roadmap di supporto.

I tempi degli sbarchi lunari ad opera di 12 componenti della missione Apollo sono passati da tempo e in questo arco temporale così complesso sono accadute molte cose: come non ricordare le ultime missioni automatiche cinesi e come non valutare con la dovuta attenzione che Chang’e4 è andata ad esplorare il bacino del Polo Sud che se è vero sia stato colpito da un meteorite, è ancora ricco di materiali preziosi, oltre che probabilmente di acqua, indispensabile a una sorta di bonifica territoriale per porre insediamenti! È indubbiamente necessario non perdere tempo e per quanto gli Stati Uniti avranno un ammorbidimento dei rapporti con Pechino, non potranno permettersi di arrivare secondi in nessuna competizione.

Quali siano i percorsi per padroneggiare questa tecnologia è stato messo nero su bianco. Sembra chiara la determinazione di sviluppare la capacità di trattamento del combustibile a base di uranio che consenta la produzione di sostanze adatte alle applicazioni di potenza per applicazioni terrestri e planetarie. Queste capacità dovrebbero supportare il modo di produrre diverse forme di combustibile di uranio per soddisfare le esigenze della missione a più breve termine e per quanto possibile, dovrebbero massimizzare la comunanza – ovvero l’uso di materiali, processi, progetti o infrastrutture uguali o simili – attraverso questi combustibili con una gamma di applicazioni di cui possano appropriarsi anche i futuri usi commerciali. Per adesso in agenda ci sono Luna e Marte. Andare oltre al momento sembra fantasioso. Ma è pensabile che anche sulla Terra si possa pensare un nucleare di nuova generazione, senza rischi e danni che conosciamo.

Ma l’attualità della notizia viene incredibilmente da Londra, dove si apprende che anche Rolls-Royce lavora sulla propulsione nucleare per veicoli spaziali. Superfluo dire che l’informazione ci giunge da ‘Le Figaro’: la stampa italiana è troppo impegnata in questo momento a comprendere chi potrebbe prendere il comando dal nostro Paese e scoprire come assoggettarsi al nuovo potere. Non può certo raccontare come evolvono le nazioni accanto a noi!

In ogni caso, proviamo a fare la nostra parte. L’agenzia spaziale britannica ha annunciato nei giorni scorsi un interesse nel lanciare uno studio, come dicevamo prima, per rendere molto più efficienti i motori utilizzati oggi per le lunghe distanze. Per ora si tratta solo di ricerca e non di fase industriale, con l’obiettivo di trasformare l’esplorazione spaziale nei decenni a venire.

«Riteniamo che nel Regno Unito ci sia una competenza di nicchia in questo settore e questa iniziativa può rafforzare la nostra forte rete nucleare e la nostra catena di approvvigionamento», ha afferma Dave Gordon, manager di Rolls-Royce. Che peccato che anche l’Agenzia Spaziale Italiana sia impegnata in altre cose.

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