domenica, Ottobre 24

L’ Asia formato 2015

0

BangkokIl 2015 non sarà solo un ulteriore anno di verifica delle aspirazioni di uscita dalla crisi globale. Sarà soprattutto un test di verifica se sarà capace di uscirne con poche ferite soprattutto la parte realisticamente più trainante del Pianeta allo stato attuale: l’Asia.

Le tensioni geopolitiche permangono la preoccupazione principale che può inficiare le economie dell’area Asia-Pacifico, come peraltro segnalato anche da varie ricerche di settore e studi analitici degli ultimi tempi, dove si è variamente messo in luce la necessità per i politici -e per coloro che governano la macchina amministrativa dei Paesi- di stare calmi e di mantenere sotto controllo le tendenze nazionalistiche sempre sull’orlo di esplodere in svariate parti del Continente asiatico.

«Il rischio geopolitico è visto come un rischio di livello alto soprattutto per i risvolti che questo ha sul mercato del credito», ha affermato Fitch Ratings  illustrando i contenuti della sua ‘Ricerca sugli Investitori Stranieri dell’Area Asia-Pacifico’ resa pubblica nel mese di Novembre. Quattro su cinque, ovvero il 79 per cento tra coloro che hanno risposto alla ricerca hanno indicato le tensioni geopolitiche come la minaccia principale per la stabilità della regione, quindi il 15 per cento in più rispetto alla precedente ricerca datata Agosto 2013.

Le preoccupazioni degli investitori -a proposito di risorse- sono di alto profilo e sono in relazione a crisi locali come l’Ucraina, l’Iraq e la Siria piuttosto che in connessione con temi di carattere d’area più vasta cioé asiatica, il che può avere avuto il peso più determinante nella ricerca di cui si descrivono qui i contenuti più recenti. Le fonti di energia primaria come petrolio e gas che si addensano proprio nelle aree mediorientali dove oggi si affollano le crisi più macroscopiche, sono tra i temi dominanti tra le preoccupazioni degli investitori internazionali, a tutto ciò si aggiungono anche le questioni relative alla loro veicolazione: la crisi ucraina, infatti, non è correlativa al solo fatto che –ponendo sanzioni dure nei confronti della Russia- tutto ciò comporta un più asfittico accesso al gas russo. L’Ucraina è esattamente il luogo di transito del gas russo verso l’Unione Europea e questo getta una luce inquietante e complessificante sul quadrante russo/ucraino/europeo. Le preoccupazioni degli investitori che puntano su un settore strategico qual è l’energia hanno quindi le loro brave preoccupazioni da maneggiare con cura.

In Asia, le tensioni tra Stati nel Mar Cinese Meridionale, le dispute tra Cina e Giappone e tra Nord e Sud Corea permangono sullo sfondo generale nel 2014. In ogni caso, i rischi politici nazionali sono stati messi in luce in Thailandia a seguito della presa del potere da parte dell’Esercito a Maggio 2014 ed a causa della rovinosa caduta dello stato delle cose determinata dalle reiterate proteste a favore della Democrazia ad Hong Kong.

Anche le Filippine sono coinvolte in materia di dispute territoriali con la Cina. Poiché di fatto le aree marittime reclamate dalla Cina sono praticamente in ogni dove nel cosiddetto Mar Cinese Meridionale, la Cina ha nei fatti questioni territoriali irrisolte con svariate Nazioni comprese le Nazioni Sud Est asiatiche quali Filippine, Malaysia, Brunei e Vietnam.

In tutto questo si incastona anche la concretizzazione della nascita degli Stati Uniti del Sud Est Asia ovvero la trasformazione dell’ASEAN da semplice “cartello” di Stati, ovvero una semplice associazione, in una entità più omogenea al proprio interno, con una complessa opera di ri-disegno delle linee correlative ai dazi doganali interni all’area e tra gli Stati Membri ASEAN: tutto questo porterà alla nascita di un “polo” economico, commerciale e finanziario di notevole impatto sulla scena asiatica ma anche sul proscenio economico globale, con effetti la cui entità è tutta da valutare. L’ASEAN, infatti, prendendo ad esempio quanto accaduto –in positivo ma soprattutto in negativo- nel corso della unificazione prima e dell’estensione territoriale poi dell’Unione Europea, ha tratto proprie decisioni come per esempio, quella di lasciare inalterate le monete locali, lasciare alle banche centrali degli Stati Membri la libertà di battere ognuna la propria moneta nazionale e non creare una moneta unica dell’area ASEAN. Col senno di poi, non gli si può dar torto.

Fitch afferma che i risultati della ricerca rispecchiano quanto riscontrato anche da ricerche di stampo europeo, dove l’85 per cento di coloro che hanno risposto alla inchiesta hanno indicato le questioni di geopolitica come il rischio maggiore per la stabilità economica d’area e globale.

Tra i motivi di avversione principali annotati nella ricerca, Ficht indica la diffusione del debito nella regione andato sotto pressione man mano che la domanda degli investitori per ritorni più elevati è aumentata nei confronti dei mercati cosiddetti emergenti ed i loro correlativi asset interni.

A parte le preoccupazioni geopolitiche, la messa in sicurezza dell’economia giapponese è stata persino un ulteriore motivo di insicurezza gli occhi degli investitori internazionali. Circa il 70 per cento degli investitori «non ritiene che la cosiddetta Abenomics possa riscuotere successo nel riportare l’economia giapponese ad una crescita più alta e sostenibile nella sua tendenza più complessiva e futura”. E poi si aggiunge nel testo: “Inoltre un quinto di coloro che hanno risposto alla ricerca teme persino che tutto ciò sia più un danno che un vantaggio poiché potrebbe innescare un riapprezzamento distruttivo del mercato dei bond governativi».

La società di valutazione del rating Fitch afferma di ritenere ancor oggi che l’Abenomics ha il potenziale per guidare il Giappone verso un trend positivo e più robusto del Prodotto Interno Lordo nominale e reale posizionandolo su di una traiettoria di crescita più positiva. Comunque, la politica aggressiva attuata dalla Banca del Giappone nell’offrire facilitazioni di credito e sostegni sotto forma di sovvenzioni sottolinea le grandi sfide che le Autorità giapponesi stanno intraprendendo per creare una via di crescita e sviluppo nell’egida della strategia delineata dall’Abenomics.

L’informazione che non paghi per avere, qualcuno paga perché Ti venga data.

Hai mai trovato qualcuno che ti paga la retta dell’asilo di tuo figlio? O le bollette di gas, luce, telefono? Io no. Chiediti perché c’è, invece, chi ti paga il costo di produzione dell'Informazione che consumi.

Un’informazione che altri pagano perché ti venga data: non è sotto il Tuo controllo, è potenzialmente inquinata, non è tracciata, non è garantita, e, alla fine, non è Informazione, è pubblicità o, peggio, imbonimento.

L’Informazione deve tornare sotto il controllo del Lettore.
Pagare il costo di produzione dell’informazione è un Tuo diritto.
"L’Indro" vuole che il Lettore si riappropri del diritto di conoscere, del diritto all’informazione, del diritto di pagare l’informazione che consuma.

Pagare il costo di produzione dell’informazione, dobbiamo esserne consapevoli, è un diritto. E’ il solo modo per accedere a informazione di qualità e al controllo diretto della qualità che ci entra dentro.

In molti ti chiedono di donare per sostenerli.

Noi no.

Non ti chiediamo di donare, ti chiediamo di pretendere che i giornalisti di questa testata siano al Tuo servizio, che ti servano Informazione.

Se, come noi, credi che l’informazione che consumiamo è alla base della salute del nostro futuro, allora entra.

Entra nel club L'Indro con la nostra Membership

Condividi.

Sull'autore

End Comment -->