martedì, Agosto 3

L’ ASEAN integrata field_506ffbaa4a8d4

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Il 2015 è un anno importante per l’ASEAN, anzi, è un anno cruciale, un anno di svolta. Quella che fino all’anno scorso era una ‘associazione’ di Stati, una specie di ‘cartello’ tra Stati per venirsi incontro reciprocamente e darsi una mano al cospetto della ‘Madre di tutte le crisi’, dopo un lungo lavoro di studio e di approfondimento nel 2015 ha deciso di darsi una forma ed una struttura differente, che somigli quanto più possibile ad una ‘Unione’, già definita da alcuni ‘Stati Uniti del Sud Est Asia’.

Sulla base dell’esperienza del processo di unificazione europeo, l’ASEAN ha voluto attentamente evitare di commettere errori o incorrere in situazioni difficili e complesse da gestire, come accaduto all’Unione Europea, in materie come l’economia e la finanza, la costituzione di apparati militari unitari, la politica estera. L’ASEAN ha conservato una politica protezionistica verso l’esterno, mantenendo alti i dazi doganali sulle merci estere; nessun Paese dell’area ha ceduto sovranità; ogni Stato membro ha mantenuto la propria moneta, la propria lingua, non ha modificato i propri confini. Al contempo sono stati mantenuti in essere tutti i vantaggi di appartenenza all’ASEAN come i tassi doganali bassi e facilitati tra tutti i Paesi membri e le politiche già avviate da tempo nel commercio bilaterale e multilaterale interno all’area.

Proprio nel 2015, però, s’è ravvivato anche il dibattito sull’ASEAN che verrà, in particolar modo sul terreno della costruzione di una ‘casa comune’ culturale che mantenesse le identità originarie ma che consentisse anche la progressiva costituzione di un’identità culturale Sud Est asiatica che rispetti tutti i membri ma che consegni loro anche un rinnovato e diversificato senso di appartenenza.

È proprio di questi giorni l’affermazione di Surin Pitsuwan, un ex Segretario Generale del gruppo regionale Sud Est asiatico, per la quale: «L’ASEAN è ancora col cartello ‘lavori in corso’ nonostante ci si sia prefissati la costituzione della Comunità Economica ASEAN entro la fine dell’anno». Il processo di costruzione comunitaria, in ogni caso, viene sempre più visto come non più demandato alla sola gestione terza, condotta da pochi individui in modo elitario o di casta, ma è la risultante di un lavorio di tipo più esteso, inclusivo e popolare, nella sua accezione più aulica e piena del termine.

I Paesi membri dell’ASEAN debbono comunque proseguire lungo la strada dello sviluppo fisico ed istituzionale delle infrastrutture come le strade, le vie ferrate, così come debbono progredire nell’armonizzazione dei sistemi giuridici dell’area in ordine alla creazione di una omogeneizzazione dei Paesi membri, per rendere più attraente tutta l’area agli occhi degli investitori stranieri e della Comunità internazionale. Senza voler affatto sminuire il ruolo e la rilevanza che il rafforzamento dell’apparato giuridico e delle regolamentazioni d’area possano avere nella materializzazione di tutta questa progettualità ASEAN, ha chiosato lo stesso Surin.

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