sabato, Maggio 8

L’ ‘Archivio dei sogni’ di Antonia Ciampi field_506ffb1d3dbe2

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Presso la Casina delle Civette, nel contesto dei Musei di Villa Torlonia a Roma viene allestita la mostra ‘Archivio dei sogni‘ di Antonia Ciampi. Dal 5 Dicembre prossimo – momento dell’apertura al pubblico – sarà possibile seguire un percorso d’arte sensoriale in grado di condurre il visitatore nell’arcano e magico universo delle emozioni. L’esposizione d’arte contemporanea curata da Claudio Strinati presenta le installazioni site – specific dell’artista e si arricchisce d’una serie di contenuti storici e simbolici. In relazione a questo evento Antonia Ciampi interviene per noi e spiega la genesi di un così grande progetto.

La mostra nasce da un profondo contatto con il Parco di Villa Torlonia. Con il luogo fisico della Casina delle Civette in particolare. Tutto nasce da un innamoramento.  Per lo spazio e per la storia che esso contiene. E’ come se nel luogo suddetto il vissuto ed il passato anteriore fossero stati trattenuti energeticamente. Da artista è stato dunque necessario cogliere in prima istanza e con sensibilità questo dato emozionale. E’ stato altresì opportuno considerare  il luogo museale odierno. Pensare che in precedenza esso era la dimora del Principe di Torlonia. L’idea è stata dunque quella di fare ricerca sulla vita e la storia di questo personaggio, muovendosi in un contesto privo di fonti. E’ emersa così la vicenda di un uomo solitario, misogino, misantropo. Tutto è dunque nato dalla conoscenza di questa figura misteriosa, di questo principe  i cui atteggiamenti erano fortemente interiorizzati. Possiamo presumere che il principe  pensasse molto, parlasse poco e non scrivesse affatto.

In che modo questo principe del passato ha ispirato la creazione artistica ?

La figura di questo nobile d’altri tempi è stata consona ad un concetto artistico. Il carattere essenziale è stato il mistero. Poiché l’arte stessa è mistero…  E’ qualcosa che non è ancora stato svelato. Di qui è sorta l’indagine artistica. Qui nasce il lavoro di studio accurato ed incrociato sulla personalità del principe e su quella dell’architetto massone Giuseppe Jappelli, autore degli spazi urbani di Villa Torlonia. La personalità di quest’ultimo è estremamente interessante. L’architetto ha infatti concepito la propria opera seguendo ideali di alto e perfetto equilibrio. Ha in tal senso accolto i principi idealistici della massoneria. Per queste ragioni il lavoro artistico si è concentrato nella rilettura della Casina e dei suoi elementi, delle componenti artistiche ed architettoniche.  Molto interessante è stata in tal senso la simbologia massonica ovunque presente. L’elemento della civetta, della chiocciola e quello del numero 8 si sono imposti all’attenzione così da essere imprescindibili dati estetici.

Come dunque ha operato nel concreto a partire da queste premesse di studio?

Ho provveduto a fare mio questo ricco alfabeto artistico, questi numerosi elementi, questa aspirazione all’equilibrio. Ho rivitalizzato dunque ciascun dato attraverso le opere. Il mio obiettivo è stato quello di creare un percorso artistico ad hoc costituito. In un luogo in cui si avverte la presenza d’un vuoto – poiché la dimora è ormai disabitata – ho provveduto a far avvertire l’antica presenza. Qui rivive il sogno. Praticamente posso dire di aver  seguito attentamente il percorso della casa. E tutto in definitiva  si è pian piano  integrato nello spazio della dimora. La sfida è stata quella di entrare in un luogo in punta di piedi e sottolineare la bellezza che già era presente. Unire la mia personalità con il luogo in cui sono stata chiamata ad operare.  

Dove nasce a livello personale  l’idea fondante di questa esposizione ?

Il senso di questo ‘Archivio dei sogni’  si lega ad un preciso episodio della mia vita. Qualche anno fa, dinanzi a casa mia ho osservato un albero che in pieno agosto perdeva le foglie. Un parassita succhiava dal gambo la linfa e le foglie cadevano appassite. Una sensazione di morte ha pervaso il mio animo ed ho provveduto a recuperare queste foglie. Le ho fissate con una vernice trasparente in modo da fermare il tempo di questo disfacimento. Ho quindi pensato, in un modo del tutto infantile, alla bara di cristallo di Biancaneve ed è così nata un’idea di spazio tra la vita e la morte. Ho dato dignità alla natura svilita dall’uomo ed ho unito a questa idea la poesia. E solo la poesia è immortale … 

Da questo episodio e in un modo molto semplice nasce dunque la creazione?

Certamente. A tutti noi capita di recuperare numerosi e semplici oggetti naturali. Li portiamo a casa, diamo loro una collocazione e li perdiamo. Tali oggetti – estremamente semplici –  sono  essenziali per chi soffre e si è dimenticato di essere felice. Essi hanno valore per colui il quale non ricorda di essere stato felice. E dunque il fatto di ritrovarli e toccarli desta il ricordo emotivo di gioia e permette di sognare di poter nuovamente essere felici. Il procedimento artistico consiste, in questo contesto, nel sistemare tali oggetti in una libreria di vetro che possa essere un vero e proprio Archivio di sogni.

Cosa sono dunque i sogni ? Essi permeano le sue opere ?

Essi rappresentano i desideri di felicità. Somigliano ai ricordi dell’essere stati felici. E non vi è nostalgia in questo.  Secondo me ciascuno di noi è somma del proprio vissuto. Noi siamo il prodotto di contaminazioni affettive. Nelle opere le emozioni vengono trattenute. Esse sono materiale prezioso per l’arte.

Alcune ulteriori precisazioni sul suo lavoro e sulle emozioni.

La creazione non prescinde dall’emozione. Io tratto materiali e superfici imbottite. In superficie aggiungo un’ulteriore patina minerale di piombo – una sorta di pasta minerale e plastica. Per me è essenziale creare qualcosa che possa essere toccato. In un’epoca virtuale nella quale si perde il contatto con la realtà è opportuno dare vita a opere che si tocchino. Che è imperativo toccare ! E per questo nelle esposizioni scrivo spesso: “ Please, Touch!”. In questo cerco di essere controcorrente. L’opera stimola il senso del tatto, si può accarezzare così da sentirne la morbidezza …

Quale visione dell’arte scaturisce da queste considerazioni ?

Ebbene l’Arte diviene un’esperienza di bellezza e felicità. Un’emozione intensa e  anche dolorosa. A mio avviso è imperativo seguire un ideale estetico in una società che regredisce. Noi ci troviamo alla fine d’un epoca. Siamo al cospetto di un Nuovo Rinascimento. Di una Rinascita che c’è già. Nel periodo della rivoluzione tecnologica l’arte è in grado di rifondare principi ed istanze.  Obiettivo della creazione artistica è l’accessibilità. L’opera è per tutti. E deve in tal senso dare un’emozione. Trattenere una sensazione. Nella fruizione del visitatore vi è un primo livello – emozionale, un secondo culturale ed intellettuale ed un terzo maggiormente misterioso e simbolico. Una forte idea sottintende la creazione.  E sottolineo il terzo livello poiché è molto complesso. Il livello simbolico non appartiene più all’uomo contemporaneo. Non siamo sempre in grado di provvedere ad una terza lettura … L’Arte è per queste ragioni essenziali, una ermetica verità, un segreto geloso.

Come avviene il processo creativo relativamente alla sua esperienza  ?

Posso dire di creare in una sorta di tempio sacro. Di adattarmi al mondo nel quotidiano dell’insegnamento in Accademia, nel lavoro di cromatologa, nel provvedere ai laboratori con i bambini. Non nel mondo dell’arte. In questo luogo pulito e vergine non vi è alcun adattamento. Qui non si viene a patti. Nulla nell’universo artistico può essere contaminato.  E questo è per me essenziale. Fare arte è una gioia in un mondo pesante e da sdrammatizzare. E’ necessario farlo con ironia e attraverso la serietà del gioco. Gioco inteso come simbolo del mondo – secondo l’autorevole citazione di Eugene Sink. L’Arte è poi un linguaggio universale. Per tutti. Se è destinata a pochi non è preziosa. Essa si riduce ad un puro esercizio estetico che nulla trasmette.

Le sue impressioni sul mondo nazionale dell’arte.

La mia posizione in merito è molto netta. Voglio difendere in tutto e per tutto il valore della ricerca. Valore che per me è essenziale in quanto l’arte è ricerca. Se l’arte si fa mercato cessa di essere ricerca. Nel passato il collezionista, il gallerista era colui il quale stabiliva un rapporto intimo con l’artista e le sue opere. Si innamorava del fare arte e per questa ragione egli selezionava e promuoveva gli artisti. Oggi nel sistema delle gallerie troviamo commercianti impegnati nella comunicazione e nel marketing. Gli oggetti sono svuotati dei loro contenuti reali e si riducono a oggetti d’arredo. Il collezionista ha il solo cruccio di esibire il proprio potere. L’opera ha valore in relazione al suo prezzo di mercato. E in virtù di queste considerazioni posso dire di staccarmi dal sistema dell’arte inteso come mercato e di lavorare – come nel Rinascimento –  a stretto contatto con il committente. Di collaborare con lui e così produrre. Di creare, ossia donare sé stessi in un atto d’amore profondo.  Così è possibile entrare in relazione e comunicare.

Tra le personalità che hanno ispirato il suo lavoro Lucio Dalla occupa un posto privilegiato.

A tanti protagonisti dell’arte contemporanea sono estremamente legata. A Lucio Dalla in modo particolare. A lui che è stato pittore indiscusso delle emozioni dell’uomo. L’ho incontrato nel contesto accademico, quando ero impegnata nella redazione d’una tesi che potesse cogliere le contaminazioni tra linguaggi artistici. Io stessa ho sempre amato riferirmi a numerosi linguaggi. Ad incrociare questi stessi. Mi sono dedicata alla danza, al canto, quindi alla pittura. E dal rapporto con Lucio Dalla è nata un’opera inestimabile che si arricchisce dell’intervento vocale del cantante bolognese. Opera che – secondo il mio sogno personale – ritengo dovrebbe essere collocata nell’Auditorium di Roma così da essere  patrimonio di tutti. Così come Dalla in tutti i generi è stato rivolto a 360° con il mondo intero. Trovo nell’esperienza di questo artista uno stimolo ed una grande forza per perseguire nella mia attività creativa e nella mia vicenda umana. 

 

 

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