lunedì, Maggio 16

L’antico bisogno-sogno di far correre la vita L’importanza del desiderio-sogno di superare la velocità del quotidiano, che trova nella nostra specie un grande trampolino per amplificare il nostro corpo pieno di mente

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Già da millenni stiamo assistendo alla corsa della nostra vita! Naturalmente per vita intendo l’interezza dell’essere umano, consistente in quell’inscindibile corpo pieno di mente o, se vogliamo, mente piena di corpo, che ci impone di ‘correre’ durante tutta la giornata, nel pensare, nel parlare, nel dialogare, nelle prassi digitali, nel ricevere e trasmettere messaggi, nello sport, etc. Senza tema di essere smentito, questo è il secolo della velocità, del far correre sempre più veloce la nostra persona e personalità.

Insomma la nostra specie sembra sintonizzarsi sempre più all’idea dello scorrere spazio-temporale fisico e mentale, all’insegna del sempre più veloce. I secoli della camminata pensante, della bici corroborante, della moto ‘sgassante’ e dell’auto ‘sfrecciante’ si stanno orami evolvendo nella esaltazione di velocità sempre più fantastiche, sorprendenti, affascinanti per il nostro essere corpi pieni di mente.

Dal quotidiano aereo passeggeri che calmo ‘rumoreggia’ sopra le nostre teste segnando il cielo di pallide strisce lenti, ci siamo da tempo proiettati verso l’F-111 Aardwark che corre alla velocità di ben 3000 km all’ora e che, in quell’ora, ci porterebbe da Milano a Mosca, mentre a terra in un’ora, un atleta ben allenato, farebbe all’incirca 10 km. E, come se non bastasse, il nostro pensiero può anche rivolgersi allo Shuttle che raggiunge la velocità di 20.000 km orari e che, in circa 19 ore ci porterebbe alla magnifica visione del mare Tranquillitatis che sulla Luna si trova sull’emisfero che è sempre rivolto verso il nostro pianeta.

Di fronte a tutto questo correre sempre più forsennato, non è facile capire che cosa avrebbe pensato il nostro caro Filippide, l’emerodromo (colui che corre per tutto il giorno) inviato di corsa da Atene a Sparta per portare la notizia della vittoria nellabattaglia di Maratona (460. A.C.) e che, dopo aver fatto 42 km. e 195 m., muore subito dopo aver avuto il fiato per dire: Salve. Vinciamo!

La storia del correre è dunque antica, tanto è vero che di emerodromi si narra da millenni in ogni continente, ma intanto il sogno delle velocità si fa sempre più ardito e c’è chi spera che, prima o poi, si potrà portare il nostro corpo-mente alla velocità della luce, cioè alla creazione di un’astronave che potrà fare 25 miliardi e 920 milioni di km al giorno. Per Filippide era impensabile, ma per noi, forse, potrebbe anche esserlo.

Ma è proprio a questo punto che sorgono le domande: Che cosa avrebbero in comune il corpo-mente del maratoneta Filippide, o del primatista Usein Bolt che ha fatto i 100 metri in 9,8 sec (media di 37,52 km orari) o quello di tanti sognatori che da anni cercano di materializzare viaggi interplanetari?

Forse, l’idea dell’essere sempre più veloci, è un sogno antico, magari pure irrazionale. E se allora fosse un sogno che ci rimanda, inconsapevolmente, al superamento del tempo-spazio, verso un’altra modalità dell’esistere che nulla ha a che fare con la nostra storia reale?

Vediamo un poco di interpellare la scienza, in merito all’idea-sogno-aspirazione della nostra specie verso la velocità. Einstein ci spiega che quanto più aumenta la nostra velocità nello spazio(rispetto a quella della luce) tanto più possiamo assistere al tempo che rallenta. Quindi se a una altissima velocità il tempo scorre sempre meno, significa che la vita dura di più rispetto al tempo che scorre sulla Terra.

Ma dobbiamo anche aggiungere che per ora tutto ciò è un sogno. Ed è lo stesso identico sogno che fece Filippide quando si lanciòforsennatamente da Atene a Sparta per accorciare il tempo delle informazioni, e che oggi fa Elon Mask fa quando pensa di portare la gente su Marte, ed è ancora lo stesso sogno fantastico che la nostra specie fa ogni notte quando rivolge lo sguardo verso la volta celeste.

D’altronde quando Shakespeare, nel quarto atto della Tempestafaceva dire che: ‘Siamo fatti della stessa sostanza di cui sono fatti i sogni’ affermava l’importanza e il bisogno stesso dei sogni che, forse, non sono altro che il desiderio più o meno reale o fantastico di esaltare, di inn-alzare la vita. È questo il desiderio-sogno di superare la velocità del quotidiano, che trova nella nostra specie un grande trampolino per amplificare il nostro corpo pieno di mente.

Anche se, ogni tanto, dovremmo sentirci seriamente obbligati a riportare i piedi sulla nostra madre Terra, per riflettere, con saggia lentezza, sul grande valore meditativo che porta con sé il calmo passo della nostra cugina Tartaruga.

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