venerdì, Agosto 12

L’ambizione della Russia in Medio Oriente piace a Biden ‘Russia's Collective Security Concept for the Persian Gulf' è il nome del piano di Mosca per riunire Iran e Arabia Saudita nell'ambito di un accordo di sicurezza pan-persiano che stabilizzerebbe l'area

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30 Novembre, la ‘Tass‘ diffonde una nota nella quale tra l’altro si legge: «Le relazioni tra la Russia e i Paesi della regione del Medio Oriente si sono recentemente rafforzate, sono tradizionalmente pragmatiche ed efficaci, ha dettoil Presidente russo Vladimir Putin». «Secondo lui,la chiave del successo sta nel rispetto dei partner, delle loro tradizioni, religione, storia e assoluta non interferenza negli affari interni, cercando un terreno comune” per la Russia e per la regione nel suo insieme». «»

1 Dicembre, Gazprom Neft, la sussidiaria di Gazprom, la compagnia petrolifera russa a maggioranza di proprietà dello Stato, dalla SPE Annual Technical Conference and Exhibition (ATCE), ha annunciato di volersi aprire al Medio Oriente, mettendo a disposizione delle compagnie petrolifere nazionali di quei Paesi il proprio portafoglio di tecnologie avanzate, non in vendita, bensì nel contesto di partnership che si potranno strutturare in base ai reciproci interessi.

2 Dicembre, il Segretario di Stato americano Anthony Blinken, a margine di una riunione di Ministri degli Esteri per una conferenza di cooperazione europea a Stoccolma, in Svezia, ha incontrato il suo omologo russo, in primo luogo per discutere di Ucraina, il Ministro degli EsteriSergei Lavrov, e ha affermato che gli Stati Uniti e la Russia stanno «lavorando insieme» nel contesto dei colloqui in corso a Vienna volti a ripristinare l’accordo nucleare iraniano del 2015. Nulla di strano, rientra nella politica dell’Amministrazione Biden: gli USA vogliono lavorare con la Russia là dove convergono gli interessi di Stati Uniti e Russia, esattamente lo stesso principio adottato nei confronti della Cina.
Insomma, per dirla con James M. Dorsey, senior fellow presso la S. Rajaratnam School of International Studies e presso il Middle East Institute della National University of Singapore, la Russia punta a una architettura di sicurezza multilaterale nel Golfo, partendo dal suo piano denominato ‘Russia’s Collective Security Concept for the Persian Gulf‘, «con la tacita approvazione dell’Amministrazione Biden».
Anatol Lieven, ricercatore senior presso il Quincy Institute for Responsible Statecraft, si spinge oltre. Nel fare una accurata ricostruzione storica degli ‘errori’ di valutazione e di azione politica degli Stati Uniti nell’area, sostiene che «l’opposizione russa alle politiche statunitensi su questioni chiave si è rivelata a posteriori oggettivamente corretta, dal punto di vista non solo della Russia e della regione, ma anche degli Stati Uniti e dell’Occidente», e «Mosca ha sostenuto, non minato, gli interessi statunitensi nella regione».

L’iniziativa che Mosca sta conducendo«aiuterebbe a stabilizzare la regione, cementare gli sforzi regionali per ridurre le tensioni e potenzialmente impedire che lo Yemen devastato dalla guerra emerga come un Afghanistan al confine meridionale dell’Arabia Saudita e del Golfo di Aden e alla foce del Mar Rosso», affermaDorsey. Vitaly Naumkin, un importante studioso, consigliere accademico dei Ministeri degli Esteri e della Giustizia e capo dell’Istituto di studi orientali presso l’Accademia delle scienze russa, e co-autore del piano stesso, starebbe testando le acque, secondo ‘Newsweek‘, che ha lanciato la notizia. Secondo il settimanale americano, dunque, la Russia sta lavorando a un piano «per riunire Iran e Arabia Saudita nell’ambito di un accordo di sicurezza pan-persiano».
L’ambizione è datata,
il piano originario, denominato appunto ‘Russia’s Collective Security Concept for the Persian Gulf‘, risale agli anni ’90 eperiodicamente è stato aggiornato e rilanciato. Ora Mosca ha valutato esserci una nuova opportunità per avanzare la sua proposta, che la farebbe lavorare su di un terreno di interesse comune con gli Stati Uniti. L’interesse comune è così ridotto all’osso da Vitaly Naumkin, parlando con ‘Newsweek: «Abbiamo una minaccia comune,la minaccia della guerra. Né gli Stati Uniti né la Russia sono interessati ad avere questa guerra». E Washington confermerebbe. ‘Newsweek dice di aver chiesto un commento e un portavoce del Dipartimento di Stato, il quale «non escluderebbe la cooperazione con la proposta russa se si dimostrasse in linea con gli interessi degli Stati Uniti».

Il settimanale americano afferma di aver partecipato a una riunione a porte chiuse organizzata a Mosca da Naumkin con le principali parti interessate, al termine della quale ha concluso che: «Sebbene rimangano profonde differenze tra i potenziali partecipanti, in particolare l’Iran e l’Arabia Saudita, il tempismo per la campagna sembra ideale per diverse ragioni». E ‘Newsweek‘ aggiunge: «Naumkin ha affermato che i Paesi della regionesono stufi di quello che sta succedendo” e, allo stesso tempo, “hanno tutti paura di una possibile guerra”. Ha sostenuto che, di conseguenza, le Nazioni hanno raggiunto una “sorta di stallo” attraverso la quale una risoluzione negoziata è l’unica risposta ammissibile». Sempre secondo Naumkin, «Biden sta ora mostrando segni promettenti per lo sviluppo di un approccio regionale equilibrato».

Il concetto di sicurezza collettiva, spiega ‘Newsweek‘, «cerca di stabilire un solido meccanismo di de-conflitto tra gli Stati del Golfo Persico attraverso misure di rafforzamento della fiducia come il rifiuto dell’uso della forza per risolvere le controversie e il rispetto degli affari interni dell’altro.

Oltre a ciò, lo schema lascia spazio per affrontare congiuntamente la criminalità e il terrorismo, proteggere la libertà di navigazione e promuovere la crescita economica, ed elenca altre attività di cooperazione su iniziative umanitarie, ambientali e culturali».
Al centro dell’attenzione, al fine di raggiungere questi obiettivi, vi è il dialogo regionale rafforzato‘, in particolare il dialogo Iran-Arabia Saudita, considerando che «la maggior parte delle disfunzioni della regione ha radici nell’esclusione dell’Iran», come afferma l’inviato speciale degli Stati Uniti per l’ Iran Robert Malley. Naumkin ha affermato che «il concetto di sicurezza collettiva cerca di mantenere tutti gli attori su un piano di parità», e lo ha fatto sottolineando che «la Russia non sta cercando di sostituire, né potrebbe,gli Stati Uniti come garante della sicurezza per la regione attraverso le sue aperture diplomatiche». Il punto di forza in tutto ciò, ha detto Naumkin, ilvantaggio principaledella Russia sta nel fatto che «abbiamo buoni rapporti con tutti gli attori senza esclusione», inclusi Iran e Arabia Saudita, fino a Turchia, Israele, palestinesi, siriani, libanesi, iracheni, curdi e altri.

La Russia, afferma Dorsey, «sembra sfruttare ciò che alcuni descrivono come una pausa e altri come colloqui in stallo tra l’Arabia Saudita e l’Iran mediati dall’Iraq. Funzionari iracheni hanno insistito sul fatto che i colloqui siano sospesi fino a quando non sarà formato un nuovo governo iracheno dopo le elezioni» del 10 ottobre.

Secondo Naumkin «l’iniziativa russa offre l’opportunità di ritagliare il Medio Oriente come una regione di cooperazione e competizione con gli Stati Uniti in contrasto con l’Europa sudorientale e l’Ucraina, dove la tensione tra Stati Uniti e Russia è in aumento» .

«La proposta russa prevede l’integrazione dell’ombrello della difesa statunitense nel Golfo in una struttura di sicurezza collettiva che includa Russia, Cina, Europa e India insieme agli Stati Uniti. La struttura includerebbe, non escluderebbe l’Iran, e dovrebbe estendersi a Israele e Turchia», spiega James M. Dorsey. «Ispirata dall’Organizzazione per la sicurezza e la cooperazione in Europa (OSCE), la proposta propone che la nuova architettura venga lanciata in una conferenza internazionale sulla sicurezza e la cooperazione nel Golfo».

Secondo Dorsey, «La Russia vede l’architettura come la possibilità per la creazione di una ‘coalizione antiterrorismo (di) tutte le parti interessate’ che sarebbe il motore per risolvere i conflitti nella regione e promuovere garanzie di sicurezza reciproca. Il piano comporterebbe inoltre la rimozione deldispiegamento permanente di truppe di Stati extraregionali nei territori degli Stati del Golfo‘, un riferimento alle forze e alle basi statunitensi, britanniche e francesi in vari Stati del Golfo e altrove nel Middle East. Richiede un sistema di sicurezza ‘universale e completo’ che tenga conto ‘degli interessi di tutte le parti regionali e di altre parti coinvolte, in tutte le sfere della sicurezza, comprese le sue dimensioni militare, economica ed energetica’». Un piano a dir poco ambizioso.

Le politiche russe sono state progettate per servire gli interessi russi, afferma Anatol Lieven. «Tuttavia, il fatto che si rivelassero corrispondenti anche agli interessi occidentali non era puramente casuale. Queste politiche russe sono state fondate su un’analisi della politica estera russa e dell’establishment della sicurezza degli Stati mediorientali che si è rivelata corretta di per sé ed è anche molto vicina a quella di molti membri dell’establishment statunitense.

Alla base dell’analisi russa c’è una percezione che potrebbe essere definita antidemocratica, ma è più accuratamente caratterizzata da un profondo senso della fragilità degli Stati e dalla paura del caos e della guerra civile, insieme a un profondo scetticismo sui progetti di rapido cambiamento rivoluzionario».

«L’Amministrazione Biden ha dichiarato che, pur confrontandosi con la Russia su determinate questioni, vuole lavorare con la Russia dove convergono gli interessi degli Stati Uniti e della Russia. La storia del Medio Oriente degli ultimi 20 anni suggerisce che, almeno in quest’area,esiste di fatto una solida base per la cooperazione. Per sviluppare tale cooperazione, tuttavia, sarà necessario che i politici statunitensi riconoscano, almeno a se stessi in privato, il numero di volte in cui è stato dimostrato che la Russia ha ragione e l’America ha torto».

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