lunedì, Ottobre 18

L’amareggiato Lucano tra leggi e giustizia Sì è vero, Lucano ha agito in modo goffo, violando delle regole ambigue e passibili di interpretazione, senza guadagnarci nulla, ma ha comunque dimostrato che con poco e bene si possono dare concrete risposte sociali su cui tanti ben rilegati progetti faraonici latitano

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Non crediamo mai abbastanza

a ciò in cui non crediamo

(M. Conte S. 2004)

Luca Traini iscritto alla Lega, noto fascio con regolamentari croci runiche tatuate in viso, come tanti che innervano quell’oscura forza politica, il 3 febbraio del 2018 decide di fare il giustiziere a Macerata sparando contro i ‘negri’ e viene condannato per tentata strage, strage si badi, a 12 anni.

Altro episodio: Torino, fabbrica Thyssen Krupp, otto (8) operai restano ustionati e solo uno sopravvive. Gli altri 7 bruciano in modo orribile. La Corte di Assise di Torino, Sez. II, nel 2011 condanna Herald Espenhahn, amministratore delegato della società a 16 anni e 6 mesi di reclusione, insieme ad altri cinque bellimbusti. Nel febbraio 2013 la Corte d’assise d’appello modifica il primo grado non riconoscendo l’omicidio volontario ma quello colposo e riducendo così al potente amm.re la pena a 10 anni. Nel 2014, poi, la Corte di Cassazione confermando le pene ai sei imputati ordina un nuovo (!!!) processo per ridefinire le pene. Risultato: 9 anni e 8 mesi ad Herr Herald e pene minori agli altri. Morale? L’amministratore colpevole per impianti pericolosi si è beccato 1 anno e 4 mesi per ogni operaio ucciso. Quasi un affare non c’è che dire. Quindi se ammazzi 2-3 operai ti fai qualche mese, forse meno con rito abbreviato.

E vengo al ‘criminale’ del giorno, Domenico Lucano, già sindaco di Riace desolato paesino della triste Calabria del sottosviluppo, della rapina pluridecennale di fondi pubblici, di commistioni forti e vigenti tra politica clan affari, terra aspra e bella, calpestata e mai sviluppata. Qui Lucano si dedica a salvare sostenere integrare migranti, quegli strani esseri sporchi laceri consunti da povertà, violenze, stupri, guerre, genocidi, privi di dignità, lavoro, identità, insomma privi di attributi umani, persone, soggetti di diritto. Gli scarti della globalizzazione, le vite di scarto come li chiama Bauman. Ognuna di quelle facce figure storie che ho conosciuto costituiva una risorsa di altre umanità e di ricchezza per vite tali da relativizzare i nostri problemi e difficoltà. Mica con le fragilità esistenziali della povera ‘bestia’ Morisi, quell’equivoco sessuale (i suoi sodali fascio leghisti e lui per primo li chiamano froci, ricchioni, gli spaccano la faccia, li prendono a calci, li insultano) ricco ed introdotto che, si scopre, avendo lavorato al Ministero dell’Interno con il suo capo insieme ad altri 20 collaboratori, tutti pagati da noi per fargli fare immonde politiche anti immigrazione, ha provato già da agosto a soffocare lo scandalo di droga e marchettari o escort o gigolò, chiamateli come volete.

No, queste sono persone, i migranti, con difficoltà fatiche a cui prestare, negli opportuni modi, sostegno e solidarietà parola scomparsa dal nostro lessico. Certo, potevano non partire, morivano lì e tutti eravamo più contenti e democratici. Dunque, finalmente, era ora! In tanti auspicavano ed aspettavano con ansia che la vita riprendesse il suo corso naturale decennale. L’ineffabile legge degli uomini ha avuto ragione di questi comunisti che pretendono pure di cambiare lo stato delle cose! La Calabria è finalmente libera! La legge che non guarda in faccia a nessuno, solo se non sei nessuno ché i potenti si difendono non arrivandoci proprio ai processi (Berlusconi e processo Ruby-ter docet con il suo lungo elenco di patologie a tempo…) ha trionfato e la giustizia si aggira perplessa tra teste pensieri sentimenti di tanti. Quella giustizia che Aristotele afferma dovendosi astenere dalla pleonexìa, ossia dall’ottenere per sé dei vantaggi appropriandosi di ciò che appartiene ad un altro. Pare proprio nella sua somma idealità che Lucano di vantaggi proprio non si sia appropriato. Tra cui quello comodo di farsi eleggere da qualche parte per fuggire dal processo, pratica corrente tra politica e malaffare.

Come dice John Rawls tra i massimi filosofi politici del XX secolo nel suo fondamentale opus magnum ‘Una teoria della giustizia’ (notate ‘una’ ovvero un modello di giustizia distributiva e perequativa fondata sul principio di equità la cui formulazione nasconde molti tranelli su cui non mi dilungherò) affermando che «In mezzo ad individui che hanno scopi e finalità diverse, una concezione condivisa di giustizia stabilisce legami di convivenza civile» (Rawls, 2009).

Ma si potrebbe anche nobilmente citare almeno l’esempio paradigmatico che vede contrapposti Creonte ad Antigone, superbo esempio giunto sino a noi di un irriducibile conflitto tra il primo e la seconda. Che ha una sorella, Ismene, e due fratelli, Eteocle e Policine. Esiliato il padre, Eteocle invece di attivare una diarchia, governo a due, bandisce il fratello da Tebe. Morti entrambi, Creonte ordina che solo il primo venga seppellito nella polis, all’interno della città. Così Antigone si ribella e pretende di seppellire anche Polinice all’interno, con ferma opposizione di Creonte. Lo scontro pertiene, in linea di massima, tra l’esigenza della legge della città e l’amore e la pietà per un corpo privo di sepoltura.

Alla lontana, il caso di una sentenza scandalosa come quella contro Lucano ricorda i doveri riguardo alle leggi i cui princìpi rigidi vanno comunque espressi in sé sempre e le fattispecie di giustizia che devono, per avere legami di convivenza civile, poter essere applicate per sé a fenomeni e dinamiche sociali diverse. Lucano non è un eroe, troppo facile, ha commesso reati forzando burocrazie sonnolenze utilità, cosicché viene ritenuto colpevole di associazione a delinquere finalizzata al reato di favoreggiamento dell’immigrazione clandestina, truffa, peculato, falso ideologico e abuso d’ufficio. Dopo ben 75 ore di camera di consiglio, il collegio aumenta la pena di ben 6 anni rispetto a quanto richiesto dalla pubblica accusa. Non conosco i termini e condizioni di cumulabilità dei reati, mi soffermo solo sul favoreggiamento. Secondo quanto dispone l’art. 12 del Testo unico sull’immigrazione aggiornato, recante Disposizioni contro le immigrazioni clandestine, il cui impianto viene stabilito nel 1998 dalla legge Turco-Napolitano, che recita che la norma al comma 1 punisce «chiunque, in violazione delle disposizioni del presente testo unico, promuove, dirige, organizza, finanzia o effettua il trasporto di stranieri nel territorio dello Stato ovvero compie altri atti diretti a procurarne illegalmente l’ingresso nel territorio dello Stato» con pene da 1 a 5 annima con altre circostanze portandole da 5 a 15. Però la medesima legge prevede anche appena dopo al comma 2 una discriminante umanitaria per cui «non costituiscono reato le attività di soccorso e assistenza umanitaria prestate in Italia nei confronti degli stranieri in condizioni di bisogno comunque presenti nel territorio dello Stato»Forse il giurista potrebbe darci delucidazioni, ma è palese una legge che appunto può essere applicata con criteri di giustizia (condivisa, di cui nel nostro paese non si vedono esempi, ma vale ovunque dove il potere esercita le sue prerogative violando sovente le leggi). Proprio sulla scorta della diversa interpretazione dell’art. 12, diversi procedimenti si sono conclusi senza procedere, e penso ai diversi cavilli ed attacchi subìti dalle Ong nel Mediterraneo per salvare cittadini stranieri dalla morte, buona ultima Carola Rackete con lo schiaffo affibbiato al volgare Salvini che la voleva in galera, dovendoci assolutamente andare lui ed i suoi equivoci sodali.

Sì è vero, Lucano ha agito in modo goffo, violando delle regole ambigue e passibili di ermeneutica, l’interpretazione per cui noi italiani siamo bravissimi nel dimostrare tutto ed il suo contrario, senza guadagnarci nulla anzi provando a costruire un modello ed un percorso di reale integrazione culturale e sociale lì a Riace, uno dei tanti paesini spogli abbandonati dimenticati da una politica che passata alla virtualità dei social non è più in grado né ha competenze per comprendere come agire, con quali strumenti, competenze, donne ed uomini in vista di uno sviluppo sostenibile realmente per le persone ed i territori. Dinanzi a questa sentenza ‘politica’, non bisogna però nel contempo farsi travolgere dall’emozione con cui ormai si affrontano diverse vicende della vita sociale e penso innanzi tutto ai no vax ai vaccini alla scienza, per cui è da prendere con molta serietà le parole del giovane pm dell’inchiesta su Mimmo Lucano che afferma «essergli stati contestati più di 22 reati… qui ci sono varie forme di peculato, truffa aggravata a danno dell’Unione europea. E poi è stata riconosciuta l’associazione a delinquere con altre 4 persone. È un processo molto tecnico ma l’opinione pubblica non vuol capire… nel caso di Lucano le accuse più gravi hanno retto quindi si è applicato il profilo della continuazione, art. 81 del codice penale… fortunatamente ci sono più gradi di giudizio. Se ho sbagliato, emergerà».

Personale impressione sull’operato del pm il Dott. Permunian? Ha lavorato con serietà, non si è fatto imporre altro che la coscienza giuridica nell’individuazione di reati. Detto ciò, dalle sue parole non si fa altro che confermare quanto la mera, doverosa, applicazione della legge estranea a tutto un contesto ‘criminoso’ non solo fa male all’uso di una giustizia che deve essere molto ponderata, ma fa emergere ancor più i limiti di un diritto che se si limita solo a codificare norme convenzioni e leggi non fa che prendere atto dell’asimmetria di potere con cui viene applicata quella legge in teoria uguale per tutti. Qui è l’ingiustizia, la vergogna il ludibrio di un paese che non ha molte possibilità di esser socialmente sano, dove neanche un Buzzi ed un criminale terrorista nero come Carminati con la loro Mafia capitale hanno avuto sconti di pena e molti meno anni di carcere di Lucano, indubbiamente tecnicamente un “fuorilegge” incauto ingenuo che ha probabilmente forzato leggi sbagliate o ingiuste, asfittiche o pelose, per il solo fine di applicare in concreto i principio di un’accoglienza concreta sul corpo vivo delle persone.

Berlusconi resta un pericolo per la vita politica e civile, Lucano uno che ci ha provato contro tutti. Ed allora bisogna ringraziare la magistratura, i giudici, gli esecutori di norme e leggi uguali per tutti, per tutti come Mimmo Lucano idealistico incapace sindaco sognatore di un altro mondo possibile che trafficava con i migranti. Senza neanche specularci su, poraccio. Ci credeva proprio, illuso. Il Tribunale di Locri gli ha dato ciò che si meritava: 13 anni e 2 mesi di condanna per lesa umanità. Altrui. Politica, affari, ‘ndrangheta ringraziano il potere giudiziario per aver finalmente rimesso le lancette della vita sociale nel lungo, consolidato, appetibile canale da sempre praticato in quella altrimenti bella terra martoriata, violentata, uccisa, compromessa, collusa, dove attendono riscatti, non da fiorenti rapimenti, personali e pubblici. Cercando di sperarci ancora, ma è sempre più difficile. Restano alcuni quesiti a cui si dovrà rispondere come il rapporto tra leggi e giustizia, la perdita di credibilità e fiducia nella magistratura dilaniata e ridotta a clan, leggi burocratiche che certificano l’immobilismo ed arretratezza del Paese.

Con due questioni centrali. La prima è che questa sentenza, di primo grado, vuol mandare un messaggio chiaro a quanti dissentono per aiutare disperati, deboli e veramente fragili. Toglietevi da mezzo, date fastidio e soprattutto la politica resta fuori da un circuito di attivismo, solidarietà, progetti concreti su cui non ha nulla da dire. Infine, altro messaggio, si vuol affermare come qualsiasi progetto di organizzazione sociale e comunitario fondato sull’attivismo e solidarietà di persone ed associazioni confligga con i mega progetti all’orizzonte su cui spendere e spartirsi centinaia di miliardi. Con alchimie compromessi interessi. Ma Lucano ha comunque dimostrato che con poco e bene si possono dare concrete risposte sociali su cui tanti ben rilegati progetti faraonici latitano. Sembra quasi una vittoria… quasi.

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Sull'autore

PhD Sociologo, scrittore per elezione e ricercatore per vocazione, inquiete persone ancora senza eteronimi di Pessoa. Curioso migrante di mondi, tra cui Napoli, Vienna, New York. Ha percorso solo per breve tempo l’Università, così da preservarlo da mediocrità ed ipocrisie, in un agone dove fidarsi è pericoloso. Tra decine di pubblicazioni in italiano ed in lingua si segnala l’unica ricerca sociologica al mondo sull’impianto siderurgico di Bagnoli, Conte M. et alii, 1990, L’acciaio dei caschi gialli. Lavoro, conflitto, modelli culturali: il caso Italsider di Bagnoli, Franco Angeli, Milano, Pref. A. Touraine. Ha diretto con Unione Europea e Ministero Pari Opportunità le prime indagini sulle violenze contro le donne, Violenza contro le donne, (Napoli 2001); Oltre il silenzio. La voce delle donne (Caserta 2005). Ha pubblicato un’originale trilogia “Sociologia della fiducia. Il giuramento del legame sociale” (ESI, 2009); “Fiducia 2.0 Legami sociali nella modernità e postmodernità” (Giannini Editore, 2012); “Fiducia e Tradimento. In web we trust Traslochi di società dalla realtà diretta alla virtualità della network society”, (Armando Editore, 2014). Ha diretto ricerche su migrazioni globali, lavoro e diritti umani, tra cui 'Partirono bastimenti, ritornarono barconi. Napoli e la Campania tra emigrazione ed immigrazione' (Caritas Diocesana Napoli, 2013 con G. Trani), ed in particolare “Bodies That Democracy Expels. The Other and the Stranger to “Bridge and Door”. Theory of Sovereignty, Bio-Politics and Weak Areas of Global Bίos. Human or Subjective Rights?” (“Cambridge Scholar Publishing”, England 2013). Nella tragica desiderante società dello spettacolo scrive per non dubitare troppo di se stesso, fidarsi un poco più degli altri e confidare nelle sue virtuose imperfezioni. Sollecitato, ha pubblicato la raccolta di poesie Verba Mundi, Edizioni Divinafollia, Bergamo. È Vice Presidente e Direttore Scientifico dell’Associazione Onlus MUNI, Movimento Unione Nazionale Interetnica.

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