lunedì, Ottobre 18

L’Afghanistan è già caduto L'Afghanistan ritorna in mano ai talebani, sì, ma non solo, con loro anche al-Qaeda. Un ritorno dell'Emirato islamico dell'Afghanistan sarà molto più grande e si dimostrerà molto più durevole di quanto avrebbe potuto essere il califfato IS in Siria e Iraq

0

Gran parte degli analisti e osservatori ne sono oramai convinti: l’Afghanistan è caduto. E’ già caduto di fatto, la formalizzazione è solo rinviata, a piacimento dei talebani.
In Occidente, oggi la ‘caduta’ si sente un po’ più vicina, dopo la morte del reporter e fotografo della ‘Reuters‘ Danish Siddiqui, ‘embedded’ nelle forze afghane dall’inizio di questa settimana, ucciso mentre stava seguendo gli scontri tra le forze di sicurezza afghane e i talebani, vicino a un valico di frontiera con il Pakistan.

Quando l’11 settembre prossimo gli americani celebreranno la fine della guerra infinita, a 20 anni dall’inizio, i talebani saranno nelle condizioni di celebrare il loro ritorno a Kabul.

La loro offensiva procede spedita, veloce, pare ormai quasi conclusa. Da quando è iniziata, ovvero subito dopo che il Presidente degli Stati Uniti, Joe Biden, ha annunciato il ritiro delle forze statunitensi, il 14 aprile, i talebani, forti di 85.000 combattenti a tempo pieno, hanno più che triplicato il numero dei distretti controllati, da 73 a 221 -numeri in costante aggiornamento e impossibili da verificare in modo indipendente-, ovvero più della metà dei 407 distretti del Paese, il triplo del territorio che controllavano il 1° maggio, quando l’offensiva è iniziata. Shahabuddin Delawar, capo dell’ufficio politico talebano in Qatar, nei giorni scorsi in visita in Russia, ha affermato che «in questo momento il nostro Emirato islamico ha il controllo dell’85% del territorio dell’Afghanistan».
Nelle scorse ore, i talebani hanno proposto un cessate il fuoco di tre mesi in cambio del rilascio di 7.000 combattenti catturati. Proposta che tra l’altro è una chiara dimostrazione di forza e sicurezza dei risultati ottenuti. E’ evidente che il gruppo è già certo di avere il controllo effettivo del Paese, quello ufficiale è soltanto questione di tempo, e non certo tanto tempo.

E mentre offrono il cessate il fuoco, combattendo per conquistare altri 119 distretti. Il governo avrebbe il controllo di soli 76 distretti, ovvero poco più del 20%. «E il territorio in mano al governo è circondato. Quasi l’intera autostrada nazionale è nelle mani dei talebani, il che significa che le città sotto il controllo del governo possono essere raggiunte in sicurezza solo in aereo», afferma Greg Barton, professore di politica islamica globale all’Alfred Deakin Institute. Il «morale afghano è crollato insieme al tessuto della sicurezza nazionale». Sì, perchè il problema di fondo è che le forze afgane non sono in grado di tenere testa ai talebani. Infatti l’obiettivo americano di costruire un Esercito nazionale afghano è di fatto fallito.
Una impossibilità che Barton spiega sinteticamente così. «
L’esercito afghano è bloccato in una situazione di tipo Catch-22. Senza supporto aereo,non può mantenere le linee di rifornimento logistico e il supporto medico per le sue truppe attraverso le distese montuose dell’Afghanistan.

L’aviazione afghana ha solo 136 aerei ed elicotteri pronti per le missioni di combattimentosu una flotta di 167, un calo di 24 aerei nel trimestre precedente. Si affida ad appaltatori internazionali per mantenere in volo i suoi aerei.E quasi tutti i 18.000 appaltatori finanziati dagli Stati Uniti sono partiti con l’ultimo volo delle truppe da Bagram, lasciando a terra la maggior parte degli elicotteri afgani e dei trasporti C130. Allo stesso tempo, le scarse riserve afghane di piloti addestrati dagli Stati Uniti sono a rischio di assassinio da parte degli squadroni della morte talebani».
Secondo alcuni analisti gli Stati Uniti non hanno compreso come sostenere al meglio l’Esercito afghano, hanno investito su di un modello sbagliato, hanno lavorato per armare l’Esercito afghano, addestrandolo e fornendo loro supporto aereo. Ma
questo modello non è sostenibile per l’Esercito afghano nel momento in cui USA e Nato abbandonano il terreno. L’Afghanistan non ha le entrate per fare affidamento su armi e tecnologie sofisticate, anche se gli Stati Uniti forniscono all’Afghanistan quasi 5 miliardi di dollari in aiuti e sono disponibili a incrementare la massa di fondi che mettono ogni anno a disposizione del Paese nel tentativo di compensare il loro ritiro.
«Sia che i talebani si muovano rapidamente per conquistare Kabul ora, sia che si accontentano di circondare la capitale e altre città, è chiaro: l’Afghanistan è caduto».

L’Afghanistan ritorna in mano ai talebani, , ma non solo, con loro anche al-Qaeda.
L’
accordo di pace tra i talebani e l’Amministrazione Trump (ma non il governo dell’Afghanistan) ha impegnato gli Stati Uniti a ritirare gli ultimi 13.000 soldati americani e le truppe Nato. In cambio, i talebani si sono impegnati a impedire al suo alleato al-Qaeda di operare fuori dall’Afghanistan e ad astenersi dall’attaccare le forze internazionali prima del loro ritiro.
«Il 21 febbraio 2020, il ‘
New York Times‘ ha pubblicato un eloquente articolo d’opinioneattribuito a Sirajuddin Haqqani come ‘vice leader dei talebani‘. Quello che il Times non ha rivelato è che è il figlio di Jalaluddin Haqqani, il fondatore della famigerata rete Haqqani alleata di al-Qaeda. E che gli Stati Uniti hanno designato Sirajuddin un terrorista e hanno offerto 10 milioni di dollari per avere informazioni su dove si trovasse», afferma Greg Barton. «Nel pezzo, Sirajuddin ha affermato: “Sono fiducioso che,liberati dal dominio e dalle interferenze straniere, troveremo insieme un modo per costruire un sistema islamico in cui tutti gli afghani abbiano uguali diritti, dove i diritti delle donne garantiti dall’Islam -dal diritto all’istruzione al diritto lavorare- sono tutelati e dove il merito è la base per le pari opportunità. Siamo anche consapevoli delle preoccupazioni circa il potenziale dell’Afghanistan utilizzato da gruppi dirompenti per minacciare la sicurezza regionale e mondiale. Ma queste preoccupazioni sono gonfiate […]”», l’intervento, sottolinea Barton, è stato bollato come propaganda, e comunque ben pochi credono alle parole di Sirajuddin Haqqani.
Non basta.
Nell’aprile di quest’anno, «Saleem Mehsud, un giornalista della ‘CNN‘ in Pakistan, ha condotto un’intervista tramite intermediari con due personaggi di al-Qaeda. Sottolinea la stretta relazione tra al-Qaeda e i talebani, sia i talebani afghani che i talebani pakistani (TTP): “Gli americani sono ora sconfitti […] Ora l’organizzazione dei talebani pakistani e la loro leadership non solo avanzano alla luce della sharia, ma prendono anche decisioni migliori basate sulle esperienze passate e sui recenti successi sono state rese possibili dalla stessa unità e adesione alla sharia e Sapienza […] Grazie agli afgani per la protezione dei compagni d’armi, molti di questi fronti jihadisti operano da tempo con successo in diverse parti del mondo islamico […]”. Minacciosamente, i portavoce di al-Qaeda hanno avvertito: “la guerra contro gli Stati Uniti continuerà su tutti gli altri fronti a meno che non vengano espulsi dal resto del mondo islamico».

Biden, afferma lo studioso, ha giustificato il ritiro dall’Afghanistan affermando che l’Esercito americano ha raggiunto il suo obiettivo di cacciare al-Qaeda dal suo rifugio sicuro in Afghanistan. Non è così.
Un rapporto del team di monitoraggio delle Nazioni Unite, pubblicato a giugno, afferma che al-Qaeda è già presente in tutto l’Afghanistan, specialmente lungo il confine con il Pakistan, ed è guidata da Osama Mahmood, sotto l’ala Jabhat-al-Nasr di al-Qaeda. 19 membri del gruppo, si legge nel rapporto, «sono stati trasferiti in aree più remote dai talebani per evitare potenziali esposizioni e attacchi. al-Qaeda mantiene i contatti con i talebani, ma ha ridotto al minimo le comunicazioni palesi con la leadership talebana nel tentativo di ‘mantenere nascosto’ e non mettere a repentaglio la posizione diplomatica dei talebani nei confronti dell’accordo di Doha [con gli Stati Uniti]».

«Sia al-Qaeda, che si stima abbia 400-600 combattenti in Afghanistan e Pakistan, sia i talebani stanno giocando sul lungo. La loro pazienza avrà implicazioni tragiche per il popolo afghano. Ma questo è solo l’inizio del problema», afferma Greg Barton.
«L’Afghanistan è stato il
luogo di nascita di al-Qaeda nel 1988. Il gruppo ha dato vita a reti terroristiche in tutto il mondo, tra cui Jemaah Islamiyah del sud-est asiatico, costituita in Afghanistan nel 1993, e Al Qaeda in Iraq, che si è trasformato nello Stato islamico in Iraq nel 2006». Secondo Barton «Un Afghanistan controllato dai talebaniun ritorno dell’Emirato islamico dell’Afghanistansarà molto più grande e si dimostrerà molto più durevole di quanto avrebbe potuto essere il califfato IS in Siria e Iraq. Questa sarà una potente ispirazione per i terroristi jihadisti di tutto il mondo. E ci sarà poco da fare per impedire che diventi un rifugio sicuro per addestrare ed equipaggiare i terroristi di tutto il mondo».

L’informazione che non paghi per avere, qualcuno paga perché Ti venga data.

Hai mai trovato qualcuno che ti paga la retta dell’asilo di tuo figlio? O le bollette di gas, luce, telefono? Io no. Chiediti perché c’è, invece, chi ti paga il costo di produzione dell'Informazione che consumi.

Un’informazione che altri pagano perché ti venga data: non è sotto il Tuo controllo, è potenzialmente inquinata, non è tracciata, non è garantita, e, alla fine, non è Informazione, è pubblicità o, peggio, imbonimento.

L’Informazione deve tornare sotto il controllo del Lettore.
Pagare il costo di produzione dell’informazione è un Tuo diritto.
"L’Indro" vuole che il Lettore si riappropri del diritto di conoscere, del diritto all’informazione, del diritto di pagare l’informazione che consuma.

Pagare il costo di produzione dell’informazione, dobbiamo esserne consapevoli, è un diritto. E’ il solo modo per accedere a informazione di qualità e al controllo diretto della qualità che ci entra dentro.

In molti ti chiedono di donare per sostenerli.

Noi no.

Non ti chiediamo di donare, ti chiediamo di pretendere che i giornalisti di questa testata siano al Tuo servizio, che ti servano Informazione.

Se, come noi, credi che l’informazione che consumiamo è alla base della salute del nostro futuro, allora entra.

Entra nel club L'Indro con la nostra Membership

Condividi.

Sull'autore

End Comment -->