domenica, Settembre 26

Kurdistan siriano sì, Stato curdo no

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Da quando è iniziata la guerra in Siria, mai i curdi siriani sono stati tanto vicini a unificare i propri territori (da loro chiamati Rojava) come in questo inizio 2016. Nel corso dell’anno scorso le milizie curde del Yekîneyên Parastina Gel (Ypg) –People’s Protection Unitshanno scacciato gli uomini dello Stato Islamico dalla maggior parte del nord della Siria, vincendo le fondamentali battaglie di Kobane prima e Tal Abyad poi, avanzando da est verso ovest fino all’Eufrate.

 

In rosso i territori sottratti allo Stato Islamico nel 2015. Nel nord della Siria i territori liberati dall’Isis sono quasi interamente passati sotto il controllo del Ypg curdo

In rosso i territori sottratti allo Stato Islamico nel 2015. Nel nord della Siria i territori liberati dall’Isis sono quasi interamente passati sotto il controllo del Ypg curdo

 

Il grande fiume era subito stato qualificato dalla Turchia come la linea rossa che i curdi non avrebbero mai dovuto superare, pena l’immediato intervento dell’Esercito turco. Il timore di Ankara era duplice: che potesse nascere un’entità curda indipendente ai propri confini ad opera di una formazione politica -il Democratic Union Party (Pyd), di cui l’Ypg è il braccio armato- legata al Pkk (Partîya Karkerén Kurdîstan, il Partito dei Lavoratori del Kurdistan), considerato dalla Turchia un’organizzazione terroristica, e che l’avanzata curda tagliasse la via di rifornimento che dal confine turco va direttamente ai ribelli siriani supportati da Ankara nella zona di Aleppo. La linea rossa è stata varcata a inizio 2016. L’Ypg – insieme ad altri gruppi guerriglieri arabi e assiri, uniti nelle Syrian Democratic Forces (Sdf) – ha preso il controllo della diga di Tishrin ai primi di gennaio ed è avanzato verso ovest per alcuni chilometri, assestandosi alle porte della cittadina di Manbij, ancora sotto il controllo dell’Isis.

 

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La penisola gialla che punta verso Manbij mostra l’avanzata curda nel territorio al confine con la Turchia ancora in mano all’Isis (in grigio) al di là dell’Eufrate. La penisola rossa che si allarga verso Al Bab rappresenta invece l’avanzata dei reparti speciali lealisti (Tiger Forces) a danno dello Stato Islamico

 

Da allora corrono voci sulla preparazione di una massiccia offensiva che dovrebbe scattare a primavera e portare le Sdf ancora più verso ovest, ma l’avanzata territoriale su questo fronte per ora si è arrestata. La Turchia non ha dato seguito alle sue minacce -complice il supporto degli Stati Uniti alle Sdf, utilizzate per mesi come unica forza di fanteria contro gli uomini dell’Isis- ma ha alzato il livello delle proteste con Washington per il sostegno a quelli che Ankara considera ‘terroristi’ e ha sporadicamente bersagliato le postazioni curde oltreconfine con la propria artiglieria.

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