giovedì, Maggio 13

Kurdistan iracheno, un 'modello' in crisi? Tensioni dopo la decisione del partito al potere di bloccare l’intero sistema politico

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Fino a ieri il Kurdistan iracheno era considerato una sorta di altro Iraq’. Mentre Baghdad non è mai riuscita a ristabilire un equilibrio interno dopo l’invasione americana del 2003, la stabilità e la crescita economica raggiunte dalla regione autonoma curda nel Nordest sono parse fin da subito invece uno dei pochi -se non l’unico- cambiamenti in positivo conseguente alla cacciata del dittatore Saddam Hussein. Una rinascita che affondava le radici della propria solidità nell’industria petrolifera, che forniva a Erbil la liquidità necessaria per mantenere in attivo i conti pubblici e nei settori delle costruzioni e dei servizi, in cui gran parte delle rendite petrolifere sono state reinvestite.

Oggi quel modello Kurdistan’, per anni motivo di orgoglio e di speranza per le altre minoranze curde della regione, sembra sul punto di sgretolarsi, dopo la decisione del partito al potere di bloccarne l’intero sistema politico.

Nella prima decade di ottobre, cinque persone sono state uccise nel corso di violenti scontri di piazza e circa 180 persone sono rimaste ferite. Tre giovani sono morti nell’ufficio del PDK nel distretto Qalat Dizah, 130 chilometri a nord est di Sulaymaniyah, mentre altri due hanno perso la vita presso un’altra sede del PDK a Kalar, a sud della provincia. Da giorni alcune aree del Kurdistan, e in particolare proprio la provincia di Sulaymaniyah, conosciuta come la più liberale della regione, erano interessate da massicce dimostrazioni organizzate, in primis, da insegnanti locali che protestavano per il fatto di non ricevere regolarmente il proprio stipendio da diverse settimane. Ai sit-in hanno fatto seguito poi proteste, diventate violente dopo l’attacco contro la sede del Partito Democratico del Kurdistan, la formazione al potere.

Con una mossa repentina, il 12 ottobre il Primo ministro Nechervan Barzani -nipote del Presidente del Kurdistan Massoud Barzani e Vice Presidente del PDK- ha rimosso quattro ministri e ha chiuso le porte della città al Presidente del Parlamento e ad alcuni di deputati, impedendo loro di recarsi negli uffici governativi. Un premier espressione di partito con appena 38 seggi su un’assemblea di 111 è stato così in grado di paralizzare il processo democratico della Regione autonoma. Contestualmente, Barzani ha subito puntato il dito contro il suo principale antagonista politico, il ‘Movimento del Cambiamento’, noto anche come Gorran, entrato in Parlamento dopo le ultime elezioni grazie a un programma incentrato sulla lotta alla corruzione, di fatto alterando l’equilibrio politico nel Kurdistan iracheno, che secondo il Primo ministro avrebbe fomentato gli incidenti di piazza.

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